15/05/2026
Ho sempre pensato che dipingere ci renda, in qualche modo, più felici.�Quando non è un lavoro, è semplice: richiede pazienza, ma non troppa; tempo, ma non così tanto, e il risultato quasi sempre riesce a svoltarci la giornata.
Mi sono resa conto della potenza di tutto questo tanti anni fa, quando ho iniziato a spedire i primi barattoli di colore.
Allora in Italia queste vernici non esistevano ancora, figuriamoci i siti specializzati: erano gli anni dei primi blog e di un web ancora tutto da costruire.
Gli anni in cui i mobili vecchi venivano lanciati direttamente dalle finestre.
E così i miei pacchi hanno iniziato a viaggiare.
E, insieme ai pacchi, tornavano le storie.
Storie di chi stava attraversando un momento di grande dolore e aveva scoperto che dipingere creava uno spazio in cui respirare di nuovo.
Di chi aveva appena perso il lavoro e, per mantenere i propri figli, aveva cominciato a vendere i mobili che creava per passione, alcune di loro oggi hanno delle attività tra le più importanti del settore.
Di un vecchio mobile di famiglia trasformato insieme a noi nel regalo di una mamma per il matrimonio della figlia, che ancor oggi la fa ricordare.
Di chi ha dipinto il proprio B&B creato con tanti sacrifici, riuscendo a renderlo bellissimo anche senza spendere una fortuna.
Di chi ha iniziato a dipingere per trovare tempo per sé, senza sentirsi in colpa.
Del lettino dipinto da una nonna per il primo nipotino, poi ridipinto negli anni per tutti quelli che sono venuti dopo.
Di chi ha potuto arredare la prima casa un pezzettino alla volta con i mobili vecchi delle case dei genitori.
E poi centinaia, forse migliaia, di altre storie, tutte diverse e tutte profondamente umane.
Con il Covid queste mail sono diventate tantissime. Talmente tante che probabilmente potremmo scrivere un libro intero, e ci hanno permesso di allacciare rapporti umani che ancora oggi vanno ben oltre il business.
Era un periodo difficile, in cui forse eravamo tutti un po’ più fragili, ma anche più empatici.
Ricevere un pacco, anche da lontano, era spesso molto più di un acquisto: era un gesto di vicinanza, qualcosa che faceva sentire meno soli. E molti sentivano il bisogno di raccontarcelo. Chiedere un parere sul colore da scegliere si trasformava in chiacchierate in cui si parlava di cose belle in mezzo a quelle brutte e ancora oggi spesso è così.
Rileggere per caso alcune di queste storie mi ha fatto pensare che forse questo è proprio il momento giusto per ascoltarne di nuove, o per riascoltare quelle più significative.
Il momento giusto per riallacciare fili, ricostruire connessioni, sentirci di nuovo un po’ più vicini. Perché ogni storia, quando viene condivisa, diventa un valore anche per gli altri.
Stiamo vivendo un tempo complesso, attraversato da troppa violenza e da un diffuso senso di impotenza.
Ma sono convinta che condividere storie, gesti e bellezza possa ancora attivare qualcosa di importante: una catena di emozioni positive capaci di generare altre emozioni positive.
Raccontare ciò che abbiamo vissuto aiuta chi ha attraversato momenti difficili a sentirli un po’ meno pesanti. Aiuta chi li sta vivendo a non sentirsi solo. E condividere anche ciò che è bello, in fondo, continua a fare la stessa cosa di sempre: porta speranza.
E nasce così il nostro primo contest: La storia del tuo mobile più bello.
Pubblica sul nostro gruppo di supporto la foto di un mobile che hai ridipinto e raccontaci perché per te è stato importante. Non importa che sia il primo o l’ultimo se per te è stato speciale.
Tra tutte le storie che condividete qui, nella prima settimana di Giugno ne sceglieremo una cui inviare anche un piccolo pensiero All White.
Non vediamo l’ora di leggervi ♥️
Dora
👉🏻 https://bit.ly/4nuKk7r