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GUARDARE IL MARE AL TRAMONTOCosa può unire fra loro una cittadina svizzera, la scuola inglese Merchant Taylor's School d...
03/01/2022

GUARDARE IL MARE AL TRAMONTO

Cosa può unire fra loro una cittadina svizzera, la scuola inglese Merchant Taylor's School di Crosby, Merseyside, e un tramonto iberico che illumina il mare avendo il Sole alle spalle. Dal mare della costa mediterranea i colori dell'alba sono troppo luminosi, troppo accesi per quella terra che ha bisogno di fare i conti che la sua realtà di approdo e di imbuto di un milione di cose, ma il blu del mare al tramonto sotto un cielo livido, quello si, si identifica in una delle tante storie silenziose, forse una delle più affascinanti, che sono state scritte con l'ausilio della solita penna dei pionieri, una penna chiamata volontà.

Hansen Max Gamper Haessig nasce il 22 Novembre del 1877 nella cittadina svizzera di Winterthur. E' il terzo di cinque figli, primo maschio, di August e Rosine Emma Gamper. Persa la moglie all'età di soli otto anni August è costretto a trasferirsi a Zurigo per lavoro. Porta con sé tutta la sua famiglia e Hansen crescendo inizia a praticare gli sport più disparati eccellendo però nel Calcio, nel Rugby, nel Golf e nel Tennis. Hans cresce, e oltre alla pratica è attento particolarmente anche all'aspetto organizzativo, tant'è che da calciatore del Basilea, mentre passa all'Excelsior Zurich, si rende promotore e fondatore di più società polisportive. Questa sua passione per le varie discipline sportive non si interrompe nemmeno quando nel 1897, ai suoi vent'anni, per lavoro si deve trasferire a Lione. Nella città sulle rive del Rodano pratica il Rugby giocando con l'Athletque Union.

Gli anni immediatamente successivi lo vedono in un avanti e indietro continuo con l'Africa, dove si occupa di costituire delle compagnie intente nella compravendita dello zucchero. E' proprio durante una pausa da questi viaggi che decide di recarsi a Barcellona per andare a trovare suo zio Emili Gassert. In terra catalana si stabilisce e con quella terra nasce subito un vero e proprio amore, al punto da convertire, appena appresa bene la lingua catalana, il suo nome in Joan Gamper. Lavorando in loco presso il Crédit Lyonnais prima e la Sarrià, compagnia ferroviaria, poi, diviene editorialista sportivo un paio di giornali svizzeri, inoltre il suo contributo è fondamentale per la pubblicazione della rivista Los Deportes. E' proprio su questa rivista che il 22 Ottobre del 1899 compare un annuncio dove si chiede ai volenterosi di partecipare alla fondazione di un nuovo club sportivo.

La miccia è accesa e per farla divampare bastano appena cinque settimane, è infatti la serata del 29 Novembte del 1899 quando Gamper e altri undici pionieri, stranieri e locali, decidono di regalare alla città di Barcellona (...) una loro squadra di calcio che è destinata a scrivere pagine dorate di questo sport. Otto Mayer dalla Germania, John e William Parsons all'Inghilterra, dalla Svizzera insieme a Gamper, Walter Wild e Otto Kunzie, poi i catalani Enric Ducal, Pere Cabot, Bartomeu Terradas, Lluis d'Ossó, Carles Puyol e Josep Llobet. Sanno questi ragazzi quello che stanno facendo? Forse nemmeno lo immaginano, ma quella sera il mare della Catalunya, c'era da giurarlo, è parecchio più 'azul' mentre il cielo che lo spinge in basso è assolutamente di un profondo color 'grana'.

