Libreria dell'Egregio Greco Errante

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24/07/2018

PROVOCAZIONE DELLA SERA, ma anche un po' seria: e se riaprisse - ma proprio fisicamente - a Roma la Libreria dell'Egregio Errante? parta il sondaggio!

15/05/2018
18/07/2017

Cinque cose da sapere su Maria Antonietta regina di Francia, protagonista della biografia che i fratelli Edmond e Jules de Goncourt le hanno dedicato.
http://sellerio.it/it/catalogo/Storia-Maria-Antonietta/Jules-De-Goncourt/9307

1 Al tempo del suo matrimonio con il futuro re di Francia Luigi XVI Maria Antonietta aveva solo quattordici anni: era ancora una bambina, le piaceva giocare e lo faceva soprattutto con i figli della sua prima «femme de chambre». Una ragazzina che si divertiva a correre per i saloni, metteva sottosopra le sue stanze, non aveva nessuna cura per i vestiti e mal sopportava i corpetti con le stecche di balena.
2 Ecco una delle mattinate tipo di Maria Antonietta: sveglia alle otto, scelta degli abiti della giornata; la Regina sceglieva fra i campioni che le venivano presentati segnando i prescelti con una spilla: un abito di gala per la messa, uno più disinvolto per il pomeriggio, quello elegante per la cena. Poi una tazza di cioccolata o di caffè e quindi il bagno. Cerimoniali rigidi che continuavano per tutta la mattina, tra acconciature, visite del medico, omaggi dei principi di sangue e della Corte. Sempre in pubblico, dalla mattina alla sera, nessuna riservatezza, nessuna intimità.
3 Ma chi è davvero Maria Antonietta? Una regina frivola e spendacciona? Per i Goncourt «una donna del XVIII secolo che ama la vita, i divertimenti, le distrazioni, come li ama e li ha sempre amati la gioventù della bellezza. Una donna un po’ vivace, un po’ pazzerella, un po’ beffarda, un po’ sventata, ma onesta, pura, e non ha mai avuto – secondo l’espressione del principe di Ligne – che “la civetteria di piacere a tutti”».
4 Nel 1778 nasce la prima figlia di Luigi XVI e di Maria Antonietta, alle prime avvisaglie del parto accorre la Corte e al momento della nascita il pubblico invade la sala. L’etichetta vuole che nessuno venga respinto quando sta per nascere un erede al trono o semplicemente la regina sta per dare un figlio al re. Ma la folla preme in modo tumultuoso tanto che i paraventi che circondano il letto della regina rischiano di caderle addosso. La camera è come una piazza, poi il grido: non è che una femmina!
5 Forse niente può dare l’idea di quanto l’etichetta di corte potesse essere una tortura per i sovrani come le procedure seguite per la morte del piccolo Delfino. A Maria Antonietta viene impedito di restare accanto al suo lettino, di vestirlo per l’ultima volta; sono compiti che spettano ad altri perché i Reali non possono stare dove c’è un morto, neppure se è loro figlio.

06/07/2017

"Tabula rasa

D’accordo, amore.
Espungiamo dal testo perle d’acqua
su petali, le frange estese,
le bolle schiuma.
Le cose lietamente necessarie.
Togliamo anche
l’acqua l’aria il pane.
Giunti all’osso buttiamo
fuori della vita
l’osso, l’anima,
per credere alla tua
tabula che mai
avrà l’icona,
l’idolo,
la cara calamita?"

22/04/2017

Nel 2016 sono circa 33 milioni le persone con più di 6 anni che non hanno letto nemmeno un libro di carta in un anno - Gli ultimi dati

12/10/2016

GIOVEDì 13 OTTOBRE - VIA LABICANA, 114 - ORE 19.00 - PUNTO EINAUDI

INCONTRO DI PRESENTAZIONE DELLE PRATICHE FILOSOFICHE COLLETTIVE

I dialoghi filosofici non sono rivolti a studiosi o esperti di filosofia. Anzi, raggiungono l’apice della loro funzione nel far filosofare chi normalmente pensa di non avere gli strumenti per farlo.
La conoscenza è frutto del confronto dialettico tra posizioni diverse. Nel dire la propria su un argomento, stimolati l’uno dall’opinione dell’altro, si innesca un processo dialogico che è filosofico per sua natura: ascoltando e parlando si fa filosofia, senza che si debba averla studiata all’università.

