06/02/2023
Uff, non mi piace fare questo genere di post dove si critica un ambiente fieristico, probabilmente diventerà una di quelle sparate alla Marco Spartano, ma al diavolo, credo che sia necessario accendere un bengala e segnalare ai più vicini qualcosa di potenzialmente rischioso.
Premessa importante- questo non è un post dove spalo fango. Quello è lo sport preferito di altra gente. Vorrei limitarmi a descrivere una situazione malsana che io e Giulia abbiamo dovuto vivere, proprio perché ci tengo che le persone che possono cambiare questa situazione, le stesse che ci hanno accolto con sorrisi e gentilezza, possano farlo in tempo utile ed evitare di ripetere questi errori. Quindi prendiamo questo rant con un grano di sale, shall we?
Bene, ai sensi di questo, andiamo ad analizzare cosa è successo.
Questo weekend sono stato espositore a una fiera, che ammetto, nonostante l'immenso potenziale, ha lasciato più di una persona non con l'amaro in bocca, ma con il RANCIDO.
L'esperienza è divisa in tre parti.
-Venerdì, giorno dell'allestimento.
Il gruppo di espositori ha spazio, dalle 14.00 fino alle 20.00, per allestire il proprio spazio senza problemi. Siamo in pochi, ma vediamo che comunque diversi tavoli si son già riempiti.
E la prima cosa che noto, un dettaglio non da poco che ci accompagnerà per tutto il periodo della fiera, è il FREDDO.
Ora, io potrò essere una mammoletta e quello che volete, ma non amo fare una fiera come espositore, quindi fermo al mio banchetto, in un clima che si addice alle volpi artiche:
+ temperatura registrata il pomeriggio di venerdì, 1 grado;
+ temperatura registrata la mattina di sabato (e destinata a durare per tutto il giorno) compresa fra i -2 e i 5 gradi;
+ temperatura di domenica (dopo diverse lamentele) alzata a 22 gradi al mattino, per poi tornare celermente ai 12 non appena sono stati spenti i termosifoni.
Oggi ho un mal di gola da panico, reazioni di orticaria istaminica da freddo alle gambe e sintomi simili per la mia dolce metà che mi ha accompagnato. Se non fosse stato per un ramen clandestino a mezzogiorno di sabato (che solitamente non prendo in fiera, ma che questa volta quantomeno mi ha scaldato) avrei avuto sintomi anche peggiori eo ggi avrei la voce di Vinz Clortho il Mastro di Chiavi. Credo che vada da se sottolineare che questa non è la condizione in cui far stare fermi per più di 16 ore (24, ma ci arriviamo) i propri standisti.
Io sono un signor nessuno, eh, solo un privato che vende i giocattoli che ripara, ma partecipo sempre volentieri a un ambiente fieristico- la camaraderie fra venditori, le facce soddisfatte dei clienti, parlare con persone di quello che condividete... è tutto parte della magia per me- non importa se arrivi a pezzi a casa, sai che ne è valsa la pena. E per la prima volta in circa 12 anni come standista, ho sentito un rigetto spontaneo al pensiero di ve**re in fiera e ba***re i denti per ore. Res ipsa loquitur.
Sabato- primo giorno di fiera.
-Cominciamo subito con una bella fregatura- ci è stato consegnato un pass parcheggio per i nostri veicoli. Detto pass parcheggio è uno strumento utile, in quanto funziona per garantirci un rapido sistema di carico e scarico nell'immediata prossimità del padiglione fieristico.
Il parcheggio che dovremmo usare è pieno di food truck, e ci viene detto di parcheggiare altrove.
>MFW
Seriamente, gente? E mi è andata ancora bene che la mia bancarella è stata allestita il giorno precedente- ma credetemi, ne ho viste di persone che dovevano ancora finire di sistemare- e dovevano farlo non solo attraverso la masnada di food truck che sono parcheggiati in esterna... ma anche attraverso la transennatura che garantisce l'accesso alla fiera.
Io ordinariamente trasporto tre scatoloni in PVC da capienza 145 litri. Non sono grandi quanto una panchina da sagra, ma hanno comunque un bel culone- non è facile muoverli su un terreno irregolare già di base. Se poi il terreno è costellato di transenne, curve strette e cavi liberi, apriti cielo.