Proprio la livrea della neonata società aggiunge un tono romantico ed affascinante alla storia di una delle compagini calcistiche destinata a diventare fra le più titolate al mondo. Per alcuni un ruolo fondamentale in questo lo ricoprirono i fratelli Witty, imprenditori nel settore nautico, che da subito sposarono in toto il progetto di Gamper. Pare infatti che Ernst, abile tennista, e suo fratello Arthur Witty Cotton durante il periodo trascorso presso la Merchant Taylor's School di Crosby si fossero cimentati nel Rugby. Da lì l'idea, sembrerebbe, di riproporre il rossoblù della squadra di Rugby per il nuovo Club in terra catalana. Per altri invece fu proprio Gamper, visti i suoi trascorsi al Basilea prima, ma anche a Zurigo successivamente, a consegnare l'azulgrana al Futbol Club Barcelona. Il rosso e il blu sono anche i colori del Canton Ticino, pertanto sono molti gli indizi che fanno risalire i colori del Barca alla terra elvetica. Tutto è meraviglioso, anche perché teniamo bene in mente il momento di quell'innesco, di quella miccia dei pionieri che è in grado di donare nebbia e poesia al tempo per queste cose, ma a noi piace davvero pensare che col Sole calante dietro le spalle a rabbuiare le onde increspate di quel mare possa aver trovato i riflessi l'ultima luce nocciola tendente al bordo.

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I PIONIERI DELL'ALUMNILa seconda metà dell'800 rappresenta il periodo in cui il kick-about, antico antesignano del Foot ...
18/10/2021

I PIONIERI DELL'ALUMNI

La seconda metà dell'800 rappresenta il periodo in cui il kick-about, antico antesignano del Foot Ball e del Rugby, inizia a diffondersi in tutto il globo. Quello che accade al Large Football, ancora senza regole e senza una concreta disciplina, è di venir esportato homemade, in buona sostanza ciascuno porta altrove il suo modo di intendere il Football. Le implicazioni di questo fenomeno sono importantissime perché saranno l'embrione della nascita di talenti cristallini come Diego Armando Maradona e Lionel Messi, fra gli altri. Per ben comprendere come questo secolo sia compresso e collegato ai campioni di oggi occorre ritornare al College di Rugby e a quel William Webb Ellis che sdoganò per primo l'Handle Game distinguendolo, con la sua corsa spontanea, sia dal Passing Game che dal Dribbling Game. Fece nascere una esigenza che in questa diversità di interpretazioni del Giuoco lo fece anche crescere accompagnandolo fino e ben oltre la nascita della Football Association nel 1863, e sulla base della scuola che uno studente aveva modo di frequentare si era soliti specializzarsi nella pratica di una delle tre differenti tipologie di Calcio.

Questo salto temporale ci porta al 1867, cioè al momento nel quale si registra la prima dimostrazione di Foot Ball in Argentina, ma c'è una doverosa premessa da fare: mentre in Inghilterra si continuano a leggere giornali che riportano risultati di incontri calcistici terminati per tre reti a una e per due mete a quattro, chi arriva in Argentina ha le idee molto più chiare. Molti latifondisti scozzesi infatti, che da tempo avevano cercato miglior fortuna in Sudamerica nella seconda metà dell'800 iniziano a dare lavoro a nuovi immigrati che continuano ad arrivare dalle più disparate zone del Regno Unito.

I nuovi arrivati nei porti del Rio de La Plata sono accomunati quasi tutti dal fatto che provengono da zone depresse, non certo quindi dal ricco sud dell'Inghilterra, dove nel periodo stavano spopolando il Passing Game e l'Handle Game. Più a nord, dove il calcio aveva avuto i suoi primi vagiti, le scuole e in generale i Club che si stavano formando prediligevano il Dribbling Game, ossia la cura della tecnica individuale più che del gioco di squadra, e in questa tipologia di Foot Ball si stavano distinguendo in maniera decisiva ancor di più gli scozzesi.

La dimostrazione voluta da Thomas Hogg, che ebbe luogo il 20 Giugno del 1867, non si rivelò sulle prime un successo per la diffusione della pratica del gioco, per la spinta decisiva si dovranno attendere altri quindici anni, quando nel Febbraio del 1882 Alexander Watson Hutton arrivò a Buenos Aires da Edinburgo per insegnare nel St.Andrew's College.

Watson Hutton aveva un'idea d'insegnamento molto distante dai metodi ritenuti consoni presso il College del St.Andrew's. Era convinto che la crescita degli studenti dovesse necessariamente passare all'abbinamento dello studio alla pratica dello sport, tant'è che decise di rassegnare le dimissioni e di fondare una scuola sua dove poter mettere in pratica i suoi propositi. Fu così che nacque, l'anno successivo, la Buenos Aires English High School (BAEHS), e Watson Hutton decise di chiamare subito alla sua corte William Waters per insegnare la pratica sportiva ai suoi studenti, esattamente quel William Waters, anch'egli scozzese, che per molti fu il primo a portare un pallone da calcio in Argentina.

