13/03/2026
Non perdetevi l’incontro di oggi
LETTURE PARALLELE AMERICA/RUSSI
su due giganti della poesia del novecento:
Anne Sexton e Anna Achmatova
Biblioteca Consorziale Di Viterbo
Care lettrici e cari lettori,
domani, venerdì 𝟭𝟯 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗼, alle 𝟭𝟳.𝟯𝟬, per il secondo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA - Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, 𝗟𝘂𝗰𝗮 𝗕𝗿𝗶𝗮𝘀𝗰𝗼 e 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗖𝗮𝗿𝗮𝗺𝗶𝘁𝘁𝗶 proporranno la lettura parallela di 𝗔𝗻𝗻𝗲 𝗦𝗲𝘅𝘁𝗼𝗻 e 𝗔𝗻𝗻𝗮 𝗔𝗰𝗵𝗺𝗮𝘁𝗼𝘃𝗮: “Tra confessione e trasfigurazione”.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
I CURATORI
𝗟𝘂𝗰𝗮 𝗕𝗿𝗶𝗮𝘀𝗰𝗼
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su 𝘔𝘰𝘣𝘺-𝘋𝘪𝘤𝘬 di Melville (𝘓𝘢 𝘳𝘪𝘤𝘦𝘳𝘤𝘢 𝘥𝘪 𝘐𝘴𝘩𝘮𝘢𝘦𝘭, 1993), 𝘈𝘥𝘥𝘪𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘢𝘳𝘮𝘪 di Hemingway (𝘙𝘦𝘵𝘰𝘳𝘪𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘭𝘪𝘵𝘵𝘰, 2001) e sull’opera di Stephen King (𝘐𝘭 𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪, 2023), nonché 𝘈𝘮𝘦𝘳𝘪𝘤𝘢𝘯𝘢, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume 𝘓𝘢 𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘢𝘮𝘦𝘳𝘪𝘤𝘢𝘯𝘢 𝘥𝘢𝘭 1900 𝘢 𝘰𝘨𝘨𝘪: 𝘋𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘢𝘳𝘪𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘢𝘶𝘵𝘰𝘳𝘪 (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax. Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
𝗠𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗖𝗮𝗿𝗮𝗺𝗶𝘁𝘁𝗶
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (𝘓𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘳𝘶𝘴𝘴𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰𝘳𝘢𝘯𝘦𝘢. 𝘓𝘢 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘳𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘯𝘻𝘢, 2010, 𝘊𝘭𝘢𝘴𝘴𝘪𝘤𝘪 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘪𝘯𝘦𝘴𝘵𝘳𝘢. 𝘚𝘦𝘪 𝘵𝘦𝘴𝘵𝘪 𝘲𝘶𝘢𝘴𝘪 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘴𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘳𝘶𝘴𝘴𝘢, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (𝘚𝘤𝘩𝘦𝘨𝘨𝘦 𝘥𝘪 𝘙𝘶𝘴𝘴𝘪𝘢) e storiche (𝘍𝘶𝘰𝘤𝘰 𝘦 𝘚𝘰𝘨𝘯𝘪), fino alla recente 𝘝𝘰𝘤𝘪 𝘳𝘶𝘴𝘴𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘭𝘢 𝘨𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢 (con Massimo Maurizio, open access).
TRA CONFESSIONE E TRASFIGURAZIONE
Due poetesse capaci, per vie diverse ma con profonde analogie, di trascendere il modello confessionale: Achmatova, proponendo un io lirico interamente identificabile, ma senza alcun univoco o preciso riscontro autobiografico; Sexton, trasformando il privato in testimonianza di un’epoca, di una sensibilità, di una sottile rivolta collettiva.
𝗔𝗻𝗻𝗲 𝗦𝗲𝘅𝘁𝗼𝗻, 𝘐𝘭 𝘭𝘪𝘣𝘳𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘰𝘭𝘭𝘪𝘢
Per Anne Sexton, la follia e la pulsione suicida nascono in primo luogo come controcanto oscuro a un’esistenza che, per usare le sue stesse parole, era scandita dalla convinzione “di non avere nessuna profondità creativa”.
“Vittima del Sogno Americano, il sogno borghese della classe media”, convinta per troppo tempo che spettasse a questo sogno scacciare gli incubi, le visioni, i demoni del proprio “sé sepolto”, Anne trova nella poesia l’argine che le consente, una volta per tutte, di “rinunciare alla rinuncia”, di immaginare uno spazio nel quale il sé ferito possa ricomporsi, trovare una dolorosa e feroce unità.
Se per la sua opera sia lecito parlare di “poesia confessionale” rimane oggetto di discussione, ed è certamente rischioso ridurre a una pura matrice autobiografica un percorso estetico che ha fatto della sperimentazione, del costante allargamento di ciò che può essere considerato materia poetica, del furore performativo, la propria chiave di volta. È dunque all’intersezione tra esperienza personale, riflessione sul femminile e trasfigurazione linguistica che si gioca quella partita rara e disturbante che ha nel 𝘓𝘪𝘣𝘳𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘰𝘭𝘭𝘪𝘢 uno dei suoi esiti più alti.
𝗔𝗻𝗻𝗮 𝗔𝗰𝗵𝗺𝗮𝘁𝗼𝘃𝗮, 𝘓𝘢 𝘤𝘰𝘳𝘴𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰
Achmatova è uno pseudonimo prossimale – il cognome esotizzante della nonna materna tatara – scelto per ribellarsi all’autorità paterna e per indossare una maschera di alterità, alla quale, nei versi, se ne sommeranno molte altre: dall’innamorata ingenua e trepidante alla raffinata donna di mondo, dalla ribelle altera all’edonista ai limiti della perversione e, prima fra tutte, la maschera dell’amante tradita o abbandonata.
Nella Pietroburgo dell’immediata vigilia della rivoluzione, i lettori condividono appassionatamente emozioni e delusioni della giovane, ancora a tutti ignota poetessa: non ci si preoccupa troppo di come tanto diversi profili psicologici possano coincidere, a tal punto dirompente è la novità del suo stile laconico, tornito e insieme cristallino, sempre spiazzante, scandito da dialoghi di bruciante intensità e correlativi oggettivi che sommano con visionaria inventiva la natura russa e la moda della belle époque. Per l’elegante dama mondana il destino ha in serbo un tragico futuro di umiliazioni e persecuzioni, ma nel poema della maturità 𝘙𝘦𝘲𝘶𝘪𝘦𝘮, specchio di un figlio e due mariti travolti dal terrore staliniano, la voce di Achmatova continuerà a suonare altrettanto nitida, lapidaria, ma, ora, infinitamente straziante.