29/07/2026
Oggi con rassegne, festival, red carpet, spesso affidati a pseudo impresari che non hanno mai letto un libro si investe nella rappresentazione della cultura più che nella sua infrastruttura.
Celebriamo i libri.
Ma dimentichiamo i luoghi dove i libri continuano a vivere dopo che i festival finiscono.
Le librerie non sono negozi, sono presidi culturali e di democrazia. Ogni giorno un libraio sfoglia, legge, consiglia, fa chilometri per attività nelle scuole, nelle associazioni, nelle biblioteche e tra i centri sociali. PAGA LE TASSE
Poi esistono figure spesso con reddito statale, o altri ancora che propongono l’immagine dello scrittore attraverso l’imposizione di un certo numero di copie necessarie ad averlo in presenza.
Credete che questa sia promozione della lettura? A voi i commenti.
305 LIBRERIE PER LA SICILIA
Manifesto per una rivoluzione culturale
Nasce ufficialmente il nuovo progetto di LAB5: costruire una rete di 305 librerie nei 305 comuni siciliani che oggi non ne hanno una.
Non è un progetto commerciale.
Non è un progetto editoriale.
È un progetto politico, sociale e culturale.
Nasce dall’esperienza di Ambulanza Letteraria, che negli ultimi anni ha attraversato centinaia di comuni italiani portando libri, biblioterapia e incontri nei luoghi dove la cultura era diventata un’assenza. Oggi quella stessa esperienza cambia forma: non più un’ambulanza che arriva, ma una rete che resta.
Perché una comunità non può vivere aspettando che la cultura passi una volta ogni tanto.
Ha bisogno di luoghi aperti ogni giorno.
Ha bisogno di librerie.
Il grande paradosso siciliano
La Sicilia ama raccontarsi come la terra della cultura.
Festival letterari.
Premi.
Red carpet.
Capitali del turismo.
Eventi internazionali.
Eppure quasi l’80% dei comuni siciliani è privo di una libreria.
Trecentocinque paesi e città nei quali comprare un libro significa prendere l’automobile, aspettare un corriere oppure rinunciare.
Il caso di Taormina è diventato simbolico.
Una città che ospita il cinema internazionale, il G7, grandi alberghi, boutique di lusso e ristoranti stellati, ma dove chi chiede semplicemente una libreria rischia di sentirsi rispondere con un silenzio imbarazzato.
Non è un problema di Taormina.
È il ritratto di una Sicilia che investe nella rappresentazione della cultura più che nella sua infrastruttura.
Celebriamo i libri.
Ma dimentichiamo i luoghi dove i libri continuano a vivere dopo che i festival finiscono.
Le librerie non sono negozi
Per troppo tempo abbiamo commesso un errore.
Abbiamo considerato la libreria una semplice attività commerciale.
Non lo è.
Una libreria è un presidio educativo.
È un presidio democratico.
È un presidio sanitario.
Ogni libraiə ascolta, orienta, consiglia, costruisce relazioni, accompagna bambini, adolescenti, adulti e anziani dentro percorsi di crescita personale.
Cura la solitudine.
Combatte la povertà educativa.
Genera comunità.
Per questo continuiamo a sostenere che una libreria dovrebbe essere trattata come una farmacia.
Nessuno si chiederebbe se una farmacia debba produrre abbastanza utili per giustificarne l’esistenza.
La si considera un servizio essenziale.
Con la lettura dovrebbe accadere la stessa cosa.
Un bando non basta
Il Ministero della Cultura ha stanziato quattro milioni di euro per favorire l’apertura di librerie indipendenti nei comuni che ne sono privi.
È una buona notizia.
Ma non è la soluzione.
I contributi pubblici servono ad aprire una porta.
Non bastano a tenere aperta una libreria.
Una libreria vive se esiste una comunità che la riconosce, un’amministrazione che la sostiene, una rete professionale che la accompagna, una politica culturale che la considera un investimento permanente e non una spesa occasionale.