Come molte volte accadeva fra le squadre dei pionieri, che erano infarcite di calciatori provenienti dal Regno Unito, gli incontri erano dimostrativi e avevano spesso lo scopo di raccogliere fondi da devolvere in beneficenza. In più, secondo lo statuto della scuola di Watson Hutton, potevano giocare nella squadra soltanto Footballers che studiavano o avevano studiato nella Buenos Aires English High School. Tutto, come detto, doveva aveva un senso puramente istruttivo e finalizzato ad un processo di maturazione individuale dello studente, anche le finalità filantropiche erano orientate a questo indirizzo, al punto che quando fu deciso di fondare una vera squadra di Football, per evitare pubblicità alla scuola, Watson Hutton scelse di chiamarla genericamente Alumni, costituita interamente da studenti della BAEHS.

Di squadre ce n'erano molte, quasi tutte impegnate e provenienti da college a direzione anglosassone, ma come accadde altrove ben presto anche i locali impararono le regole di questo nuovo gioco e gli avversari non poterono che crescere nel numero. Allo stesso modo crebbe il mito della Alumni, fino a non avere rivali nel calcio dei pionieri argentino. Notizia curiosa, a questo contribuì in maniera quasi totale la presenza di ben sei fratelli e due cugini (quelli accertati, se non di più) appartenenti ad una sola famiglia di scozzesi, i Brown. Questo contribuì a creare una unione di intenti che le altre formazioni non potevano vantare, diciamo insomma di come l'Alumni fosse divenuta quasi 'una questione di famiglia'.

La squadra dell'Alumni si produsse in quindici anni di attività ai massimi livelli per gli standard di allora, non ebbe rivali per molto tempo, ma furono proprio le regole dello statuto dello stesso Club a farlo crollare sotto i colpi del nuovo Calcio che iniziava ad affacciarsi ed evolvere. Come poteva vivere e finanziarsi un Club che poteva annoverare fra le sue fila solo studenti, insegnanti o ex alunni della scuola e che, soprattutto, ogni volta che racimolava qualche soldo per le sue comparse in campo doveva devolvere l'intera cifra in beneficenza...? Senza potersi potenziare e vista la mancata possibilità di finanziarsi, l'incredibile storia dell'Alumni, assoluta squadra di rango di pionieri argentini, si spense dopo appena quindici anni di bagliore assoluto, e se ad oggi la città di Buenos Aires ci racconta di epiche battaglie fra Boca e River, fra Argentinos Junior e Lanus, fra Independiente e San Lorenzo, questo lo si deve anche e soprattutto ad Alexander Watson Hutton, a Guillermo Waters e alla famiglia Brown.

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Ambasciata Argentina Di Roma

LA RONDINE NERAIl Foot Ball attecchisce in Italia alla fine degli anni '80 del diciannovesimo secolo. I pionieri sono qu...
03/10/2021

LA RONDINE NERA

Il Foot Ball attecchisce in Italia alla fine degli anni '80 del diciannovesimo secolo. I pionieri sono quasi sempre dei signorotti degli alti ceti, quelli che hanno la possibilità di viaggiare e si confrontano con il curioso giuoco nelle varie zone dell'Inghilterra che raggiungono per motivi di studio o di lavoro. Questa palla presa a pedate allo scopo di marcare un goal nel Regno Unito è già più che una realtà, si contano migliaia di fans già intenti ad assistere agli incontri,, e inevitabilmente questa febbre finisce con l'affascinare e coinvolgere sempre più persone anche altrove. L'Italia non fa eccezione, e il nuovo sport impiega davvero poco per propagarsi a macchia d'olio. Marinai che attraccano nei porti con i loro bastimenti, emigranti, nobili altezzosi, tutti provano il Foot Ball. Dalla Francia alla Bulgaria in Europa, dalle Indie al Sud America, ai Paesi del Medio Oriente, in Italia accade esattamente lo.stesso.

