01/10/2012
Anselm Kiefer: la sua ultima mostra alla galleria Lia Rumma di Milano!
Anselm Kiefer presenta a Milano nella galleria Lia Rumma con la mostra che dialoga con la storia e la memoria "Der fruchtbare Halbmond/ La Mezzaluna fertile",ovvero la Mesopotamia che, in greco antico, significa "tra due fiumi": il Tigri e l’Eufrate. In questo altopiano che attualmente comprende l’Iraq e parte della Siria orientale, la Turchia sudorientale e l’Iran sudoccidentale, fiorirono i regni dei Sumeri, Babilonesi, Assiri e Persiani.
Il sodalizio tra Lia Rumma e Kiefer (1945) dura da vent’anni e per festeggiare la felice collaborazione, nella galleria non poteva non esserci una mostra maestosa di grande impatto scenografico.
Al piano terra dà il benvenuto l’installazione Bavel Balal Mabul, composta da una mastodontica macchina tipografica che erutta lingue-rotoli di piombo che si espandono nello spazio in ogni direzione, simili a rullini fotografici con fotogrammi in bianco e nero. Intorno, sulle pareti bianco-cangiante pendono monumentali lastre-velari sottili in piombo, su cui sono impresse immagini di templi ossidate con un trattamento elettrolitico che nel tempo assumono nuovi toni e sfumature, che evocano alcuni degli episodi chiave della Genesi come la Torre di Babele, simbolo della confusione delle lingue, il diluvio, diverse associazioni storiche sintetizzate nel titolo della scultura. Giunti al primo piano, vi accoglie un solo grande quadro-scultura lungo sei metri, composto da diversi pigmenti, che evoca un paesaggio
argilloso, com’è la terra della Mesopotamia fertile.
Al secondo piano fanno capolino i lavori della nuova serie The shape of ancient thought che tessono relazioni, associazioni, affinità tra la filosofia greca presocratica e la sapienza indù, che materializzano l’utopia dell’artista tedesco di "disegnare connessioni" e di tessere "l’invisibile trama delle cose". Salite al terzo piano e lo stesso lessico alchemico carico di simboli e intriso di filosofia e mitologia lo ritroverete nel dipinto Il mistero delle cattedrali, con cui l’artista rende omaggio
alla figura di Fulcanelli, autore nel 1926 di un testo chiave della Grande Opera.