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Durante la seconda guerra mondiale, nonostante carri armati, aerei e armi moderne, milioni di cavalli furono ancora impi...
19/02/2026

Durante la seconda guerra mondiale, nonostante carri armati, aerei e armi moderne, milioni di cavalli furono ancora impiegati sui fronti europei. Solo la Wehrmacht ne utilizzò oltre due milioni per trainare artiglieria, rifornimenti e ambulanze da campo. In condizioni estreme - fango, neve, gelo - spesso erano più affidabili dei mezzi motorizzati.

Anche l’Armata Rossa fece largo uso di cavalleria e cavalli da trasporto, specialmente nelle vaste distese dell’Est, dove le infrastrutture erano limitate. In molti casi, la guerra “moderna” si combatteva ancora con una logistica degna dell’Ottocento.

Però c’è un cavallo diventato simbolo di un’intera guerra.
Si chiamava Reckless ed era una piccola giumenta mongola acquistata dai Marines durante la Guerra di Corea. Anche se non parliamo della seconda guerra mondiale ma di un conflitto di pochi anni successivo, la sua storia è legata allo stesso mondo militare in cui, fino al 1945, i cavalli erano ancora fondamentali.

Reckless trasportava munizioni su e giù per le colline sotto il fuoco nemico. Durante la battaglia di Outpost Vegas fece decine di viaggi in un solo giorno, spesso da sola, imparando il percorso a memoria. Rimase ferita più volte ma continuò a lavorare. Alla fine fu promossa ufficialmente al grado di Staff Sergeant: un caso rarissimo nella storia militare.

Con l’inizio dell’Anno del Cavallo nel calendario cinese, si celebra energia, coraggio e determinazione. La storia di Reckless - e di milioni di altri cavalli meno noti - ci ricorda che queste qualità non sono solo simboliche.

In un’epoca di carri armati e bombardieri, spesso era ancora il passo di un cavallo a fare la differenza.

Forse l’Anno del Cavallo non parla solo di velocità e successo, ma anche di resilienza silenziosa: quella di chi continua ad avanzare, anche sotto il peso più duro.

Febbraio 1945.Un osservatore della Royal Navy decise di dedicare il suo biglietto di San Valentino non a una donna, ma.....
16/02/2026

Febbraio 1945.
Un osservatore della Royal Navy decise di dedicare il suo biglietto di San Valentino non a una donna, ma... al suo aereo!

Il “fortunato” era un Fairey Swordfish, il vecchio biplano soprannominato Stringbag, che aveva già visto più missioni e tempeste di quante se ne potessero contare.
Il militare incollò il biglietto nel diario di bordo, quasi fosse una dichiarazione d’amore.

Forse era ironia.
Forse era superstizione.
O forse era semplice gratitudine: perché in guerra, l’unica cosa che contava davvero… era tornare a casa.

Il 10 febbraio, con la Giornata del Ricordo, l’Italia commemora le vittime delle foibe e il dramma dell’esodo giuliano-d...
10/02/2026

Il 10 febbraio, con la Giornata del Ricordo, l’Italia commemora le vittime delle foibe e il dramma dell’esodo giuliano-dalmata.

Tra il 1943 e il 1945 e negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale, migliaia di italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia furono uccisi o perseguitati dai partigiani jugoslavi di Tito. Molti vennero gettati nelle foibe, profonde cavità carsiche, spesso dopo arresti sommari e violenze.
Accanto alle uccisioni, un’intera popolazione fu costretta a lasciare la propria terra: oltre 250.000 persone abbandonarono case, affetti e identità per sfuggire a repressioni, intimidazioni e discriminazioni.

Arrivati in Italia, molti esuli trovarono povertà, diffidenza e indifferenza, vivendo per anni nei campi profughi, spesso in condizioni difficili. Alla perdita della patria si aggiunse così la sofferenza di sentirsi stranieri nella propria nazione.

Per decenni, questa tragedia è stata minimizzata, lasciando senza voce le vittime e gli esuli. Ricordare oggi significa fare i conti con la storia nella sua complessità, senza strumentalizzazioni, ma con rispetto per il dolore di chi ha sofferto.

Siamo convinti che l’odio, il nazionalismo esasperato e la violenza non portano mai nulla di positivo. Producono solo dolore, ingiustizia e ferite che attraversano le generazioni. La memoria serve proprio a questo: a riconoscere gli errori del passato per non ripeterli e a scegliere il rispetto e l’umanità come unica strada possibile.

Lo sapevi che…? 🏔️🎿Nel 1944 i Giochi Olimpici Invernali sarebbero dovuti svolgersi proprio a Cortina d’Ampezzo, ma furon...
06/02/2026

Lo sapevi che…? 🏔️🎿

Nel 1944 i Giochi Olimpici Invernali sarebbero dovuti svolgersi proprio a Cortina d’Ampezzo, ma furono cancellati a causa della Seconda Guerra Mondiale? La guerra aveva congelato sport, competizioni internazionali e sogni di atleti da tutto il mondo — e le Dolomiti, che pochi anni dopo sarebbero diventate simbolo di sport e unità, restarono in silenzio per quel grande evento che non si tenne mai.

