Difficile - Libreria&Bistrot

Difficile - Libreria&Bistrot La Difficile libreria è una piccola libreria indipendente nata nel 2021, tra un lockdown e un altro. E ora è anche Associazione Culturale.

Faccio un sacco di cose qui dentro!

08/05/2026

Forse sono gli errori che rimettono in ordine la vita - p.86

Domande interne, riflessioni che non sempre piacciono, dubbi di un'esistenza che si cerca nelle parole del momento; dare un nome a volte è una necessità per uscire dalla stazione della vita in cui si è fermi.
Il treno che passa troppo veloce, l'incertezza che riecheggia nei microfoni che masticano parole. Col corpo proteso in avanti, gli occhi verso un bagaglio di cose innominate che non sappiamo: sono nostre, sono altrui? Le prendo o le lascio? Posso lasciarle? E se poi non le prende nessuno?

E così si resta in bilico fra ciò che è stato e ciò che poteva essere e non conosceremo mai, perché quegli occhi che cercano il permesso non ce la fanno a voltarsi altrove, vogliono cogliere ogni lettera comprensibile di quei microfoni per poter nominare tutte le cose che un nome non lo hanno ancora.

Io sono io posso io lascio.
Si ma cosa? Come si chiama quella sensazione che provi, quella storia che torna, quel groppo alla gola?

Nominare /anche/ per lasciare, correre, vivere. Nominare /anche/ per scegliere cosa ricordare.
Ricordare /anche/ per fare spazio.

Vite che si incontrano e finestrini da cui guardare, vite da scrivere per poter dare una forma alle cose ma soprattutto a noi, che non sappiamo più che confini abbiamo. Una storia commovente si, ma soprattutto reale, in cui poter cercare tutte le parole che abbiamo disimparato.



06/05/2026

Maestra, non c'è una fine.

Mi si è gelato il sangue, sono andata in mille pezzi dentro. Ma come non c'è una fine, le avrei voluto urlare, la fine c'è, è nelle tue mani, puoi.

Non l'ho detto, non sarebbe stato professionale. Non l'ho detto a lei ma l'ho detto a me, alla fine, perché era chiaro che le sue parole erano arrivate come uno specchio in frantumi sulla mia testa.

Porte.
Porte per uscire, per scappare, invisibili o sempre aperte.

Porta è una via d'accesso, un passaggio da un mondo all'altro. Porta è confine, è dentro-fuori.

Da oggi Lia è un nome che odora di scelta di libertà.

Domanda d'amore - strade interconnesseQualche settimana fa, Caino mi ha detto "sono innamorato di te Ylenia" e la mia ri...
04/05/2026

Domanda d'amore - strade interconnesse

Qualche settimana fa, Caino mi ha detto "sono innamorato di te Ylenia" e la mia risposta è stata "grazie amore mio, io ti voglio tanto bene". E lui giù a ripetere di questo innamoramento. Poi so che per due giorni si è fidanzato con una bimba più grande (tale padre tale figlio, mi viene da dire) e ho lasciato stare, non serve intromettersi. E poi, la trasformazione: "Ylenia io ti amoro di bene", mi sembra un passo avanti.

Nel frattempo abbiamo provato a chiarire che cos'è un buon amico, cosa è l'amore, cosa fa un genitore. Gli ho raccontato che io sono il molo e loro le barche, che devono tornare solo se ne hanno voglia, che non sono costretti a pensare al molo lasciato da solo perché EHI, IL MOLO FA IL MOLO.
È un molo che sente la mancanza, certo. Ma noi tre ci pensiamo tutte le volte e ci salutiamo la mattina con l'idea che ci racconteremo tante cose e di tante altre non conoscerò nulla.

"Vedrai quante soddisfazioni ti daranno", dicevano. Io non le voglio però, non voglio essere soddisfatta da loro, lo devo essere da me stessa. Sono soddisfatta quando sanno chiedere aiuto senza vergogna, quando assaggiano cibo e solo dopo dicono che non gli piace, quando si arrabbiano con me e urlano come bestie assatanate perché ho detto no ad andare a scuola con mani e zaini piene di cose che a scuola non si possono portare. Sono soddisfatta quando mi contestano, almeno per ora.

L'amore verso i figli non è un dare e avere, è asimmetrico, è sfiancante e si chiama preoccupazione materna primaria perché non sai leggere le sue urla, non ancora, ma fai di tutto per imparare quella lingua e trovare il modo di soddisfare la richiesta.

