03/01/2022
GUARDARE IL MARE AL TRAMONTO
Cosa può unire fra loro una cittadina svizzera, la scuola inglese Merchant Taylor's School di Crosby, Merseyside, e un tramonto iberico che illumina il mare avendo il Sole alle spalle. Dal mare della costa mediterranea i colori dell'alba sono troppo luminosi, troppo accesi per quella terra che ha bisogno di fare i conti che la sua realtà di approdo e di imbuto di un milione di cose, ma il blu del mare al tramonto sotto un cielo livido, quello si, si identifica in una delle tante storie silenziose, forse una delle più affascinanti, che sono state scritte con l'ausilio della solita penna dei pionieri, una penna chiamata volontà.
Hansen Max Gamper Haessig nasce il 22 Novembre del 1877 nella cittadina svizzera di Winterthur. E' il terzo di cinque figli, primo maschio, di August e Rosine Emma Gamper. Persa la moglie all'età di soli otto anni August è costretto a trasferirsi a Zurigo per lavoro. Porta con sé tutta la sua famiglia e Hansen crescendo inizia a praticare gli sport più disparati eccellendo però nel Calcio, nel Rugby, nel Golf e nel Tennis. Hans cresce, e oltre alla pratica è attento particolarmente anche all'aspetto organizzativo, tant'è che da calciatore del Basilea, mentre passa all'Excelsior Zurich, si rende promotore e fondatore di più società polisportive. Questa sua passione per le varie discipline sportive non si interrompe nemmeno quando nel 1897, ai suoi vent'anni, per lavoro si deve trasferire a Lione. Nella città sulle rive del Rodano pratica il Rugby giocando con l'Athletque Union.
Gli anni immediatamente successivi lo vedono in un avanti e indietro continuo con l'Africa, dove si occupa di costituire delle compagnie intente nella compravendita dello zucchero. E' proprio durante una pausa da questi viaggi che decide di recarsi a Barcellona per andare a trovare suo zio Emili Gassert. In terra catalana si stabilisce e con quella terra nasce subito un vero e proprio amore, al punto da convertire, appena appresa bene la lingua catalana, il suo nome in Joan Gamper. Lavorando in loco presso il Crédit Lyonnais prima e la Sarrià, compagnia ferroviaria, poi, diviene editorialista sportivo un paio di giornali svizzeri, inoltre il suo contributo è fondamentale per la pubblicazione della rivista Los Deportes. E' proprio su questa rivista che il 22 Ottobre del 1899 compare un annuncio dove si chiede ai volenterosi di partecipare alla fondazione di un nuovo club sportivo.
La miccia è accesa e per farla divampare bastano appena cinque settimane, è infatti la serata del 29 Novembte del 1899 quando Gamper e altri undici pionieri, stranieri e locali, decidono di regalare alla città di Barcellona (...) una loro squadra di calcio che è destinata a scrivere pagine dorate di questo sport. Otto Mayer dalla Germania, John e William Parsons all'Inghilterra, dalla Svizzera insieme a Gamper, Walter Wild e Otto Kunzie, poi i catalani Enric Ducal, Pere Cabot, Bartomeu Terradas, Lluis d'Ossó, Carles Puyol e Josep Llobet. Sanno questi ragazzi quello che stanno facendo? Forse nemmeno lo immaginano, ma quella sera il mare della Catalunya, c'era da giurarlo, è parecchio più 'azul' mentre il cielo che lo spinge in basso è assolutamente di un profondo color 'grana'.
Proprio la livrea della neonata società aggiunge un tono romantico ed affascinante alla storia di una delle compagini calcistiche destinata a diventare fra le più titolate al mondo. Per alcuni un ruolo fondamentale in questo lo ricoprirono i fratelli Witty, imprenditori nel settore nautico, che da subito sposarono in toto il progetto di Gamper. Pare infatti che Ernst, abile tennista, e suo fratello Arthur Witty Cotton durante il periodo trascorso presso la Merchant Taylor's School di Crosby si fossero cimentati nel Rugby. Da lì l'idea, sembrerebbe, di riproporre il rossoblù della squadra di Rugby per il nuovo Club in terra catalana. Per altri invece fu proprio Gamper, visti i suoi trascorsi al Basilea prima, ma anche a Zurigo successivamente, a consegnare l'azulgrana al Futbol Club Barcelona. Il rosso e il blu sono anche i colori del Canton Ticino, pertanto sono molti gli indizi che fanno risalire i colori del Barca alla terra elvetica. Tutto è meraviglioso, anche perché teniamo bene in mente il momento di quell'innesco, di quella miccia dei pionieri che è in grado di donare nebbia e poesia al tempo per queste cose, ma a noi piace davvero pensare che col Sole calante dietro le spalle a rabbuiare le onde increspate di quel mare possa aver trovato i riflessi l'ultima luce nocciola tendente al bordo.
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