Nondimeno, comincia la fiera!
Con un'ora di buco.
-L'ora di PRESENZA TASSATIVA
Il regolamento per la giornata di sabato riporta che tutti gli standisti debbano essere TASSATIVAMENTE presenti in sede alle 9. La fiera apre alle 10. Ora, se uno standista legge l'avverbio TASSATIVAMENTE, presuppone che sia abbastanza importante essere lì per tempo. Ma, ehm, no. Un'ora di niente. Un'ora di niente al freddo. Il che è reso ancor più paradossale dagli orari che dovevano essere tenuti il sabato, ovverosia dalle 9 (l'ora tassativa) alle 21. Dodici ore. A temperature di poco sopra lo zero. Per non parlare del fatto che, ovviamente, se sei da solo in stand ci devi stare TU, e sorvegliare il tuo materiale, oppure chiudere tutto e sacrificarti i guadagni della serata in virtù dell'andar via un po' prima.
E si sarebbe chiuso anche un po' prima, se si fosse guadagnato di più. Ma a questo ci arriviamo.
-La disposizione
Nominalmente, si spera di stupire lo spettatore pagante, non appena arrivati in fiera. Tuttavia, evidentemente questa non era la priorità per gli organizzatori, in quanto la prima cosa che il pubblico si trovava davanti, una volta entrato in fiera era...
una fila di food truck.
Ricordate che vi ho accennato allo spazio di parcheggio espositori occupato dai food truck, poco fa? Ecco, i food truck sono anche dentro. Ora, io non so cosa abbia portato questa decisione, ma nondimeno la trovo risibile. Vi era un sacco di spazio nel parcheggio espositori per ALTRI food truck, ma questi sono stati aprioristicamente messi in accoglienza della fiera, di modo che la prima cosa che ti assalga appena entrato nel padiglione è un... salace mix di odore di okonomiyaki e di arancino. Che per ca**tà bello, eh, mi sveglia lo stomaco, ma... non era una fiera del fumetto?
Che posso anche capire la richiesta di uno o due dei gestori di stare all'interno per ragioni di allaccio elettrico, temperatura o simili, ma il risultato che si otteneva era quello di un enorme corridoio di NULLA occupato solo da tavolini e angoli ristorazione. Ora, questo sembra il problema, ma non lo è- è solo il sintomo.
Perchè a onor del vero la situazione è assai più radicata, in quanto la distribuzione merceologica è stata disposta completamente a braccio. Io stesso, un autonomo con necessità commerciali che sono attinenti a chi vende action figures, modellistica et cetera multa, sono stato posto triangolato in una posizione che non mi ricompensava per nulla- in fondo al padiglione, in mezzo a persone squisite per ca**tà, ma che poco avevano a che fare con la mia branca specifica. D'altro canto, vi eran dispersi per la fiera, in simili condizioni, venditori del mio stesso ambiente che avrebbero solo beneficiato dallo spalleggiarsi con un socio di lunga data. E invece, siamo rimasti isolati, fra una cerimonia del té e una barricata di felpe.
Con questo non voglio certo sminuire tutti i miei colleghi dirimpettai, anzi, è grazie a loro se la fiera è stata più tollerabile, santi numi. Ma credo che alla stessa maniera di come io avrei beneficiato di stare in un settore dedicato alla mia branca specifica, anche loro avrebbero beneficiato di un maggiore sforzo locativo in un'isola di tavoli dedicata al loro settore merceologico.
E questa cosa la dico col cuore in mano perchè ho visto una cosa che mi ha distrutto, in questi due giorni.
- Onestà sul prospetto di affluenza
Davinia è una persona straordinaria. Con piacere siamo stati suoi clienti al Feffarkhorn, e in questa occasione, abbiamo il piacere di essere suoi vicini di banchetto. Sin da subito è chiaro l'impegno che ci mette in quello che fa. Midnight-Serigraphy & Art è un piccolo mondo a parte, uno splendido caleidoscopio di stampe, colori e oggetti d'artigianato pregevoli, che lei amministra con scrupolo e attenzione per il cliente. Parlo con lei mentre allestiamo le ultime cose, il sabato, e mi colpisce subito l'entusiasmo che mette in quello che fa, pronta allo slancio (considerevole, vista la richiesta di tempo e impegno che il regolamento della fiera ci domanda) che questi due giorni ci richiederanno- sono subito colpito, e stimolato a fare meglio a mia volta, perché con persone che danno il 100%, ti viene naturale fare altrettanto.