I figli non dovrebbero essere mai il fiore bianco che deve restituire qualcosa perché un figlio non ha nulla da restituire, ma solo da prendere, per questo è asimmetrico l'amore.
Altra cosa è una relazione che prevede un mio pari che ha già ricevuto - o avrebbe dovuto ricevere - quell'amore unidirezionale, e lo stesso vale per noi. Forse la domanda che volevate fare non era: perché non posso dire ti amo a mio figlio?, ma:

il ti amo che TI dico, a cosa MI serve?

🪷A MANCAR QUALCOSA🪷 Dopo varie richieste susseguitesi nei giorni scorsi, abbiamo trovato nuovi spazi in cui farci tessit...
28/04/2026

🪷A MANCAR QUALCOSA🪷

Dopo varie richieste susseguitesi nei giorni scorsi, abbiamo trovato nuovi spazi in cui farci tessitrici/tessitori di trame.
Ci sono sguardi che cercano senso, mani che vanno di fretta e corpi che vivono una storia come fosse loro.

Chi ha partecipato già ha camminato nella scomodità, ha esplorato le storie partendo dalla propria; ha sperimentato il contrasto fra il bisogno proprio e quello altrui, il piccolo spazio infinito di una pagina che, voltata, può regalare l'inaspettato e l'inatteso.

È una formazione che esplora la teoria col fare, il sentire attraverso il vedere oltre, l'obiettivo da raggiungere attraverso il desiderio.
Che non accetta il "ci vediamo quello che vuoi", ma che ha condotto chi ha partecipato, in una spirale di domande.

Una formazione di parti mancanti che non riempiono ma integrano, che non tappano ma incontrano; e fanno un po' il solletico.

"Non so perché vediamo le cose che vediamo, ha detto, e neppure perché a volte le ombre sono solo un respiro pesante in ...
27/04/2026

"Non so perché vediamo le cose che vediamo, ha detto, e neppure perché a volte le ombre sono solo un respiro pesante in un angolo e altre volte belve inferocite, perché a volte sono solo un brivido freddo e altre volte ci entrano dentro".

La canzone scelta può piacere o no, ma le parole trovano posto in questi nostri sentire incontrati ieri, nei gruppi di lettura.
Trovano posto nel sentire tanto, nell'aria che manca, nel mancato senso di quel -con te ma senza di te-.

Un prurito, un dolore alle gambe, uno stomaco ritorto. La pelle che si fa scudo, giardino in allarme. Più sento, più so da dove scappare. Ma da chi sentiamo di dover scappare?

Uno stato di allerta perenne, una via d'uscita che non vediamo più, che abbiamo perso. Quanto è difficile realizzare le nostre case senza sapere di poterne avere una.
Quanto è difficile dover chiedere l'autorizzazione per un desiderio, per uno spazio. Quanto è difficile pensarci soli, senza essere la funzione di, il trofeo di.
Vederci, riconoscerci, è come stringere nebbia fra le mani. Stringi ma quella non resta.
La casa che protegge quando piove cosa sta proteggendo? A volte noi, a volte l'idea di noi che serve per farla stare in piedi.

Abbiamo esplorato la casa per esplorare la famiglia che non sempre è la nostra. Si può stare in apnea anche nelle case degli altri, in quelle regalate che non sono davvero un regalo, in quelle abbandonate in cui ad aprirci ci sono vuoti e pieni.

Quando leggere significa anche leggerci dentro, riconoscerci, provare compassione per noi che nel buio non sappiamo ancora stare male che non lo abbiamo dimenticato.




Quanti pesi potremmo lasciare, non è una domanda.Risposte molto comuni a domande non fatte ma dette: si però, troppi fig...
23/04/2026

Quanti pesi potremmo lasciare, non è una domanda.

Risposte molto comuni a domande non fatte ma dette: si però, troppi figurati, non posso.
Risposte meno comuni: non so da dove iniziare.

Come si lascia andare, mi chiedete. Ma non c'è una formula uguale per tutti, non è una magia. Un passo alla volta semplicemente si sta. Ed eccolo qui il problema grosso, lo stare che non è solo fare.

È un dialogo interno come l'idea che si aveva dei matti che però matti non erano; è domandare, ascoltare il corpo che si piega, si tira e a volte parla una lingua che non capiamo.
Senza questo, non siamo capaci nemmeno a vedere che abbiamo un armadio sulle spalle perché non lo sentiamo, forse non abbiamo mai potuto sentire.

Cose che non si toccano, non si vedono e non si dicono, che non esistono perché l'esistenza fa rumore e non dobbiamo disturbare.

La casa, grande e ingombrante mondo, dentro ha tante cose. Le guarda le vive le sente e risponde. È mattone paglia o legno, è rifugio e confine altro. È limite e "sconfinio" per amore, a volte troppo amore.
Amore di chi, per chi.