Da Torino e Vercelli si scende verso i carrugi a Genova, e via via continua a diffondersi in tutto il resto della pen*sola. Il 1896 è l'anno in cui la Società Ginnastica Udinese, nel Nordest, fa ufficialmente la conoscenza del Calcio. Anche se, come spesso accade in quegli anni di pionieri, si dovrà attendere ben oltre perché arrivi una data ufficiale, ed esattamente il 5 Luglio del 1911, la regione friulana comincia a calciare il pallone intorno a quell'anno, probabilmente anche prima. Occorre puntualizzare infatti che nel primo periodo i primi rudimenti del Foot Ball venivano appresi spesso da atleti di società che praticavano altre discipline. Era ottimo per allenare il fisico, coinvolgeva molti atleti e, cosa da non trascurare, bastavano un prato due porte e un pallone per praticarlo.

Negli annali della Società Ginnastica Udinese si annovera un'esibizione antecedente al 1896, gli atleti della Rondine Nera infatti, già il 15 Settembre del 1895 erano a Roma, esattamente al Velodromo Roma di via Salaria, per una kermesse sportiva al cui margine ci fu lo spazio anche per una esibizione del nuovissimo Foot Ball, in cui i friulani affrontarono la squadra della Rodigina. Piccola nota di colore, fra i molti spettatori per l'esibizione, pare siano oltre diecimila gli assiepati sugli spalti, questo primo match vedrà come spettatore anche il Re Umberto I.

Non c'erano abiti specifici per il Foot Ball, almeno al principio, ovviamente non era ancora come l'Inghilterra. Ci si vestiva normalente, arrotolando il pantalone e rimboccandosi le maniche per non sporcarsi troppo, e si iniziava a correre. Col trascorrere dei primi anni però, sempre sulla scorta di quanto stava accadendo nel Regno Unito dove si stava passando dalle tinte unite e dai 'caps' a varie e differenti livree, anche in Italia le cose cominciarono a cambiare. La bella abitudine dei 'caps' inglesi, che ancora si conserva nel Rugby, aveva lasciato spazio alla fantasia nelle casacche, che cominciarono ad identificare questo o quel Club con la zona di appartenenza o con la propria tradizione storica. In Italia partimmo dalla fase due, ma quando le nostre squadre ancora giocavano in completi bianchi oppure neri, Oltre Manica gli appassionati distinguevano già i Reds dai Blues, ma a quel punto non ci volle molto.

Per la Società Ginnastica Udinese fu abbastanza semplice pensare di cambiare, il bianco e il nero erano i colori cittadini, e il territorio in quel periodo contava già moltissimo, infatti identificarsi con la propria storia, con la tradizione dei luoghi dai quali si proveniva era la pura essenza di questo Foot Ball. E' così che da una semplice storia di sport come ce n'erano e ve ne saranno ancora tante, si poté e si può ancora affondare le dita nel terreno della storia, e lo facciamo brevemente insieme. Il gonfalone cittadino udinese come detto ha i colori bianco e nero e questo per via della casata dei Conti Savorgnan de Brazzà (Brazzaco). Erano i signori di molta parte delle terre vicine al capoluogo friulano pertanto quando i 'primi bianconeri d'Italia' erano sul principio di emettere i loro primi vagiti, la storia dei loro colori li precedeva in maniera piuttosto importante, se non addirittura impegnativa.

Nel 1752, a Castel Gandolfo, nei pressi di Roma, era nato Pietro Paolo Savorgnan di Brazzà, decimo di tredici figli di Ascanio e di sua madre Giacinta Simonetti, marchesina di Gavignano. Rampollo della nobile famiglia di Moruzzo, a quindici anni si trasferì a Parigi per studiare presso il Collegio dei Gesuiti di Sainte-Geneviève. Poco più tardi Pietro decise di intraprendere la carriera militare, in Marina, e diplomatosi, nel 1874 ottenne la cittadinanza francese. Per i transalpini si occupò di portare a termine varie missioni in Africa Equatoriale e sul fiume Congo nel 1880. Lì conobbe e intessì relazioni con un Re locale, della tribù dei Bekeke, cui chiese di stringere dei rapporti commerciali in rappresentanza della Francia, che voleva bloccare gli interessi coloniali belgi sulla zona. Politica misto avventura, Pietro Savorgnan, pur scaricato successivamente dai francesi ebbe un ruolo di primo piano nello sviluppo commerciale di quell'area dell'Antica. Fu grazie a lui che la Francia ottenne la concessione per impiantare un insediamento francese sul fiume Congo, Nkuna, che più tardi prenderà il nome di Brazzaville, oggi conosciuta come Kinshasa.

