09/01/2021
Il post che leggerete di seguito è di Giulia, la "sorella" adottiva che ci ha accompagnato in questi anni nel nostro sogno di libraie.. Non servono commenti, non ora, non a caldo..
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La Libreria il Gufo, dove lavoro da 10 anni, tra un mese spegnerà le sue vetrine per non accenderle più.
Sono preda di un mix di sensazioni che mi stordisce. Sono piena di rabbia contro questo mondaccio cane, in cui continuo a sentirmi un pelo a disagio forse perché, come dice Spud: “c'ha una specie di selezione naturale, e non è quel genere di storia dove io ci acchiappo.”
Poi vengo sopraffatta da un senso di vertigine e di vuoto disarmante. E non è perché non avrò più un lavoro. Io perdo molto di più: perdo l'unico luogo in cui non mi sono mai sentita fuori posto e in cui non mi è mai stato chiesto di essere diversa da quella che sono. Perdo non solo una professione, ma il mio sogno di bambina, la mia vocazione: ho sempre creduto in quello che facevo, convinta che un libro può cambiarci la vita, o quantomeno aiutarci a farlo. Ho avuto la fortuna di lavorare con tre persone, tre amiche, che la vedono esattamente come me.
Non posso che sciogliermi in lacrime di fronte alla commozione, al dispiacere e all'affetto delle tante persone (chiamarle clienti è riduttivo) che hanno reso viva la libreria in questi anni e di cui sentirò la mancanza molto più di quanto ora posso immaginare. So che anche loro soffriranno per il vuoto lasciato da questo ennesimo luogo di cultura costretto ad arrendersi.
E mi risale la rabbia, perché questa non è solo una questione privata, sentimentale. Riguarda tutti. Ne perdiamo tutti. Mi viene un brivido quando la mia testa corre a Fahrenheit 451: “Un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l'arma. Castriamo la mente dell'uomo. Chi sa chi potrebbe essere il bersaglio dell'uomo istruito?”
Sembra apocalittico, lo so. Ma se ci guardiamo attorno credo che ci sia di che rabbrividire. Mi viene in mente Gmork, il lupo della Storia Infinita, e il nulla che avanza e digerisce tutto, perché “è più facile dominare su chi non crede in niente.”
Persa in questo magma ribollente di emozioni mi rendo improvvisamente conto di quanta vita c'è dentro quello che sembra solo un negozio di libri ma che in realtà è stato per molti un rifugio in tutti questi anni. A interrompersi non è solo un'attività commerciale ma un'intera rete di relazioni umane, di scambi culturali e a volte anche di sostegno psicologico. Mi rammarico di non averne avuto sempre abbastanza consapevolezza. L'amore per questa libreria mi ha aiutato a costruire la mia identità e a esserne orgogliosa. Dover mollare è un po' come essere frantumati e costretti a ricostruirsi nuovamente.
Ma come illustra egregiamente Simon David Williamson, più noto come Sick Boy: “Devi cercare di capire chi sei e chi non sei. Questa è la nostra ricerca nella vita. È quello che ti lasci dietro alle spalle quando te ne vai, e quello che ti porti sempre con te.”
GIULIA C.