Luise Danilo srl

Luise Danilo srl Dal 1969 siamo presenti come rivenditori specialisti del settore idrotermosanitario con soluzioni impiantistiche di alta qualità.

Specialisti GRUNDFOS
Dealer CHAFFOTEAUX
Distributori OPUR
Deposito ARCA
Distributori IMP PUMPS
Distributori MAYCHEM
Distributori MITSUBISHI ELECTRIC
Partner FOURGROUP

UN SERPENTE BOA IN SOFFITTA!
13/06/2026

UN SERPENTE BOA IN SOFFITTA!

Sistemi di climatizzazione, in Italia cresciuti del 15% in 5 anniIn Italia il settore HVAC (Heating, Ventilation, Air Co...
12/06/2026

Sistemi di climatizzazione, in Italia cresciuti del 15% in 5 anni

In Italia il settore HVAC (Heating, Ventilation, Air Conditioning, Refrigeration) continua a evolversi con decisione, trainato dalla transizione energetica e dalla crescente elettrificazione degli edifici. I più recenti dati diffusi da Assoclima e Anima Confindustria indicano che la diffusione dei sistemi di climatizzazione nelle abitazioni ha raggiunto il 56%, in crescita rispetto al 48,8% rilevato da ISTAT nel 2021. Un incremento significativo (+15%) che riflette sia l’aumento delle temperature medie sia la progressiva sostituzione degli impianti a gas con soluzioni elettriche e pompe di calore, sempre più integrate nei contesti residenziali moderni.

Cosa fare se il tubo di scarico della condensa del condizionatore è intasatoIl tubo di condensa intasato può causare per...
11/06/2026

Cosa fare se il tubo di scarico della condensa del condizionatore è intasato

Il tubo di condensa intasato può causare perdite e umidità: ecco come capire cosa succede, riconoscere i segnali e interve**re per risolvere il problema.

Nei periodi di caldo intenso, il tubo della condensa del condizionatore intasato diventa una criticità frequente, perché l’impianto produce più umidità del normale.

La condensa, infatti, è un sottoprodotto naturale del raffreddamento dell’aria e deve essere smaltita correttamente per evitare perdite, macchie sui muri e malfunzionamenti.

Scopriamo cosa ostruisce il tubo di scarico, quali soluzioni adottare subito e quando è necessario il supporto di un tecnico.

Le possibili cause
L’ostruzione dello scarico della condensa deriva quasi sempre da accumuli progressivi all’interno del tubo e da una manutenzione poco frequente. I primi segnali compaiono sotto forma di gocciolamenti dallo split, ristagni vicino all’unità esterna o macchie umide lungo la parete.

Ecco le principali cause:

accumulo di polvere e detriti: il condizionatore aspira aria carica di particelle durante il funzionamento. Una parte di queste finisce nella vaschetta della condensa e nel tubo di scarico, dove si deposita progressivamente fino a creare un tappo;
formazione di muffe e alghe: l’ambiente umido del tubo favorisce la proliferazione di microrganismi. Muffe e alghe si sviluppano nel tempo, formando uno strato interno scivoloso che riduce progressivamente il diametro utile del tubo;
insetti o piccoli residui organici: nei tratti esterni del tubo, soprattutto su balconi o terrazzi, è possibile che insetti o foglie ostruiscano l’uscita, rallentando o bloccando il deflusso;
pendenza insufficiente dello scarico: un’installazione non corretta può compromettere il funzionamento. Se la pendenza non è adeguata, l’acqua ristagna all’interno del tubo e favorisce la formazione di depositi;
tubo piegato o danneggiato: schiacciamenti, curve troppo strette o crepe possono impedire il corretto passaggio della condensa, causando accumuli e perdite;
impianto sottotraccia ostruito: quando il tubo condensa passa all’interno del muro, eventuali ostruzioni diventano più difficili da individuare e risolvere, richiedendo interventi più invasivi.

Cosa fare quando è intasato
In presenza di un tubo del condizionatore intasato, è importante interve**re con attenzione, perché anche piccoli dettagli incidono sulla riuscita dell’operazione. Se lo scarico è accessibile, si può procedere senza difficoltà.