L'Udinese e la storia, i friulani ed il mondo. Mentre Pietro era impegnato con la carriera diplomatica in Italia il fratello Detalmo si imbarca per gli Stati Uniti. Quando la nave salpa non manca molto a che il capoluogo friulano conosca il Foot Ball, ma lui, un appartenente al Casato dei Savorgnan, a Nuova York conosce Cora Slocomb, che più tardi diventerà sua moglie. Molto lontani entrambi dalle idee dell'avventuriero Pietro, i due finiranno per ritornare nei possedimenti di famiglia di Moruzzo, dove Cora, per permettere alle donne del luogo di emanciparsi, avrà l'intuizione di istituire varie scuole di merletti, alcune delle quali ancora oggi in attività.

Il calcio e la tradizione, il calcio e la storia. Pietro Savorgnan, l'avventuriero, Detalmo, il sognatore. Sono i colori di Udine e dell'Udinese, a ridosso dei quali dobbiamo aggiungere la figura di Cora, che oltre a tutte le sue scuole di merletti, va ricordata soprattutto perché si deve a lei la nascita della prima bandiera della Pace della storia, tessuta dei colori che non erano presenti in altre bandiere, e che nacque esattamente lì, fra le Alpi della Carnia, la Bisiacaria e le Venezie. Identità, la sua Rondine Nera.

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NON E' SOLTANTO UN GIOCOSi sente dire spesso, soprattutto da coloro cui il calcio interessa poco, di come le manifestazi...
07/09/2021

NON E' SOLTANTO UN GIOCO

Si sente dire spesso, soprattutto da coloro cui il calcio interessa poco, di come le manifestazioni dei tifosi di questo sport siano molte volte eccessive e decisamente fuoriluogo per questo sport che, comunque, resta 'soltanto un gioco'. Ecco, se c'è una cosa che manda in bestia un appassionato del Football è proprio una esternazione del genere, il fatto che lo si ritenga solamente un gioco. Innanzitutto perché priva della necessaria sensibilità verso l'appassionato, e poi perché, oltre a trascurare le evidenti implicazioni di carattere economico che il calcio muove, crediamo abbastanza evidenti, la cosa che è stata sempre importante già dal tempo dei pionieri, ma che spesso fortunatamente si conserva e si ritrova ancora oggi, è la completa identificazione con il territorio di provenienza, che fa dell'appartenenza, delle abitudini locali, della comunità, l'asse portante di un gruppo di persone che decide da un momento a un altro di aggregarsi, di riconoscersi, per fare calcio sotto gli stessi colori. Per questo non occorre necessariamente parlare di squadre come lo Swansea o il Monaco 1860, il Brest o il Catanzaro, l'Atletico Bilbao o il Paok Salonicco. Accade così ovunque, fregandosene di categorie e risultati e tenendo solamente per la propria tradizione, il territorio e la bandiera.

Per convincervi voliamo un'altra volta oltreoceano e per prenderla sufficientemente alla larga iniziamo col dire che la lingua Táino è una lingua precolombiana oggi scomparsa che veniva parlata dalle popolazioni dell'area caraibica, appunto i Táino. Essi usavano il termine kasike per definire i loro capi, uns sorta di Re o dei Principi. Era un popolo che dalle Antille iniziò a muoversi e ad occupare anche alcune zone della mesoamerica, Messico, Honduras, El Salvador e Nicaragua compresi. Si insediarono cercando una coabitazione con le popolazioni locali che non sempre si rivelò pacifica. Quelle terre erano abitate dai Nahuas, un popolo indio di guerrieri molto simili per abitudini e temperamento a Maya e Olmechi, ma a loro volta, anche i Nahuas, soprattutto maldigerendo l'arrivo degli spagnoli e dei portoghesi dal Vecchio Continente, iniziarono una loro migrazione alla ricerca di nuove zone dove potersi stabilire più a sud, e si inoltrarono così nella parte preandina delle regioni amazzoniche del Sudamerica.

