02/07/2016
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Brioches sempre fresche
“…ma tu l’hai mai letta Etty Hillesum? No, in effetti non l’avevo mai letta. Al che lui al mio imbarazzo continua: be’, ti dico solo che ho chiamato mia figlia Etty.”
Mauro Covacich, La lettura, 5 giugno 2016
“…La vita è difficile ma non è grave: dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà da sé. Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso…”
“Le mie battaglie le combatto contro di me, contro i miei propri demoni: ma combattere in mezzo a migliaia di persone impaurite, contro fanatici furiosi e gelidi che vogliono la nostra fine, no, questo non è proprio il mio genere. Non ho paura, non so, mi sento così tranquilla. Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo, senza soccombere. Mi sembra che si esageri nel temere per il proprio corpo. Lo spirito viene dimenticato. S’accartoccia, e avvizzisce in qualche angolino. Viviamo in un mondo sbagliato, senza dignità. Io non odio nessuno, non sono amareggiata: una volta che l’amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito.”
Etty Hillesum, Diari, Adelphi 2012
Non è poi così vero che si sia riusciti a trasformare il disordine iniziale in Cosmo, nel mondo ordinato. E’ tutto semplicemente complesso, d’accordo; spesso però l’abbiamo reso ancor più complicato.
La Storia è piena di semplificazioni che rendono le cose più incomprensibili. A volte per avvicinare il lettore ad un pensiero composito e difficile; altre per raccogliere in una sentenza o in un accadimento la vita e le opere di un autore. Spesso, sono solo fesserie, banalizzazioni o b***e totali scritte per imperizia o in mala fede. Capita però che quando chi scrive, sa scrivere, quella sentenza o quell’immagine, forse anche falsa, risulta più veritiera del Vero e la si accetta come tale. Ciò che voglio dire, tralasciando se verità o menzogna, quanto viene tramandato, ricordato, oppure detto o scritto anche ai nostri giorni assume importanza e veracità grazie alla perizia del narratore.
A prendere l’abbrivo per queste quattro frasi sono serviti un ottimo articolo di Mauro Covacich comparso su La Lettura del 5 giugno scorso - per come sia riuscito a disegnare, e con pochi tratti, una donna che stava gestendo un’azione discutibile - ed un cenno a Niccolò Tommaseo nell’Introduzione all’Epistolario di Giacomo Leopardi curato per Le Monnier da Prospero Viani.
E’ nota l’antipatia personale e l’incomprensione filosofico-letteraria, diremmo totale, tra Giacomo Leopardi e Niccolò Tommaseo: l’inevitabile scontro tra chi sostiene fiducioso il Progresso, la Religione, e chi ne discetta criticamente. Suscita però impressione leggere il suddetto Prospero Viani e consultare quindi per sincerarsi delle sue parole il Dizionario della lingua italiana, l’ottimo Tommaseo-Bellini, e leggervi un astioso commento, scritto apparentemente per meglio illustrare un verbo e, senza citare il nome Giacomo Leopardi, contro il Poeta:
“Procombere (T) V. n. Cadere dinnanzi o cadere per, dal lat. Pretto, l’adopra un verseggiatore moderno, che per la patria diceva di voler incontrare la morte: Procomberò. Non avend’egli dato saggio di saper neanco sostenere virilmente i dolori, la bravata appare non essere che rettorica pedanteria.”
La Storia è dunque piena di citazioni, frasi attribuite a personaggi notevoli, cattiverie gratuite, fatti veri o inventati ma divenuti tutti esempi di descrizione icastica per l’efficacia dell’immagine descritta e per la felice invenzione di un sagace scrittore; sentenze che vorrebbero racchiudere pensiero ed azioni nell’intento di semplificare, spiegare un uomo, banalizzando o dicendo menzogne, passate poi per verità acquisite. ”Il popolo non ha pane? Dategli delle brioches!” e Maria Antonietta, forse regina non all’altezza di tanta madre, è passata alla Storia per questa frase probabilmente mai pronunciata. E se ce la ricordassimo invece dignitosa e diritta mentre su un carretto viene condotta alla ghigliottina, come da schizzo del pittore Jacques-Louis David? ( Interessanti, a proposito, le lettere piene di saggi consigli inviate da Maria Teresa d’Austria alla figlia, sposa quindicenne dell’erede di Luigi XV ).