Al pomeriggio di domenica, tuttavia, l'espressione di Davinia è una gabbia d'acciaio, che tiene riparate le persone da quel fuoco al calor bianco che sta tenendo dentro di sé.
Tenete a mente che lei, giusto la settimana prima, esponeva a Novegro. Una fiera con una frequentazione che definire massiccia è riduttivo, dove trova la sua dimensione e riesce a godersi i frutti del suo lavoro.
Alla fine della fiera di questo weekend appena passato, Davinia, quando la interrogo in merito, mi dice una frase che brucia come fosfato di ammonio per le sue implicazioni.
"Sto sotto di 200 e devo tornare a Roma. M'avevano detto che a questa fiera doveva esserci gente."
E lì mi crolla tutto. Io, per natura, riesco sempre a cavarmela e a rientrare delle spese- ma perchè il mio banchetto vende merce con un range demografico vasto, dal collezionista che vuole QUEL modello di robot che non trova da altre parti, fino al bambino con gli occhioni che ha visto una cosa nuova che vuole- in qualche modo, io il sedere ce l'ho sempre protetto. Altri hanno campi più settoriali, e quindi spesso non gli è così facile adattarsi a un demografico risttretto- soprattutto quando le proiezioni di affluenza non sono chiare, o vengono bellamente gonfiate.
La faccenda è semplice. Questa persona, che ha gestito tutti questi giorni di fiera da sola, si è fatta una scarpinata da Roma, si è pagata l'albergo e l'affitto del tavolo, per vedere rientrare nemmeno la metà di quel che aveva già speso. E questo perchè? Perchè sin dall'inizio, gli è stato detto che questa fiera avrebbe avuto una grande affluenza.
Questo è sleale, e di certo assicura che uno standista non torni più a un evento del genere. E senza standisti... beh, mi spiace dirlo, ma non c'è la fiera. Potremmo avere ospite su ospite sottopalco, ma la gran parte delle spese di affitto sono coperte dagli oboli per il tavolo versati dagli standisti stessi, per non parlare di quanto le eventuali maggiorazioni su detti prezzi vadano a rimpolpare il fondocassa che può essere usato per invitare ospiti di ogni sorta.
Che è un altro problema da analizzare.
-Il favoleggiato biglietto
Il tam tam dei social ci ha messo poco a far correre veloce la notizia- il biglietto per questa fiera era di quasi 15 euro. "Per lo stesso prezzo vado a Bologna!" "Non sono una fiera maggioritaria!" "Tanto quel concerto lo sentiamo da altre parti!"- frasi del genere sono state il più rapido modo con cui il nome di questa fiera è finito sulla bocca di tutti (poi accenniamo anche al problema pubblicità, non temete).
Ora, senza ipocrisie, io ritengo che il biglietto sia una giusta cosa. Per anni ho lavorato a stretto contatto con fiere che non hanno mai fatto pagare al pubblico nemmeno un soldo, e che in tempi recenti (visto il cambio di location con relativo affitto, il costo degli ospiti e quanto ci va dietro) hanno messo un obolo di 8 euro all'entrata.
Si è scatenato un putiferio, perché ovviamente su Internet succede.
Io stesso mi sono ritrovato a dover rispondere ad alcune di queste persone incontentabili che passano da "Gli anni prima era gratis, quindi non ci vengo" a "Nessuno gli ha chiesto di mettere gli ospiti, non pago il loro cachet " a "non si fanno i conti in tasca alla gente, per me otto euro per una fiera del genere son troppi"- al che ho perso la pazienza e ho risposto al suddetto mentecatto di turno di farsi aprire un prestito Compass da Nino Frassica e di trovare lì i soldi per il suo prossimo biglietto fieristico.
Ma togliamo il putiferio e ragioniamo per un secondo.
Il biglietto è uno strumento per rientrare delle spese, e tale deve essere- non ha senso negarlo. Pago volentieri un biglietto di anche 15 euro, o 20- che diamine, ne ho pagato uno da 60 per il concerto dei Sabaton a Milano!