In uno degli stati più occidentali dell'odierno Brasile, quello di Acre, confinante con quello di Amazonas, alcune famiglie del popolo dei Nahuas si stabilirono da subito nella valle del fiume Juruá. Stiamo parlando dei secoli XV e XVI, e da allora, anche se in maniera più lenta, finirono per occupare e costruire nuovi insediamenti anche sulle rive dei vari suoi affluenti nella zona. Il contributo di queste popolazioni e il loro sviluppo, nei secoli si sono rivelati fondamentali per la costruzione dell'identità dell'intero stato acreano, e se si considera che i popoli appartenenti al ceppo indio dei Nahuas che abitano lo stato di Acre ad oggi sono ben quattordici, è abbastanza semplice comprendere come e quanto la cultura di questi popoli sia connessa al territorio acreano. Appartengono a tre differenti ceppi linguistici, i Pano, gli Aruak e gli Arawá, divisi poi in ulteriori sottogruppi che comunque occupano maggiormente la zona intorno alla odierna città di Cruzeiro do Sul.

Questa è una storia che mettiamo molto volentieri fra le pillole di calcio che vogliamo proporre, e rappresenta senza dubbio un invito a riflettere, se ce ne fosse bisogno, su quanto la storia di un Club sia comunque legata a doppio filo con il territorio nel quale nasce, cresce e si sviluppa. Se questo, nel calcio o comunque in tutti gli sport che in un modo o nell'altro hanno dimostrato di avere un trascorso comune, continua a succedere fino ai giorni d'oggi, è abbastanza chiaro che non riguarda soltanto quei novanta minuti e quel prato.

Il Football dei pionieri a nostro avviso è sempre stato molto altro, e francamente conforta sapere che anche nel lontanissimo e lussureggiante stato di Acre, al confine occidentale fra Perù e Brasile, dove le gelide e nervose acque del fiume Juruá discendono dirette dalla catena andina irrigando e nutrendo larga parte di quel territorio, qualcuno un giorno abbia deciso di dare il suo contributo al calcio restituendo ai popoli della zona una parte della loro identità e delle loro tradizioni avendo l'intuizione, il privilegio, di dare alla luce il Náuas Esporte Clube. Tutto accade il 19 Ottobre del 1923 nei pressi di Cruzeiro do Sul, una città che oggi non arriva a ottantamila abitanti e che al tempo doveva essere poco più che un insediamento di coloni od operai. Parliamo di uno stadio, l'Arena do Juruá, da poco più di cinquemila posti di capienza, e di un posto lontanissimo quasi da tutto. Parliamo dei Cacique (ricordate i kasike dei Táino...?) do Juruá, i Re del fiume, la squadra che porta il nome dei popoli che hanno colonizzato la zona e che indossa maglie gialloverdi in onore della bandiera dello stato acreano. Il Football non è soltanto un gioco!

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Acre Brazil Ambasciata del Brasile a Roma

IL NESSO FRA PINEROLO E IL FERROCARRILNella seconda metà dell'800 la rivoluzione industriale aveva dato nuova linfa al f...
04/09/2021

IL NESSO FRA PINEROLO E IL FERROCARRIL

Nella seconda metà dell'800 la rivoluzione industriale aveva dato nuova linfa al fascino esotico e al richiamo mai del tutto sopito del Sud America. Furono in molti in quel periodo a rinforzare le fila di chi provava a cambiare la sua vita. Provenivano da tutta Europa quelli che continuavano a lasciare il vecchio continente per cercar fortuna oltreoceano, e fra quelli che decidevano di andare c'era sia chi tentava la sorte cercando un semplice e dignitoso impiego, sia quelli che invece si trasferivano con del denaro da investire e da far fruttare, per proprio conto o seguendo le disposizioni che provenivano dalla Madre Patria. Era così, affascinante e doloroso dunque, questo viaggio verso l'ignoto, ma una volta giunti gli stranieri continuavano ad occupare nuovi terreni e nuove zone rurali da trasformare in industriali e commerciali per poter dare sviluppo a quello che in Patria c'era già mentre lì nel Nuovo Mondo continuavano a chiedere di costruire.

