27/04/2025
A Muteferrika era stato consentito di aprire una stamperia, ma qualsiasi libro prodotto avrebbe dovuto passare il vaglio di una commissione formata da tre religiosi esperti di diritto islamico, i qadi. E' lecito pensare che la saggezza e la sapienza dei qadi, così come quella di tutti gli altri, sarebbero cresciute più velocemente se la stampa a caratteri mobili fosse stata disponibile in tempi più rapidi, ma così non avvenne, neppure dopo che Muteferrika ottenne il permesso di avviare la sua tipografia.
Non sorprende che Muteferrika stampò infine solo pochi libri: un totale di diciassette, tra il 1729, quandò iniziò a operare, e il 1743, anno in cui si ritirò. La sua famiglia tentò di mantenere la tradizione, ma riuscì a pubblicare solo altri sette libri, prima di arrendersi nel 1797. Al di fuori della Turchia, cuore dell'Impero ottomano, la diffusione della stampa fu ancora più lenta. In Egitto, per esempio, il primo torchio a caratteri mobili fu costruito nel 1798 da alcuni francesi coinvolti nel fallimentare tentativo napoleonico di conquistare il paese. Nella seconda metà del XIX secolo, nell'Impero ottomano i libri erano ancora principalmente prodotti da artigiani che copiavano a mano testi già esistenti; si stima che all'inizio del XVIII secolo fossero cira ottantamila nella sola Istanbul.
L'opposizione alla stmpa ebbe le sue ovvie conseguenze nel campo dell'alfabetizzazione, dell'istruzione e dello sviluppo economico. E' probabile che nell'Ottocento soltanto il 2-3 per cento dei cittadini dell'Impero ottomano fosse in grado di leggere e scrivere, contro il 60 per cento degli uomini e il 40 per cento delle donne inglesi. In Olanda e Germania questi numeri erano ancora più alti. I territori ottomani erano piuttosto arretrati anche rispetto ai paesi europei con un tasso di istruzione più basso come per esempio il Portogallo, dove solo il 20 per cento circa degli adulti era in grado di leggere e scrivere.
Considerato il carattere assolutista ed estrattivo delle istituzioni ottomane, l'ostilità del sultiano nei confronti della stampa non è difficile da spiegare. I libri diffondono idee e rendono la popolazione molto meno controllabile. Se alcune di queste idee possono favorire la crescita economica, altre invece possono essere sovversive e sfidare lo status quo politico e sociale. I libri minano anche il potere di chi controlla la conoscenza orale, rendendola disponibile a chiunque sia in grado di leggere. Tutto ciò rappresenta una minaccia a un sistema in cui il sapere è controllato da un'élite. I sultani ottomani e l'establishment religioso temevano la distruzione creatrice che avrebbe potuto scaturire da questi processi. La loro soluzione fu proibire la stampa.
(Daron Acemoglu, James A. Robinson, Perché le nazioni falliscono)