10/05/2026
Oggi, 10 Maggio, seconda domenica del mese, in Giappone, così come in Italia, è convenzionalmente “Haha no hi” (母の日), la Festa della Mamma.
Nella lingua giapponese esistono molti termini per indicare la figura della madre ma tutti, ad eccezione del più recente mama (ママ), hanno al loro interno lo stesso carattere di madre e donna 母.
Nonostante le varie letture, ed i cambiamenti fonetici avvenuti nel tempo, questo kanji conserva semprelo stesso “aspetto”; una donna inginocchiata nell'aleganza del suo kimono.
Mamma, in giapponese, è il semplice e familiare 母 haha, da cui la festa di Haha no hi prende il nome ma anche il più cortese お母さん okaasan, madre, fino ai più onorifici 母上 hahaue e お母さま okasama.
In giapponese esistono poi, altre parole, per indicare figure materne, quali zie, nonne e madri adottive e, tutte, recano al loro interno, elegante e accovacciato, il kanji 母.
La donna diventa fiore nell’espressione “yamato nadeshiko (大和撫子)”, letteralmente garofano giapponese; si tratta, infatti, di un’espressione comunemente usata per indicare “la donna giapponese ideale”, identificandola, appunto, per perfezione e bellezza, come un garofano giapponese.
Ed è proprio il garofano, nadeshiko (撫子), il fiore simbolo di questo giorno, che viene solitamente regalato alle madri.
In occasione della festa di Haha no hi, vi presentiamo una bellissima stampa di Kitagawa Utamaro (1753-1806), intitolata “Madre che porta il figlio in spalletta” (Onbu おんぶ) dalla serie “Scenari di luoghi famosi, dodici fisionomie di bellezze femminili” (Meisho fūkei bijin jūnisō 名所風景美人十二相).
Si tratta di un bijinga (美人画), un “ritratto di bella donna”, un genere molto diffuso all’epoca e destinato a sottolineare la bellezza femminile che si riflette nelle attività quotidiane femminili, come l’accudimento di un bambino.
La stampa raffigura, infatti, una madre che porta in spalla il figlio stanco, annoiato, o sull'orlo di un capriccio.
La vicinanza dei loro volti, centro della rappresentazione, è accentuata anche dalla singolare ma complementare, contrapposizione dei loro abiti: la madre indossa un kimono a linee sottili, koushi (格子), derivante, con tutta probabilità, da motivo architettonico in voga nel Periodo Edo, e solo successivamente traslato sui tessuti; il bambino, invece, veste un abito a motivo concentrico, a corda, shima (縞), del tutto opposto, anche per colore, a quello della madre.
Si pensa che questo tipo di disegno, a corda, fosse indossato da nobili di alto rango ed è conosciuto anche con il nome di “Yoshiwara shima”, facendo riferimento alla città di Yoshiwara in cui ha avuto origine.
Lo Yoshiwara shima potrebbe quindi, generalmente, simboleggiare la città che, come un cordone, circonda coloro che vi abitano ma nel nostro caso, potrebbe, piuttosto, rappresentare una sorta di cordone ombelicale, il legame indivisibile, anche dopo la nascita, che unisce madre e figlio.
Un augurio a tutte le mamme in questo giorno, Buon Haha no hi!
Kitagawa Utamaro (1753-1806)
“Madre che porta il figlio in spalletta” (Onbu おんぶ) , 1803 c.a.
Dalla serie “Scenari di luoghi famosi, dodici fisionomie di bellezze femminili” (Meisho fūkei bijin jūnisō 名所風景美人十二相)
Stampa xilografica policroma nishikie. Formato ōban verticale, 39.3 x 26.4 cm
MC (S-1122) Conservata a deposito
[Disclaimer: if you are not reading this post in the original Italian, your translation has been automatically provided by Facebook. We are not responsible for incorrect terms.]