Accadde in questo contesto che la Central Uruguay Railway, società finanziata con capitali inglesi che già lavorava in Uruguay nel settore delle ferrovie dal 1878, spostandosi per permettere ai suoi dipendenti di raggiungere in modo più comodo il posto di lavoro, decise di stabilire i suoi nuovi uffici nella zona di Villa Peñarol, che in quel periodo dorgeva immediatamente a ridosso della zona nordovest della capitale uruguaiana di San Felipe y Santiago de Montevideo. Insieme a faccendieri, impiegati, operai e imprenditori però, da qualche tempo, dall'Inghilterra cominciavano ad arrivare anche dei palloni. Il nuovo sport dal Regno Unito continuava a diffondersi ovunque a macchia d'olio, e l'estuario del Rio de la Plata non faceva ovviamente eccezione. Per ingannare il tempo si giocava anche sulle navi quando il clima lo permetteva, e i palloni che non venivano tirati malamente nell'oceano arrivavano a terra e cominciavano inevitabilmente a rimbalzare anche su suolo sudamericano.

La bellezza e la curiosità, miste all'esigenza di creare uno svago per chi lavora, portano a riunirsi 118 fra impiegati e operai della Central Uruguay presso gli uffici della società. E' la sera del 28 Settembre del 1891 e sono circa le otto quando, di fronte al presidente Roland Moor, danno vita ad una associazione civile senza scopo di lucro che decidono di chiamare C.U.R.C.C., ossia Central Uruguay Railway Cricket Club, ed è un club che annovera fra i primi sport ovviamente il Cricket ed il Rugby. Fra i 118 fondatori figurano 45 uruguaiani, un tedesco e ovviamente 72 cittadini britannici. Come accade quasi sempre fra i pionieri del calcio quei signori non di rendono subito conto di cosa stanno facendo, non si avverte certamente la portata e le implicazioni di un simile evento quella sera, ma ha inizio così la storia del Club Atlético Peñarol, che però verrà rinominato con questo nome soltanto il 13 Dicembre 1913 dopo aspri e continui dissidi, scioperi e lotte salariali fra gli operai e la società del ferrocarril.

Storia magnifica sulla quale probabilmente dovremo ritornare quella dei Carboneros ma in realtà in questo breve vogliamo parlarvi di un'altra storia in questa storia, anche questa proforma del resto, e per farlo bisogna riavvolgere il nastro del tempo e giungere fino al 1765, quando l'italiano Giovanni Battista Crosa, giunto dal Bel Paese, non potendo permettersi un domicilio dentro l'area urbana di Montevideo, appannaggio di spagnoli e portoghesi, decide di acquistare quindici ettari di campagna nella Banda Oriental, esattamente fra il mare e il Rio de La Plata (l'Uruguay era ancora lungo da ve**re).

Giovannattista iniziò a coltivare la sua terra, ma col tempo aprì un piccolo spaccio per dare ricovero ai numerosi gauchos che giungevano nella zona dalla città col bestiame e da lì il passo fu ovviamente breve, ne nacque una sorta di osteria dove iniziarono a servire dei pasti per gli avventori. Al tempo acquisire un terreno vergine dava spesso la possibilità al proprietario di rinominato e fu quasi ovvio per Crosa scegliere il nome. Era giunto con la famiglia da Pinerolo, quindi in dialetto Pinareul, fu altrettanto semplice per i locali che frequentavano la zona, qualche tempo più tardi, abituarsi alla Villa Pinearul, che ben presto modificarono in un più spagnoleggiante Peñarol.

Dopo oltre un secolo, all'arrivo degli inglesi, essi tentarono di rinominare la zona dandole un più british Nuova Manchester, ma fu proprio per volere della popolazione locale che il tentativo di cancellare cento anni di storia di quella zona fu rigettato, e considerato l'enorme patrimonio che poi sarà donato agli appassionati del Foot Ball con il Club Atlético Peñarol, non possiamo far altro che ringraziare ancora oggi gli aficionados dei Campeón del Siglo per quella lungimirante scelta.