A volte è gabbia, altre assenza di vita che un attimo prima sbatteva sui muri una testa. Casa è tante cose, anche chi ci abita.

Quante cose non l'abitano più eppure sanno fare rumore, quante persone bussano da sotto il letto?

A quanti fantasmi ancora lasciamo l'accesso alla nostra pancia, alle nostri notti?





15/04/2026

La triade perfetta.

Ricordo quando ho imparato a bere caffè. Mia nonna mi svegliò alle 5 del mattino perché aveva paura arrivassi tardi a scuola. La scuola era a 7 minuti da casa.

Ricordo tutte le volte che mi hanno detto che non mi accontento mai, che esigo sempre cose difficili, che non accetto mai le proposte, che devo quasi sempre contrattare.

Ricordo tutti i miei pozzi neri, tutte le mie discese per ascoltare il suono della fine. Ricordo anche la desolazione attorno, a volte. Un germoglio di tanto in tanto.

Ricordo tante cose e qui dentro, pagina dopo pagina, ho trovato parte di chi sono.

E l'ho abbracciata orgogliosa.

Storie di cambiamenti, di metamorfosi che creano altre vie, di una vita che cambia con un solo sguardo. I gusti, le scel...
09/04/2026

Storie di cambiamenti, di metamorfosi che creano altre vie, di una vita che cambia con un solo sguardo.
I gusti, le scelte, le cose che ci hanno reso fier* e le motivazioni, tutto viene scosso da un mare pronto a ricevere la tempesta.

Ma tu? Tu dove sei in questa tempesta?

Aggrapparsi all'idea, tenerla stretta per non scivolare con lei. C'era una volta un cacciatore, no, un cacciacuore. Sentirsi in attesa, poi in pericolo. La ferita, la gabbia; e ora, cambio.

E poi c'è il limbo di chi ha sempre perseguito una strada e poi un giorno incontra quegli occhi che guarda come fosse la prima volta, con l'anima di chi è pronto a ricominciare, a ti**re fuori vecchi diari per incontrare il cambiamento.

Quante storie difficili oggi da abitare.

🪹🪹la mattina🪹L'imperfezione, ecco cosa abbiamo abitato, l'imperfezione che siamo. Ed è stato bellissimo.Connessioni che ...
30/03/2026

🪹🪹la mattina🪹
L'imperfezione, ecco cosa abbiamo abitato, l'imperfezione che siamo. Ed è stato bellissimo.
Connessioni che faticavano, il mio attacco di panico alle porte dal giorno prima, chi è arrivato in ritardo e chi non ha avvisato. Chi ha pensato fosse il pomeriggio ed è corsa a vestirsi.

Un albo che abbiamo riscritto e riadattato fin quando non lo abbiamo condiviso in una relazione sicura, un albo che ci è piaciuto, dove ci siamo viste riconosciute ma che poi, forse, manca di qualche aspetto. Manca l'invidia, dicevamo, il giardino dell'altro non c'è. Ed ecco la fatica di Ercole: stare davanti al nostro ritratto, guardarci negli occhi, vivere la scomodità di un titolo, io e la mia scelta, stare sole con noi stesse.
Quel dire "non mi sono trovata nella storia" che ha portato a "ho finalmente dato un senso al nome del percorso, scrivere è spargersi, siamo in ogni pezzetto" .
Siamo errori del giudizio, siamo vittime e carnefici dei bilanci, vogliamo crediti anche quando non ci spettano. Persone fragili, n**e, davanti alla verità che quel lasciarCI andare forse non è sicuro.

I primi 6 mesi abbiamo guardato tutto quello che c'era attorno, ci siamo spinte verso il mondo dell'altro che non sceglie, che non agisce, che non si muove. Il mondo di chi rifiuta di vedere la verità. E forse, in certe giornate, assomigliamo a tutte queste storie.
L'incontro che ancora una volta faticava a chiudersi, i messaggi che sono arrivati dopo, per non perdere il filo, perché forse in certe occasioni un caffè insieme ci avrebbe tenute ancorate.

Ho incontrato la rabbia che ho dentro, l'ho vista c***o, mi ha fatto una paura tremenda perché non era per gli altri, verso gli altri, era morbosamente verso me stessa. L'errore commesso che non ho mai verbalizzato.

🪹Il pomeriggio🪹
Un gruppo che fatica ad aprirsi, a raccontarsi, che pretende spazio ma non sa parlare, che proietta tanto sull'altro. E che questa volta ha fatto un grande passo. C'è stato un contrattempo di cui sapevo solo io e che non ho voluto condividere, volevo vedere cosa sarebbe successo. Un bambino in età da film che non poteva restare solo è venuto con noi, cuffie e computer per un film, ad osservarci senza guardarci mai. L'incontro che parte subito, tutti trovano spazio, tutti si ergono su colonne e imbracciano il senso di giustizia che, dopo la mattina, non riuscivo a sentire mio. Io avevo il deserto nel cuore, loro il campo di battaglia pieno di eros e thanatos.