I bandi finiscono.
Le comunità restano.
Servono librai3, non soltanto finanziamenti
Una libreria non nasce semplicemente perché qualcuno riceve un contributo.
Nasce quando esiste una persona capace di darle un’anima.
Essere librai3 significa conoscere i libri, ma soprattutto conoscere le persone.
Saper ascoltare prima ancora di consigliare.
Accogliere prima ancora di vendere.
Trasformare un negozio in un luogo di incontro.
Nessuno affiderebbe una farmacia a chi non ha studiato medicina.
Perché dovremmo pensare che una libreria possa essere affidata a chi non conosce il valore della letteratura?
Non serve sapere tutto.
Serve amare profondamente i libri e avere il desiderio di metterli nelle mani giuste.
Per questo il nostro progetto non punta soltanto ad aprire librerie.
Vuole formare una nuova generazione di libraie e librai siciliani.
Le librerie a un euro
L’Italia ha sperimentato le case a un euro per ripopolare i borghi.
Perché non immaginare anche le librerie a un euro?
Comuni, fondazioni, imprese e mecenati potrebbero mettere a disposizione locali pubblici o privati inutilizzati, concedendoli gratuitamente o a canoni simbolici in cambio di servizi culturali destinati alla cittadinanza.
Presentazioni di libri.
Laboratori per bambini.
Biblioterapia.
Gruppi di lettura.
Attività con le scuole.
Incontri intergenerazionali.
Non sarebbe un costo.
Sarebbe un investimento nella salute culturale delle comunità.
La Sicilia può diventare un modello
La Sicilia possiede uno Statuto speciale.
Ha gli strumenti per sperimentare politiche innovative.
Può costruire tavoli permanenti tra amministrazioni, Associazione Italiana Editori, librai, editori indipendenti, università, cooperative sociali e operatori culturali.
Può creare incubatori dedicati alle nuove librerie.
Può trasformare un problema in un laboratorio nazionale.
Può diventare la prima regione italiana a considerare la libreria un’infrastruttura essenziale.
Da 305 comuni può nascere una rete
Noi immaginiamo una Sicilia diversa.
Una Sicilia nella quale ogni comune abbia almeno una libreria.
Una Sicilia nella quale ogni giovane che sogna questo mestiere possa essere formato, accompagnato e sostenuto.
Una Sicilia nella quale le librerie dialoghino tra loro, condividano esperienze, costruiscano progetti comuni e diventino una rete diffusa di presìdi culturali.
Trecentocinque comuni.
Trecentocinque librai3.
Trecentocinque luoghi nei quali entrare senza dover comprare nulla, ma dai quali uscire sempre con qualcosa in più.
È possibile perché è necessario
L’esperienza di Ambulanza Letteraria ci ha insegnato una cosa semplice.
Quando si apre un luogo dedicato ai libri, le persone arrivano.
Quando qualcuno si prende cura di una comunità attraverso la lettura, quella comunità risponde.
La domanda di cultura esiste.
Sono troppo spesso i luoghi a mancare.
Per questo il nostro obiettivo non è soltanto aprire librerie.
Vogliamo restituire ai paesi siciliani un diritto.
Il diritto di incontrarsi.
Il diritto di leggere.
Il diritto di immaginare il futuro.
Perché una libreria non vende soltanto libri.
Produce cittadinanza.
Produce libertà.
Produce democrazia.
E una società che considera la lettura un lusso è una società destinata a impoverirsi.
Noi scegliamo un’altra strada.
Trecentocinque comuni. Trecentocinque librerie. Una sola Sicilia che torna a leggere.
Perché le librerie non sono un costo.
Sono un’infrastruttura della democrazia.
E ogni democrazia comincia da una porta aperta, da uno scaffale pieno e da una libraia o un libraio capaci di dire, a chi entra:
“Dimmi chi sei. Insieme troviamo il libro giusto.”