Ma il punto è che il prezzo del biglietto deve essere non solo commisurato ai servizi offerti, ma anche proiettato sul prospetto di affluenza.
Facciamo un esempio veloce- se il prospetto di affluenza di Novegro fosse di 1000 persone, ovviamente il prezzo del biglietto sarebbe più alto, in quanto il costo d'affitto del padiglione fieristico sarebbe esoso. "E allora fanno a meno di affittare quel padiglione!" sento già gridare dagli spalti. Esatto, dico io.
Se non fosse che c'è di più all'opera.
Vedete, se la fiera non ha uno spazio espositivo adeguato, gli standisti sono scoraggiati a ve**re. Quindi bisogna presentare un ambiente salubre, funzionale e capiente agli standisti, di modo da invogliarli a ve**re a esporre, con la promessa che quei padiglioni si riempiranno di visitatori. Una volta che lo standista si prende l'impegno, mette la sua quota d'affitto tavoli ed è contrattualmente vincolato a fare la sua parte.
Il visitatore, invece, sebbene subisca il fascino di una fiera in un grande ambiente e di una lunga lista di espositori, può semplicemente decidere di... non ve**re, per tutta una serie di motivi.
Il posto è a Montainculo sul Naviglio? IL visitatore non viene.
Il biglietto costa troppo? Il visitatore non viene.
E via così.
Tuttavia, in questa particolare fiera, vengono presentati ospiti, concerti e starlet di ogni sorta. Si occupa il listino eventi con ogni nome, e chiaramente, come ben dice il mio "maestro" per quanto riguarda le fiere, lo stimato Ivan di Dodo.Toys, "ognuno di loro chiede l'obolo." E per quel poco che ho imparato in quel breve, caotico e fulgido periodo con cui ho avuto l'onore di collaborare con uno dei più attivi gruppi di organizzazione fiere in tutta Italia, è che se non puoi arrivare a metterci tu l'obolo, non fai pesare la spesa su terzi, ma ci metti dell'animazione autodiretta per tappare i tempi morti, ti prodighi di occupare gli spazi con eventi autodiretti che han bisogno di pubblicità e che spesso vengono dal basso invece che dall'alto- forum, kpop dance, esibizioni di gruppi autonomi e autodiretti, tutte queste cose fanno la fiera, e spesso e volentieri questi gruppi non chiedono altro che un palco dove esibirsi. Scelta preferibile, direi, al turare il tabellone orario di star che, per quanto indiscutibili nel loro talento, finiscono con il fare delle comparsate rapide e poi svicolare, innalzando il costo della fiera alle stelle.
Guardiamo quindi il quadro completo.
La necessità di avere moltissimi ospiti gonfia il costo di biglietto e iscrizione stand.
Gli ospiti vengono, e il loro cachet viene pagato, quindi sono liberi di rispettare il loro margine orario e di andare via.
Gli standisti vengono, e il loro elevato costo di iscrizione stand dovrebbe ve**re ripagato dai molti clienti.
I clienti vedono l'elevato costo del biglietto e decidono di non ve**re.
Con questo assioma in atto, ora ditemi- chi è di questi attori che rimane inchiappettato?
Se avete risposto "gli standisti", datevi da soli una medaglia. Perchè è esattamente quello che è successo a me e ai miei colleghi. Che, oltre a questo, si son dovuti sorbire il deliquio di fallacità indicate sopra. E il mio pensiero va a Davinia, con quella sua amarezza bruciante, tenuta a freno dietro delle mascelle serrate.
E capisco che siamo tutti vittima di un azzardo che non ha ripagato,
ma di cui gli unici che pagheranno le spese saremo noi standisti.
Domenica- Giorno finale della fiera
Le facce sono lunghe, e torniamo nostro malgrado in fiera. Mi fa schifo sentirmi così in quanto dovrebbe essere una di quelle occasioni che mi tira su il morale, ma non ho forza per rispondere a nessuno a questo punto. Guardo il cellulare. Lascio scorrere le ore. Aspetto le sei.