È necessario:

controllo visivo delle estremità: osservare con attenzione sia l’attacco del tubo sotto lo split sia l’uscita esterna. In molti casi il blocco si trova proprio nei primi centimetri, dove si accumulano polvere, terra o residui organici. Se si nota sporco compatto, va rimosso manualmente con guanti o con una pinza sottile;
pulizia con sonda flessibile: inserire una sonda da elettricista o uno scovolino lungo all’interno del tubo. L’inserimento deve essere graduale, seguendo il percorso senza forzare. Quando si incontra resistenza, significa che si è raggiunto il punto dell’ostruzione. A quel punto, piccoli movimenti avanti e indietro aiutano a rompere il tappo di sporco, favorendo la riapertura del passaggio;
lavaggio con acqua calda: dopo aver smosso i residui, versare acqua calda direttamente nel tubo, meglio se con un contenitore a beccuccio o una siringa grande. Il flusso deve essere continuo ma non troppo forte. Evitare acqua bollente per non deformare il materiale plastico;
utilizzo di acqua e aceto: preparare una miscela con una parte di aceto e tre di acqua. Versarla lentamente nel tubo e lasciare agire per almeno 20 minuti. L’aceto agisce sui residui organici, facilitandone il distacco dalle pareti interne. Poi risciacquare con acqua pulita;
aspirazione dal lato esterno: collegare un aspiraliquidi all’uscita del tubo, sigillando il più possibile il contatto. L’aspirazione crea una pressione inversa che aiuta a rimuovere il blocco, soprattutto se si trova vicino all’estremità. Durante l’operazione possono fuoriuscire acqua sporca e residui, segno che l’ostruzione si sta liberando;
verifica della pendenza: controllare visivamente il percorso del tubo. Deve avere una discesa continua verso l’esterno, senza tratti in salita o curve troppo strette. Anche una leggera contropendenza può causare ristagni. Se il tubo è fissato male, conviene regolarlo o bloccarlo meglio per garantire un flusso regolare della condensa.

Quando chiamare un tecnico e come preve**re il problema
Non sempre il fai da te è sufficiente. Alcune situazioni richiedono un intervento professionale, soprattutto quando il problema riguarda componenti interni o tratti non accessibili.

Serve assistenza specializzata quando:

l’acqua fuoriesce direttamente dall’unità interna;
il tubo risulta libero ma la condensa non defluisce;
lo scarico è incassato nel muro;
si sospetta un problema alla vaschetta o alla p***a di condensa;
Un tecnico può ispezionare l’impianto, verificare lo stato della vaschetta e controllare eventuali anomalie strutturali.

La prevenzione resta comunque la strategia più efficace. Una manutenzione regolare evita infatti nuovi blocchi e mantiene lo scarico efficiente. Ecco alcune buone pratiche da seguire:

pulizia periodica dei filtri;
controllo annuale dello scarico;
utilizzo di prodotti igienizzanti specifici;
verifica della corretta installazione del tubo;
protezione delle estremità esterne.

Casa nuova, non conterà solo la classe energetica: nell’APE entra il “peso climatico” dell’edificioLa nuova disciplina e...
10/06/2026

Casa nuova, non conterà solo la classe energetica: nell’APE entra il “peso climatico” dell’edificio

La nuova disciplina europea non sostituisce la classe energetica, ma la affianca con un indicatore capace di misurare quanto l’immobile pesa sul clima: cosa sapere.

Con il Regolamento delegato (UE) 2026/52, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea e applicabile dal 24 maggio 2026, la Commissione europea interviene sull’allegato III della direttiva (UE) 2024/1275. Il provvedimento definisce un quadro armonizzato per il calcolo del Global Warming Potential (GWP), il potenziale di riscaldamento globale degli edifici di nuova costruzione.

Dal 2028, gli edifici di nuova costruzione dovranno rispettare limiti di GWP definiti a livello nazionale, e anche il mercato immobiliare e quindi, gli atti di vendita e contratti di locazione dovranno contenere con APE integrati dal GWP.

Non più solo il consumo energetico in uso (parametro primario dell’APE tradizionale), ma un indicatore che quantifica le emissioni di gas serra lungo l’intero ciclo di vita:

produzione dei materiali (estrazione, manifattura, trasporto);
fase di costruzione (cantiere e installazioni);
utilizzo e manutenzione (operation e routine);
fine vita (demolizione, riciclo o smaltimento rifiuti).
Che cos’è il Global Warming Potential (GWP)
Il GWP dell’edificio indica il contributo alle emissioni di gas serra lungo l’intero ciclo di vita. La Commissione europea chiarisce che il calcolo comprende, tra l’altro:

la produzione e il trasporto dei prodotti da costruzione,
le attività di cantiere,
l’uso dell’energia nell’edificio,
la sostituzione di componenti,
la demolizione e la gestione dei materiali di rifiuto.
Praticamente due edifici possono avere consumi energetici simili, ma un diverso impatto climatico complessivo a seconda dei materiali utilizzati, dai processi costruttivi meno efficienti o con scarsa possibilità di recupero dei componenti.