E poi, il crollo. Di nuovo un personaggio da prendere di mira, su cui rovesciare tutto, pure quello che non c'è; il tempo della mia verbalizzazione, quella che non sai come tenere fra le mani, che è arrivata senza preavviso: non ho saputo dire di no alla gravidanza perché mi sono gelata sotto al peso di una famiglia non mia che sapeva prima di me cosa fosse giusto e cosa no. Io a gambe aperte dal medico e loro già che mi mandavano i messaggi per essere una persona speciale.

Non volevo essere speciale, non volevo essere vista da tutti. Volevo essere scelta dal mio compagno che invece ha scelto la famiglia, come Ned. Ha scelto di dirlo a tutti, di mostrare a tutti cose che io ancora non potevo vedere e non volevo, un errore sullo schermo che non accettavo.

L'ho detto, come si fa quando non sei padrona del tuo corpo e la testa ti abbandona per andare dove vuole.
Poi la scelta, questa scelta che ci accompagna dall'inizio, perché la nostra foresta è una scelta, scegliamo noi di attraversarla, di fare il giro più lungo perché non sappiamo come mai non riusciamo ad avere una certa sicurezza, come mai viviamo il frutto della scelta di qualcun altro.
E forse, col tempo, lo capiremo.

18/03/2026

Non arrendersi mai. Poi al terzo video capisci che è meglio smettere.

Non cerco i supereroi, non ho mai apprezzato molto questa versione idealizzata dell'essere umano.
Sembra che questi padri, come le madri, siano obbligati da non so cosa ad amare incondizionatamente.

Non funziona così, non c'è una regola fissa per tutti. E io so una rompic***o clamorosa eh. Non ammetto fallimenti, se si tratta dei figli, ma perché stiamo sempre lì. Non volevo figli m aora che ci sono bisogna "trattarli al meglio", come dice mio padre, anche se lui parlava dei cani delle nostre famiglie.

Odio le feste perché tutto si concentra qui, tutti si ricordano delle figure in quei giorni.
Sei bravissimo a fare la lavatrice, meno male che cucini tu, dicono a questi padri.

Come fossero indietro coi tempi del mondo. Come se non avessimo fiducia.
E sono qui proprio anche io, pronta a intervenire come la vedo br**ta, pronta a ricordare come funziona il dialogo, cosa significa quello che ha detto e come vanno fatte le cose.

Siamo tutti un po' a pezzi e occuparsi dei pezzi degli altri è davvero stancante.
Ma anche umano, fino a un certo punto.

🪻 Kiwi -
🪻 Papà e le pozzanghere -
🪻 Papà non sa dire ti voglio bene - 🪻 Papà -

Un invito a un incontro. Sono stata una bambina come Emilia e oggi, invece, faccio spazio con una facilità incredibile, ...
17/03/2026

Un invito a un incontro.
Sono stata una bambina come Emilia e oggi, invece, faccio spazio con una facilità incredibile, a detta di qualcuno. Vivo in una casa a due piani di cui uno è, di fatto, un ricettacolo di polvere e zaini pieni di roba buttata lì. Roba inesplorata perché forse fa paura e forse fa anche più paura ammettere che si possa buttare per fare spazio ad altro.

Perché a volte, solo a volte, siamo gli zaini pieni di roba che lasciamo nel nostro letto, sulla porta d'ingresso, nel nostro abitare.

Se l'incontro con l'altro è un dare e avere senza pretesa di ricevere, bisogna avere spazio dentro e forse anche un po' fuori per riuscire nell'impresa titanica. E se è tutto pieno di zaini immobili, cosa può abitare l'altro? Cosa abitiamo noi?

Così, Emilia ha imparato a fare spazio, ha incontrato l'orco, ci è entrata e ne è uscita, facendosi spazio, lasciando una traccia per tutti gli altri. Emilia ne esce se stessa, un po' diversa certo, ma sempre lei. Ha imparato a fare spazio, a lasciar entrare. Ha imparato a osservare a vivere e abitare il suo spazio.

Ha conosciuto l'incontro.



Indirizzo

Via Santa Maria 17
Palestrina
00036

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 16:00
Martedì 09:30 - 16:00
Mercoledì 09:30 - 16:00
Giovedì 09:30 - 16:00
Venerdì 09:30 - 16:00

Telefono

+393881746388

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