Il fine giustifica i mezzi rimane una semplice frase che non illustra, se non parzialmente, l’articolato, e questo sì, complesso da intendere, discorso di Machiavelli sul potere. Di Nerone, pochi ricordano che è stato anche un ottimo amministratore, mentre tutti lo si vede, potenza di Hollywood e degli scrittori di parte avversa, sempre e solo intento a suonare mentre Roma brucia; ma, chi racconta i vizi ed i vezzi degli imperatori romani, appunto, come quello scrittore sublime che è Tacito, per esempio ( anche Suetonio, però ), non è certo un partigiano dell’Impero e dei suoi stravolgimenti del Buon tempo antico. Anche se Nerone al momento era ad Anzio; vabbe’…
Catilina rimane un furfante, pur nella differenza di accezioni e motivi, grazie alle parole di Cicerone e Sallustio, nonostante le sue “richeste” ( cancellazione dei debiti a parte ) si avvicinino molto a quelle di altri personaggi notevoli; questi però ricordati come benefattori o politici lungimiranti. Lucrezio scrive il De rerum natura ed il testo è talmente pericoloso, soprattutto per una qualsivoglia religione acquisita che il Poeta, da un accenno di san Girolamo, non può che aver scritto tale opera perché impazzito grazie ad un filtro amoroso. Eppur si muove! Tiremm innanz! Vile, tu uccidi un uomo morto! Spostati che mi togli la luce del sole! Sancta simplicitas! Vae victis! In hoc signo vinces! Etc. Tutto ha un perché; è relativo a tempi, politica e necessità; quantificabile, a volte, in monete ( danaro o altro ), mentre la Verità sembra poi essere sempre e solo gratuita. Si assiste allora alla denigrazione del nemico, alla brutale semplificazione di un’idea; al cancellare con il racconto di un gesto, forse mai fatto, anni di buona amministrazione, condotta, etc. E, solitamente, stravolgendo completamente intenti, pensieri ed azioni; soprattutto se chi scrive, sa scrivere. Vuoi non trovare un peccato veniale in un ottimo politico? Enfatizza quello ed il politico scade!
Ho citato Covacich, come dicevo, perché, a parte la bellezza del pezzo, mi ha divertito come sia riuscito, con due frasi brevi brevi, a descrivere e coinvolgere il lettore in una personale, comprensibile antipatia.
Mauro Covacich dunque tratteggia uno splendido ritratto di Etty Hillesum, ebrea olandese morta ad Auschwitz nel 1943 ( E’ stato difficile, per me, scegliere tra i suoi scritti un pezzo da porre in esergo; un paragrafo che fosse esemplificativo del suo alto pensare ed agire: talmente ricchi, emozionanti e veri risultano, ad ogni pagina, i suoi Diario e Lettere! In Italia, a parte Adelphi, è possibile leggere i suoi contribuiti anche grazie all’Editore Apeiron), e lo scrive utilizzando anche i denti quali trait-d’union tra le sezioni che compongono il suo articolo: L’igienista propone allo scrittore lo sbiancamento dei denti; Covacich rifiuta ma inizia ad incontrare coetanei dai sorrisi smaglianti. Etty amava talmente la vita che dimenticava di curarsi le carie per non togliere spazio al suo amare, aiutare e vivere. E Covacich, che ha “incontrato” la Hillesum grazie ad un suo compagno di palestra ( cfr. citazione iniziale ), conduce una bella riflessione sul suo, nostro regredire egoistico in noi stessi rappresentato da tutto ciò che facciamo per migliorarci esteriormente ( palestra, alimentazione e tutto ciò che ne consegue ) trascurando l’anima e soprattutto chi ci circonda. Racconta dunque di Etty, la ragazza che “amava il gelsomino dietro casa” e scrive del filare di ontani di fronte alla sua casa romana. Una mattina un rumore lo sveglia. Guarda dalla finestra e vede molti di questi alberi che regalavano pace, aria e serenità, ridotti a scheletri senza arti. Scende in strada a protestare con gli operai addetti alla capitozzatura e questi gli indicano una signora, l’amministratrice del suo condominio. Discutono e la signora fa notare che la scelta di tagliarli è frutto di un accordo tra i condomini di Covacich, persuasi dall’idea di pagare meno la bolletta elettrica. Le proteste dello scrittore terminano con un sorriso vincitore dell’Amministratrice; ma, lo Scrittore, si vendica; e ci regala un ritratto impietoso della donna:
“…la responsabile, una donna sui quaranta abbondanti…
…Il Comune non può fare una cosa del genere, dico alla tizia…
…Non le sembra assurdo che un quartiere, concepito apposta con gli alberi lungo le vie, venga ridotto a una spianata proprio quando arriva l’estate? No, mi risponde lei e, sorridendo beffarda, scopre l’apparecchio.”
E Covacich conclude: ”Incontro sempre più quarantenni con l’apparecchio. Che idea ha della vita una persona che rinuncia a godersi gli anni buoni in vista di una vecchiaia coi denti diritti?... Spero solo che la piccola Etty crescendo si trascuri un po’.”
Dunque, a parte Covacich, il suo condivisibile disappunto, la Storia avrà sempre brioches fresche ogni giorno. Speriamo solo nella loro genuinità!
Ah, qualche volta con il Nerone di turno il tempo è davvero galantuomo: di Tommaseo pochi ricordano ( nel nostro caso, troppi astiosi conservanti in quel “dolcetto” del Dizionario ) ; mentre del "verseggiatore moderno" si seguita a scrivere, parlare e grazie ancora a lui, sognare.
DG