02/03/2015
POCO PRIMA DELLA NEBBIA
Spalancò gli occhi ed aprì la bocca per respirare, ma c’era un masso sul petto che gli impediva di farlo; negli occhi vedeva ancora un’oscurità più nera del buio della stanza. Ancora il solito sogno. La tentazione di gridare era forte, ma i suoi fratelli lo avrebbero preso in giro: con gli occhi sbarrati e la gola stretta si sforzò di respirare, finché non riuscì a smettere di tremare.
Si sedette sul letto e guardò verso la finestra: una debole luce filtrava dalle serrande. Forse era meglio alzarsi: tanto non si sarebbe sarebbe riaddormentato, non ci era riuscito nemmeno le volte precedenti.
In silenzio, un passo alla volta, si avvicino alla sedia, prese i suoi vestiti ed uscì fuori dalla stanza; strisciò, attento a non fare nessun rumore, fino alla cucina, si vestì alla debole luce del sole autunnale che sorgeva dalle colline. Uscì fuori, in cortile, respirò fino a sentire che i polmoni scoppiavano ed iniziò a correre: sentiva ancora addosso la paura che gli uomini del sogno lo trovassero. E dato che finiva sempre in un luogo che gli ricordava il seminterrato, avrebbe corso il più lontano possibile da casa.
Corse finché non iniziò a sentire freddo e male al fianco sinistro. Il cielo si faceva sempre più luminoso e le sue paure adesso gli sembravano proprio stupide. Meglio tornare a casa: tra poco i suoi si sarebbero alzati e si sarebbero preoccupati a non vederlo nel suo letto. Avrebbe raccolto un po’ di more tornando: una buona scusa per non farsi brontolare.
Si voltò per tornare sui suoi passi e si guardò intorno: non riconosceva quel posto, ma come ci era arrivato sicuramente se ne sarebbe andato. Iniziò a camminare a passo svelto ricercando i propri passi, perché aveva fretta di ritrovare la strada che lo avrebbe portato al sentiero che costeggiava la proprietà: i suoi occhi già vedevano la recinzione che nei giorni precedenti suo padre ed i fratelli più grandi avevano iniziato a mettere a nuovo, ponendo anche il filo elettrificato, per le pecore si, ma anche per i lupi.
Si fermò: aveva camminato un bel po’ ed in lontananza intravedeva la Foresta Secca: suo padre diceva fosse stata incendiata da un lampo. Allora aveva fatto molta più strada di quello che pensava, doveva sbrigarsi e soprattutto aveva sbagliato da qualche parte, perché casa sua era ad Ovest della Foresta Secca ed era convinto di aver corso verso Sud quando si era allontanato da casa.
Alzò la testa, guardò il sole: ecco, doveva seguire il sole ed avrebbe trovato il sentiero di casa. Sorrise tra se’: era più bravo dei suoi fratelli a ritrovare la strada, sapeva leggere i segni a terra, il sole e le stelle, gli alberi ed il vento. Accelerò il passo.
La prateria sembrava sconfinata ma lui continuava a correre. Passò davanti ad un cespuglio di rovi, carico di bacche rosse: le guardò con la coda dell’occhio, gli sembrò di ricordare qualcosa ma continuò a correre. Ogni tanto si voltava, per accertarsi di non essere seguito, anche se non capiva chi l’avrebbe potuto inseguire.
La terra cedette sotto il suo peso e si trovò con il fango fino a metà coscia. Sua madre si sarebbe arrabbiata, di sicuro. Stare in piedi mentre tentava di ti**re fuori il piede affondato era uno sforzo terribile: la terra si attaccava come una colla alla gamba e la faceva diventare pesante. Si guardò indietro: non era la strada giusta quella. Un ultimo sforzo ed il piede uscì dalla morsa del fango. Fece per voltarsi e cadde: mani e piedi affondati, il viso che sfiorava la terra bagnata, l’odore di marcio che arrivava chissà da dove.
Alzò la testa per allontanarla dalla terra. Gli uomini con la pelle nera erano davanti a lui.