Ci vorrà infatti più di un decennio perché Cortina possa finalmente ospitare i Giochi: nel 1956 e poi, dopo altri 70 anni, di nuovo nel 2026 con i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, ufficialmente inaugurati il 6 febbraio 2026 con una cerimonia unica che unisce città e montagna.

Oggi, mentre atleti da tutto il mondo competono sulle piste e sul ghiaccio, è affascinante pensare che lo stesso scenario fu protagonista di un sogno interrotto dalla guerra — e ora, sette decenni dopo, torna al centro della scena sportiva mondiale. 🏅

Un ricordo storico, e un evento che celebra la pace, la competizione e l'unità in uno dei periodi più intensi dello sport globale.

E tu quale disciplina seguirai? Sci alpino, snowboard, biathlon… o hockey su ghiaccio?

Indossata dai piloti americani durante la Seconda Guerra Mondiale, la giacca da bombardiere è un capo d’abbigliamento ca...
04/02/2026

Indossata dai piloti americani durante la Seconda Guerra Mondiale, la giacca da bombardiere è un capo d’abbigliamento carico di storia e significato.

I Boeing B-17 e B-24 impiegati dalle United States Army Air Forces nelle campagne di bombardamento strategico diurno contro obiettivi industriali, civili e militari tedeschi volavano a quote superiori ai 7.000 metri. Gli aerei non erano pressurizzati né riscaldati e le temperature potevano scendere ben al di sotto dei –30°C.
Per resistere a condizioni così estreme, i piloti avevano bisogno di una giacca estremamente calda, robusta e funzionale: nasce così questo tipo di giacca in shearling (pelle di montone o agnello tosato da poco), diventata poi un’icona senza tempo, ancora oggi amatissima.

La B-9, rispetto ai modelli precedenti, rappresentava un’evoluzione tecnica: più leggera, più confortevole e pensata per offrire maggiore libertà di movimento negli spazi ristretti delle cabine di pilotaggio. I grandi colli in shearling non erano solo estetici: potevano essere sollevati per proteggere il volto dal gelo durante le missioni più dure.

Curiosità interessante: durante la Seconda guerra mondiale queste giacche non furono indossate esclusivamente dagli equipaggi dei bombardieri ad alta quota. La loro eccezionale protezione contro freddo, vento e umidità le rese presto apprezzate anche da ufficiali e personale operativo a terra. Nate come puro strumento funzionale, le shearling jacket finirono per incarnare l’immagine stessa dell’aviatore: pratiche, robuste e cariche di carattere.

Oggi, la Schott-NYC B-9 Made in USA riprende fedelmente quello spirito: un capo nato per la guerra, diventato leggenda, e arrivato fino a noi senza perdere un grammo del suo carattere originale.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, più di 1,5 milioni di civili britannici — bambini, mamme con neonati e persone con p...
29/01/2026

Durante la Seconda Guerra Mondiale, più di 1,5 milioni di civili britannici — bambini, mamme con neonati e persone con problemi di salute — furono evacuati dalle città verso località rurali considerate più sicure.
Tra gli oggetti essenziali che ciascun bambino portava con sé c’era la maschera antigas, spesso conservata in una scatola di cartone su cui il proprietario scriveva nome e indirizzo. Per evitare confusione, molti realizzavano una custodia personalizzata attorno alla scatola.

L’esemplare che vedete nella foto è originale del 1938, completo e in ottime condizioni. Sul suo cartoncino compare il nome del proprietario, una bambina dell’epoca. Un piccolo oggetto che racconta una grande storia: quella dei bambini e delle famiglie costrette a vivere sotto la minaccia dei raid aerei, e della quotidianità fatta di precauzioni e resilienza.

Ogni dettaglio è una testimonianza storica: dalle scritte sul cartone alla custodia, fino al design della maschera stessa.

Un episodio poco noto della storia della seconda guerra mondiale, ambientato in uno dei luoghi più remoti del pianeta.Un...
28/01/2026

Un episodio poco noto della storia della seconda guerra mondiale, ambientato in uno dei luoghi più remoti del pianeta.
Un racconto di isolamento, attesa e resa lontano dai combattimenti.

Questa è la storia dell’ultimo soldato tedesco ad arrendersi durante la seconda guerra mondiale.

Il suo nome è Tenente Wilhelm Dege ed era il Comandante dell'Operazione Haudegen che aveva lo scopo di stabilire una stazione meteorologica nell’arcipelago norvegese di Svalbard, vicino al Polo Nord. La stazione doveva fornire le informazioni necessarie alla Marina e all’Aeronautica tedesca per pianificare con più successo le proprie azioni militari (in seguito alla scoppio della guerra, i tedeschi non avevano più accesso alle informazioni meteo della rete meteorologica internazionale, controllate e codificate dagli alleati).

Con la sua squadra di 11 uomini, Dege raggiunse l’arcipelago a bordo del sottomarino U-307 assieme alla nave-rifornimento Carl J. Busch. Costruì la stazione grazie ai copiosi mezzi trasportati tra cui tutti i macchinari necessari, appositamente smontati e imballati, 7 tonnellate di carbone per il funzionamento dei forni e numerose provviste di cibo.

