31/07/2025
Sold out! È il grido unanime e accorato che si alza dal mondo della musica. Non importa per cosa, importa innanzitutto annunciare che è sold out, esaurito. Ma cosa è esaurito? Va bè... che importa. Il concerto è pieno, questo è quello che conta. È l’ossessione del momento: numeri, numeri, numeri, niente altro che numeri. Prima di ogni altra cosa vengono i numeri, poi ancora numeri e solo molto dopo arrivano, se arrivano, informazioni sul concerto.
Il fenomeno ormai riguarda tutti, buoni e cattivi, artisti di rango e scartine, fenomeni antichi e recenti esplosioni, tutti accomunati da questa follia diffusa e sempre più costante. Alcuni esempi di recenti comunicati stampa: «Umberto Tozzi, sold out il 5 ottobre all’Arena di Verona», «Ultimo, record assoluto, 200.000 biglietti venduti nella prima ora dall’apertura vendite di “Ultimo 2026 la favola per sempre”».
E poi ancora: «Achille Lauro conquista Roma, polverizzati i biglietti del suo primo stadio Olimpico”, per il concerto del 10 giugno dell’anno prossimo, che naturalmente è sold out. Anche Marracash annuncia le sue date nei palasport e per prima cosa ci dice che la data di Milano è sold out. Ci cadono anche quelli che hanno comunicato in p***a magna il concerto di Serena Brancale al Blue Note di New York. Invece di sottolineare il possibile prestigio dell’evento, strillano per prima cosa la notizia come «sold out al Blue Note di New York» senza rendersi conto che il Blue Note contiene 200 posti, non 2.000 o 20 mila: in questo caso la notizia ci sarebbe stata se “non” avesse fatto il sold out.
Sono solo esempi sparsi di un infinito elenco, di fatto è tutto un vociare di cifre e record, ostentazioni muscolari di numeri ed esauriti, una tendenza talmente marcata e costante da segnalare una sorta di patologia, un tic, un disturbo nervoso che affolla di numeri un principesco vuoto di idee. Ci vorrebbe il grando capo indiano Estiqaatsi per rispondere a una di queste notizie, smontando l’ossessione e tornando a parlare di contenuti: chi suona, cosa suona, perché suona e canta e cosa ha da dirci. O è chiedere troppo?
L’articolo di Gino Castaldo su L’Espresso