Heh, cavolo. Avrò venduto si e no 200 euro di roba, che, una volta tolte le due o tre cose che mi son mangiato in fiera, finiscono a diventare più 160. Si copre il tavolo più le spese, sono a zero. E arrivo da un altro weekend infruttuoso, dove i miei guadagni hanno latitato ferocemente per via di una cattiva pubblicità.
E qui mi viene un sospetto.
-Promozione e mancanza della stessa.
Ho accennato appena sopra alla fiera della settimana precedente- una fiera del giocattolo vintage dove ho preso due tavoli, ho noleggiato un hotel per due giorni e il mio rientro commerciale sarebbe bastato a prendere si e no tre ordini massicci da mcDonalds. Una fiera che, nonostante le grandi infrastrutture di cui disponeva, era stata malamente promossa.
La cosa mi aveva fatto infuriare.
Un paranco di tutto rispetto, una straordinaria struttura espositiva, e.... zero pubblicità sui social. Il volantino, già stilato in grafica, non viene mostrato che sulla pagina di Piacenza Expo e sul profilo personale dell'espositore. Il lavor odella condivisione viene rimesso agli standisti nei relativi gruppi social d'interesse e... poco altro. Niente cartelli, niente campagne social, niente risposte dai gruppi interessati.
La fiera è stata... desolante. Il primo giorno porto a casa 15 euro- nemmeno sufficienti a pagarmi la cena.
Parlo con lo stimato organizzatore e questa cosa viene fuori- a quanto pare non sono stato l'unico a lamentare la penuria di persone.
Anche perchè, qui, si parla di una fiera gratuita del giocattolo vintage- sebbene il demografico sia più restrittivo, non ci dovrebbero essere di questi problemi.
Giustamente, facciamo tavola pulita e ne veniamo ai sensi. Mi metto in saccoccia le mie rimostranze più vitrioliche, e preparo le cose per la fiera della settimana successiva che dovrebbe, in linea di massima, risollevare i miei guadagni.
La fiera arriva e.... niente. Desolazione. Affluenza ai minimi storici, il cantante, i doppiatori e gli influencer si esibiscono per sparuti pubblici comodamente dispersi sotto al palco, non davanti a torme assiepate.
Poi scopro che, nonostante qui invece esistessero la pagina dell'evento, un comparto volto a promuovere, e una serie di slide promozionali per descrivere ip unti salienti delle due giornate.... quattro gatti vengono a sapere della fiera in territorio patavino di questo weekend.
Piacenza mi aveva fatto infuriare perché, pur avendo la struttura e il flyer, non ha fatto alcuna sorta di promozione autonoma.
Questa mi ha fatto infuriare il TRIPLO, in quanto non solo aveva tutti i mezzi, i canali e la conoscenza dei gruppi per promuovere la sua fiera, ma partiva dal presupposto di una apropristica partecipazione massiccia alla fiera stessa, in un azzardo, che come ho detto, han dovuto pagare gli standisti.
Ma andiamoci tranquilli che gli standisti la pagano UNA VOLTA, una scommessa del genere. Poi lasciano le organizzazioni che fanno così a piedi. Senza passar dal via.
-Disallestire, che passione.
Torniamo a uno degli elementi con cui abbiamo iniziato- sono le 18.00 di domenica, siam tutti cotti e c'è da cominciare disallestire.
Ah no aspetta non si può, i food truck sono ancora NEL PARCHEGGIO ESPOSITORI.
A quel punto lo sento, la diga di pazienza che ha retto cigolando per tutto il weekend esplode in una colata piroclastica di insulti detti fra i denti e occhiatacce, tanto che rischio di arrivare alle male parole con un genitore che decide che il momento per far si che il suo "adorabile bambino" tocchi ogni singolo Transformer che riesce a raggiungere (rigorosamente con le manine piene di moccio perché tanto, cosa vuoi, il fazzoletto è per gli sfigati, loro sono easy rider come Dennis Hopper) sia il momento in cui li sto mettendo via. Ci manca un soffio, ed è solo grazie agli sforzi e alle occhiate della mia dolce metà che non urlo "STIAMO METTENDO VIA, PER CORTESIA TENGA SOTTO CONTROLLO IL SUO GOBLIN SCROTALE D'UN MOCCIOSO", per poi lasciarmi andare a una liberatoria bestemmia non appena vedo il paparino new age allontanarsi con la sua smoccolante fabbrica di muco in forma di bambino.