La stazione rimase attiva per 12 mesi, dal 9 settembre 1944 al 4 settembre 1945. Fu un periodo difficile, passato in totale isolamento a temperature proibitive per la sopravvivenza, trascorso a combattere gli orsi polari e a convivere con la costante minaccia di un'imboscata dei Commandos inglesi (che però non videro mai).
Il 5 maggio del 1945 la stazione perde il contatto radio e solo ad agosto i soldati tedeschi riescono a chiedere aiuto (ricordiamo che il 7 maggio 1945 la Germania si è arresa incondizionatamente). Dotati soltanto di una piccola imbarcazione a remi, il gruppo tedesco fu costretto a rimanere in attesa di qualcuno che potesse ve**re a portarli via.

Soltanto a settembre, una imbarcazione norvegese si è fatta finalmente vedere. Era la piccola nave Blasel, con a bordo il capitano L. Albertsen. Dege e i suoi uomini lo accolsero sulla spiaggia ghiacciata usando la lingua inglese, che però il norvegese non conosceva. Allora Dege si rivolse a lui in norvegese (Dege ha fatto il traduttore per la wehrmacht dal 1940 al 1943) chiedendo:
- Vogliamo discutere della nostra resa qua sulla spiaggia o posso offrirvi un buon caffè tedesco e una grappa?
L’invito fu accettato con piacere dal capitano norvegese.

I tedeschi condivisero con i norvegesi ciò che rimaneva delle loro razioni di cibo, alcolici e si*****te. La mattina del 4 settembre, imbarazzato, il capitano norvegese disse a Dege che è stato inviato dalla Reale Marina Norvegese per farli arrendere e portarli via. Il problema era che il norvegese non sapeva quale fosse la procedura per compiere l’incarico.
Senza esitare, Wilhelm Dege poggiò sul tavolo la sua Luger dicendo:
- Ecco a lei. Con questo io mi arrendo.
Poi Dege ha scritto un documento in lingua norvegese che firmarono tutti ufficializzando così la resa.

É stata l’ultima unità tedesca ad arrendersi durante la seconda guerra mondiale.

Conoscevate questa storia? 📖

27 gennaio - come ogni anno, celebriamo la Giornata della Memoria e ricordiamo le vittime dell’Olocausto e di tutte le p...
27/01/2026

27 gennaio - come ogni anno, celebriamo la Giornata della Memoria e ricordiamo le vittime dell’Olocausto e di tutte le persecuzioni, per onorare chi ha sofferto e per non dimenticare dove possono portare l’odio, l’indifferenza e la disumanizzazione.
Siamo convinti che la memoria non è solo un esercizio del passato, ma una grossa responsabilità nel presente.
Ricordare significa scegliere, ogni giorno, il rispetto, la dignità e l’umanità.
NON DIMENTICHIAMO!

Romagna, gennaio 1945.Nevicata seria, come qualche giorno fa a Rimini e nei dintorni...Due soldati inglesi catturano un ...
12/01/2026

Romagna, gennaio 1945.
Nevicata seria, come qualche giorno fa a Rimini e nei dintorni...
Due soldati inglesi catturano un pupazzo di neve nemico vicino al loro cannone automatico antiaereo Bofors.
"Non ti muovere, Fritz, adesso sei nelle nostre mani!" 😂

🇫🇷 Un frammento di storia francese torna alla luce!Képi da ufficiale del Secondo Impero, originale, in panno nero con co...
28/10/2025

🇫🇷 Un frammento di storia francese torna alla luce!

Képi da ufficiale del Secondo Impero, originale, in panno nero con cordonatura dorata e numero “6” frontale.

Nodo ungherese sulla sommità, visiera in cuoio: tutti i dettagli che raccontano un’epoca di eleganza militare e tradizione.

Un kepi che ha visto la storia passare, ma conservato in buone condizioni!

Disponibile nel negozio: 👇
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Nato da un profondo amore per la Storia, soprattutto della seconda guerra mondiale, il nostro negozio dispone di prodotti originali e repliche di abbigliamento ed equipaggiamento militare, documenti, libri e fotografie. Si tratta di un vero salto indietro nel tempo, nei tumultosi anni che hanno segnato per sempre non solo la geografia del nostro continente, ma anche coscienze... Raggiungiamo tramite le fotografie e i filmati di quei tempi, tramite l’abbigliamento e l’equipaggiamento militare conservato fino ai nostri giorni, terre che hanno dovuto fare i conti con il volto crudele delle guerra: Francia, Regno Unito, Italia, Belgio, Russia, Germania, Stati Uniti, Giappone, ecc. Abbiamo il dovere di conoscere i fatti e di non dimenticare. Per questo LINEAGOTICA.IT mette a disposizione di rievocatori, collezionisti e attori il suo materiale storico, in un sito di facile navigazione. Il suo nome è ispirato dalla linea difensiva istituita dai tedeschi nel tentativo di rallentare l'avanzata dell'esercito alleato per affinità storica e geografica, visto che il nostro “quartiere generale” si trova a Rimini.

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