Facilitatori:
Lia Matrone: filosofa praticante (Phronesis), teacher philosophy for children/community (Crif), giornalista
Federico Capitoni: filosofo pratico, giornalista, saggista e docente

30/09/2016

Con le loro visioni, scrittori come Volodine e Cărtărescu aprono a una letteratura popolata da mondi inclassificabili e bizzarre metafisiche.

28/08/2016

Medio Oriente, Meglio Niente.

15/06/2016

Reportage / Un paese dinamico e al tempo stesso conservatore sotto la guida di un monarca imprenditore

07/06/2016

Alle 20.30, in diretta dal Teatro Stabile di Bellinzona, la quindicesima edizione del Progetto Martha Argerich: sette pianisti interpreteranno le musiche di Johann Sebastian Bach e Ferruccio Busoni.

07/06/2016

Federico Babina, italiano trapiantato a Barcellona, si definisce un designer multitasking, perché ama lavorare usando diversi tipi di media, realizzando opere che spesso "ritraggono" artisti

NICO ORENGO, HOTEL ANGLETERRE, è ora di riprenderlo...Che fine ha fatto la penna donata da Goethe a Pushkin in segno di ...
06/06/2016

NICO ORENGO, HOTEL ANGLETERRE, è ora di riprenderlo...

Che fine ha fatto la penna donata da Goethe a Pushkin in segno di stima e ammirazione, scomparsa dopo la morte del poeta russo?

Parte da qui, da un piccolo indizio favoloso, questo imprevedibile viaggio per parole e immagini dentro il mito della Grande Madre Russia. Quella penna diviene «il capo di una lenza che a tirarla piano piano» finisce per unire San Pietroburgo e Sanremo, la «città di luce bianca e di morte» e l'immagine leggendaria dei nobili russi spinti dall'onda della rivoluzione sulle spiagge della riviera ligure.
L'amore capriccioso e funesto di Pushkin e Natalja, i balli e i tradimenti, la scena tragica del duello, riemergono dalla memoria di una vita di letture insieme al ricordo di una nonna che, in estati odorose e lontane, raccontava come fossero fiabe le stravaganze della zarina e della sua corte nelle ville sul lungomare.

«Quella penna che non vidi fu l'emozione più forte e la curiosità intellettuale più intensa della lunga giornata. E quando rientrammo in albergo sentii di avere in mano il capo di una lenza che a tirarla piano piano dall'Europa mi avrebbe fatto passare la porta verso la Russia».
La penna scomparsa è il regalo di Goethe a Pushkin, quella con cui il poeta tedesco scrisse il Faust e di cui si è persa ogni traccia: una vera e propria «indagine letteraria» prende le mosse da questo piccolo indizio scoperto per caso. Una visita nella casa di Pushkin, a Pietroburgo sulla Mojka, per le stanze in cui si spense dopo due giorni di agonia il poeta ferito in duello, diviene lo spunto per una ricerca che attraversa letture, ricordi e suggestioni, dalla Storia del pescatore e del pesciolino alle pagine del Faust "tradotte" da Pushkin, passando per il commento di Nabokov all'Onegin e i versi di Anna Achmatova e di Lermontov.
Nico Orengo compie un personalissimo viaggio dentro il mito della Grande Madre Russia, sulle tracce di «un omaggio, di un'eredità poetica, di un sentimento, di una scintilla vitale». All'immaginario costruito da una vita di letture si sovrappone l'eco delle memorie familiari, l'odore di mandarini sbucciati davanti al grande camino della sala da pranzo, quando nonna Valentina Tallevich raccontava gli amori e gli eccessi dei nobili russi che svernavano a Sanremo. Quello che sembrava un gioco intellettuale, un «giallo» per letterati, si arricchisce lungo il percorso di intime reminiscenze e risonanze poetiche, così la quête diviene racconto, e ricerca del senso stesso della scrittura e delle proprie origini.

(2007, Supercoralli, pp. 144, € 16,00)

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