Carico tutto in borse, borsoni e i miei fidati tre box in PVC, decido di ignorare brutalmente qualsiasi margine di buonsenso e carico la macchina attraversando mezzo padiglione e poi tenendo aperta un'uscita di sicurezza che è quantomeno più vicina in linea d'aria al punto dove mi è toccato parcheggiare. Risalgo in macchina assieme alla donna che amo, ma nemmeno la sua vicinanza riesce a farmi completamente sparire il nervoso- devo lasciarmi alle spalle Piazzola sul Brenta prima che questo succeda, e solo allora ricominciamo a scherzare come al solito. Raffreddati, in perdita, affamati e dispiaciuti. Ma insieme, come sempre.
Dodici ore dopo, sono qui con un mal di gola che mi fa parlare come Franco Califano, un ammanco nelle mie finanze che ora dovrò sanare mettendo molta della merce su Vinted o compagnia cantante, e un senso di insoddisfazione non tanto per come sia andata la fiera a me, ma per il modo in cui gli standisti sono stati trattati da forza lavoro a cottimo.
E più della rabbia per lo scarso guadagno mi brucia l'aver visto gente come me, che si prodiga per dare il proprio apporto a una fiera, posta a sopportare il maggior costo di un azzardo non compiuto da noi, e del quale nessuno ci ripagherà le perdite.
Come detto, ho il migliore interesse dell'organizzazione a cuore, perché le persone dello staff con cui ho parlato son state gentili, premurose e attente, ma se queste sono le scelte che prende il loro direttivo, non mi vedranno più a una loro fiera. E penso che questo valga per altri alla stessa maniera. Ora come ora, guardo a questa fiera appena accaduta alla stessa maniera in cui ho guardato un mio parente quando fu vittima di un tentativo di phishing abbastanza bislacco- un raggiro i cui segnali erano abbastanza lampanti, ma in cui egli è caduto con tutte le scarpe.
Solo che al posto del mio parente, c'eravamo tutti noi standisti, a questo giro. E la cosa, come detto all'inizio, lascia un sapore rancido, in bocca. Un retrogusto che ti fa dire "Cavolo, mi son proprio fatto fregare. Non credo di avere tanta voglia di partecipare a breve a un'altra fiera come stand." Ti fa sentire scemo per averci creduto. Ti fa sentire frustrato per l'enorme spreco di potenziale, perchè sapevi che c'erano le premesse per una fiera di tutto rispetto.
Ma, ahimè, tutto quello che rimane di un evento simile è una perdita economica personale e l'amarezza di aver visto gente come me uscire da quel padiglione da meno di quello che era quando ci è entrata. E questo non lo posso perdonare alla leggera.
Spero che chi ha preso queste decisioni discutibili venga avanti, facendo pubblica ammenda, perché danneggia non solo i suoi collaboratori dell'organizzazione, ma anche tutti gli standisti che fanno capo agli eventi da loro gestiti. Spero in una presa di posizione responsabile, severa, in un cambio al loro vertice, e soprattutto spero che queste scommesse sulla pelle d'altri non si ripetano.
Perché è così che si uccidono le fiere del fumetto. Non con un grande strappo, ma con la silenziosa e complice vessazione dei lavoratori che vi stanno all'interno.
finito, chi vuole commenti, chi vuole condivida, chi non vuole si astenga. Fateci pure i memini, credo di aver scritto delle frasi improponibili lì in mezzo, roba che farebbe contenta solo la mia ex professoressa di latino e greco, per cui "poziore" è un sinonimo in uso di migliore e una bella giornata può essere descritta come "aprìca e solatìa." Onestamente non me ne importa poi molto. So solo che ho una profonda amarezza in corpo per quanto accaduto e che spero di porre un po' di luce su uno schema organizzativo pericoloso, e di avervi mostrato i segnali per riconoscerlo. Tutto quello che vorrei indietro è il weekend sprecato, ci avrei portato il mio tesoro a fare una lunga camminata in posti stupendi e mi sarei riposato. E invece eccomi qui che scrivo un post chilometrico su un social da vecchi perché ho appena passato un weekend da lavoratore pagato in visibilità.
Spero che almeno possa servire a qualcuno. Cià, cià.