07/05/2026
Come scegliamo i libri che (forse) leggeremo? In un’epoca non lontana, ma ignota a chi appartiene alle ormai numerose coorti post-gutenberghiane, ci si accostava a un libro perché ce lo aveva consigliato una persona di cui ci fidavamo: un’insegnante appassionata, un bibliotecario o un libraio perspicace, un amico caro, a volte una madre o un padre ai quali si riconosceva a malincuore autorevolezza.
A questa variegata famiglia appartenevano anche (a volte soprattutto) quei critici con i quali, attraverso le pagine culturali dei giornali, i lettori avevano stabilito un rapporto di fiducia, certamente asimmetrico, ma non per questo meno importante. Sugli scaffali di chi ha avuto in sorte di nascere intorno alla metà del ventesimo secolo e un po’ oltre, ci sono molti volumi che contengono al loro interno, ingiallita ma leggibile, la recensione – a suo tempo accuratamente ritagliata – che aveva dato lo stimolo all’acquisto e alla lettura di quel certo libro.
In fondo, potremmo dire, dietro un apparente sconvolgimento le cose non sono cambiate: anche oggi chi è arrivato sulla terra dopo quei tempi non particolarmente eroici si accosta a un testo nuovo partendo da un patto di fiducia – e può sembrare irrilevante che questo avvenga attraverso uno schermo, con modalità che vanno dalle riflessioni critiche delle molte e spesso eccellenti riviste culturali online ai suggerimenti di Amazon «in base ai tuoi precedenti acquisti», fino ai sospiri e ai singhiozzi dei booktoker.
Ma irrilevante non è, perché la dice lunga su quanto si sia sfrangiato il ruolo dell’intermediazione culturale, e di come probabilmente ci aspettino cambiamenti anche maggiori. Di questo tratta un articolo uscito sul quotidiano coreano JoongAng e esplicitamente intitolato: Come l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando la scoperta dei libri – e l’atto stesso di leggere. L’autrice, Choi Hye-Ri, presenta alcuni esempi aggiornati: per esempio, «la libreria online Yes24 ha lanciato l’anno scorso Crema AI, un chatbot che raccomanda libri attraverso conversazioni con gli utenti. Quando gli utenti forniscono prompt come ‘un romanzo da leggere quando ci si sente stanchi e abbattuti’, il chatbot suggerisce titoli tratti dal catalogo e dai dati di acquisto».
Più di recente, Kyobo Book Centre, la maggiore catena di librerie della Corea del Sud, ha presentato Trend+, un servizio IA che «raccomanda libri basandosi sui modelli di selezione dei suoi merchandiser interni: navigando nell’app, gli utenti arrivano a una pagina che suggerisce titoli legati a questioni attuali, come premi letterari internazionali e argomenti di tendenza nelle ultime notizie».
E per chi fosse tentato di gridare all’anatema, Choi Hye-Ri cita un caso virtuoso, quello della startup Flybook, che ha installato chioschi alimentati da IA in oltre duecento biblioteche in tutto il paese dove si offrono consigli personalizzati di libri tramite app: «Gli utenti selezionano età, genere, umore, interessi e generi preferiti, e un bibliotecario IA raccomanda cinque libri disponibili in biblioteca, con notevole soddisfazione dei bibliotecari umani, perché in passato i prestiti si concentravano su bestseller e titoli appena usciti, mentre con l’introduzione dei chioschi, si è notato un aumento significativo nei prestiti di libri di qualità che prima passavano inosservati».
E cosa dire della piattaforma Millie’s Library che ha integrato un chatbot a cui gli utenti possono porre domande sul testo che stanno leggendo? Rallegrarsi perché la servizievole intelligenza artificiale è pronta a spiegarti i passaggi che non hai capito o disperarsi perché saranno in pochi a fare lo sforzo di comprendere in autonomia? Il quesito è aperto.
Intelligenza artificiale (Rubriche) Come scegliamo i libri che (forse) leggeremo? In un’epoca non lontana, ma ignota a chi appartiene alle ormai numerose coorti post-gutenberghiane, ci si accostava a un libro perché ce lo aveva consigliato una persona di cui ci fidavamo: un’insegnante appassion...