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Club Atlético Peñarol Città di Pinerolo Regione Piemonte Intendencia de Montevideo Ambasciata d'Italia a Montevideo Lega Serie A

GLI INGLESI DEL GENOA7 Settembre 1893. Una data storica per il nostro Calcio, anche se distante sei anni dal momento in ...
23/08/2021

GLI INGLESI DEL GENOA

7 Settembre 1893. Una data storica per il nostro Calcio, anche se distante sei anni dal momento in cui Edoardo Bosio importò il gioco stregato appena più a nord, nella città di Torino. Importante chi arriva per primo, e ci mancherebbe, ma il contributo dato dagli inglesi di Charles De Grave Sells al nostro Calcio nel suo sviluppo fu enorme sin dal principio, e fu così, per questo, che ebbe i suoi natali il Genoa Cricket & Athletic Club. Eccolo qui il nordovest ed eccole qui le due città che detengono il pegno, l'onore, questa sorta di privilegio di essere state le prime a conoscere e a veder diffuso il Foot Ball. In Liguria poi, dopo le prime vittorie, sarà l'ingresso del Dottore, Sir James Richardson Spensley, a dare la spinta definitiva a un movimento che, seppur dilettantistico, iniziava a far impazzire chiunque assistesse al movimento di questa 'Fun Ball' fra coloro che tentavano di prenderla a pedate.

Siamo ancora nel 1896, l'Italia è alle prese con la politica coloniale del Governo Crispi e si stanno disputando le prime Olimpiadi dell'Era Moderna. Il Genoa di Spensley abbandona il completo bianco per distinguersi e per giocare per un breve periodo con maglia bianca e pantalone nero, ma presto, continuando a subire le fascinazioni provenienti dalla Terra dove il Foot Ball era nato e stava spopolando, la squadra genovese cambierà ancora, acquisendo una casacca con pantaloncino bianco e maglia a bande larghe verticali, bianco e azzurre, in onore dello Sheffield Wednesdey, squadra la cui popolarità al tempo giungeva ben oltre la Manica, fin qui su suolo italico.

Il Foot Ball era una latta d'olio caduta al terreno che continuava a propagarsi e stava facendo scivolare tutti. In Piemonte si moltiplicavano le società polisportive, le associazioni, i Club e anche dei semplici gruppi di ragazzi che volevano cimentarsi nel gioco della Palla e annoverare quindi anche il Calcio fra le varie discipline praticate. Al tempo era così, non solo in Italia, o in Europa, ci si incontrava sul Calcio provenendo dalla pratica sportiva in genere, poco importa se fossero società ginnastiche, circoli canottieri, atletiche o altro. Prendiamo ad esempio il club carioca del Flamengo, nato come Club de Regatas do Flamengo. Era un circolo di canottieri che solo successivamente, quando dei dissidenti della Fluminense, come avremo modo di trattare più avanti, chiederanno 'asilo' decidendo di organizzarsi per conto proprio, potranno regalare agli appassionati di calcio di tutto il mondo uno dei derby più iconici del globo: il FlaFlu.

Così il Genoa, di Genova ma con marcata impronta britannica, la stessa impronta che fino ai primi anni del novecento rappresenterà più che un semplice tributo. Nel 1899 il Calcio acquisisce un ruolo preminente nella società ligure e per questo a Cricket & Athletic Club viene sottratto il termine Athletic per sostituirlo col più moderno e pertinente Football. I biancoblù liguri del Genoa subiscono un nuovo scossone il 22 Gennaio del 1901, giorno in cui Vittoria, Regina d'Inghilterra, muore. Come già detto sono i tempi in cui si inizia a lasciare il candore delle casacche interamente bianche per acquisire colori più identificativi. Si cambiano i colori sociali per i motivi più disparati, questioni di territorio, appartenenza, motivi storici, talvolta anche politici. Il giovane Club genovese non può non raccogliere l'evento con partecipazione, è così che gli atleti della squadra della città della Lanterna decidono di abbandonare la livrea dello Sheffield Wednesday per indossare quella della Union Jack, ed onorare al meglio la dipartita della Regina d'Inghilterra. Sono il rosso, il blu e il bianco.

Diciamo che si ristabilisce ufficiosamente un reciproco riconoscimento, se si considera che almeno un paio di secoli prima, se non tre, erano stati proprio gli abili navigatori della Superba, padroni dei mari, a concedere l'utilizzo della Croce di San Giorgio alla flotta britannica per scampare alle continue scorribande di pirati e bucanieri per i mari europei e per l'oceano atlantico, lo stesso che più avanti farà parlare di Genova e degli Xeneizes anche a sud dell'estuario del Rio de la Plata, ma questa è un'altra storia...

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Genoa CFC Genova GenovaToday Sheffield Wednesday FC

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