Il dato dovrà riferirsi all’edificio “come costruito”
Uno degli aspetti più importanti è che il GWP indicato nell’APE deve riflettere lo stato “come costruito” dell’edificio. Non basta, quindi, una stima astratta formulata sulla carta in fase progettuale: il dato deve riguardare l’edificio effettivamente realizzato.

Dunque, secondo questa impostazione il progetto può prevedere determinati materiali, impianti e soluzioni tecniche, ma l’interesse del condòmino è conoscere ciò che è stato davvero installato.

Il GWP collegato allo stato finale dell’opera rafforza il valore documentale dell’APE e può ridurre il rischio di informazioni ambientali generiche o meramente promozionali.

Quando il GWP entrerà nell’APE?
La disciplina europea prevede un’applicazione progressiva:

entro il 2027 gli Stati membri dovranno inoltre pubblicare e notificare alla Commissione una tabella di marcia per introdurre valori limite e obiettivi sul GWP lungo il ciclo di vita;
da gennaio 2028 il GWP dovrà essere calcolato e indicato nell’attestato di prestazione energetica per i nuovi edifici con superficie utile superiore a 1.000 metri quadrati;
da gennaio 2030 l’obbligo sarà esteso a tutti i nuovi edifici.
Il regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile negli Stati membri, ma lascia spazio all’organizzazione nazionale dei metodi pratici di calcolo.

Mercato HVAC: sostenibilità e valore intangibile dei prodottiIn un mercato come quello HVAC (Heating, Ventilation, and A...
09/06/2026

Mercato HVAC: sostenibilità e valore intangibile dei prodotti

In un mercato come quello HVAC (Heating, Ventilation, and Air Conditioning), dove le performance tecniche dei prodotti tendono a convergere, il vero elemento distintivo si sta progressivamente spostando su ciò che non è immediatamente visibile: il valore intangibile. Un insieme di fattori che comprende sostenibilità, solidità della governance, esperienza pluriennale nella progettazione, certificazioni di qualità, ricercatezza del design, elevate competenze tecniche a disposizione della clientela: aspetti sempre più rilevanti per supportare le diverse tipologie di clienti in un acquisto consapevole.

Il contributo dell’HVAC alla sfida energetica
Secondo diverse analisi di settore, gli edifici sono responsabili di circa il 40% dei consumi energetici complessivi in Europa, con i sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento che incidono in modo significativo. In questo contesto, l’evoluzione tecnologica del comparto HVAC (dai sistemi a inverter alle soluzioni di recupero del calore) sta contribuendo a migliorare l’efficienza energetica, con riduzioni dei consumi che possono arrivare fino al 30% rispetto ai sistemi tradizionali. Un trend destinato a rafforzarsi, anche alla luce delle direttive europee sulla decarbonizzazione del patrimonio edilizio.

Sostenibilità e trasparenza: il ruolo delle certificazioni EPD
È proprio in questo scenario che il tema della sostenibilità si intreccia con quello della qualità, ridefinendone il significato. Non più solo prestazione tecnica, ma anche capacità di fornire dati oggettivi e verificabili sull’impatto ambientale dei prodotti lungo l’intero ciclo di vita.

In questa direzione si inseriscono le certificazioni EPD (Environmental Product Declaration), dichiarazioni ambientali di prodotto basate su standard internazionali che offrono informazioni trasparenti, comparabili e verificate da enti terzi. Uno strumento sempre più centrale per i clienti, che possono così orientare le proprie scelte verso soluzioni in grado di migliorare la performance ambientale degli edifici, facilitare la partecipazione a bandi pubblici e contribuire al raggiungimento dei criteri richiesti dalle certificazioni edilizie.

Controllo della filiera e cultura progettuale
Allo stesso tempo, accanto alla sostenibilità, emerge con forza il valore del processo produttivo Made in Italy. La capacità di controllare internamente tutte le fasi, dalla progettazione allo sviluppo fino alla realizzazione, rappresenta un elemento chiave per garantire un adeguato governo dei processi, coerenza qualitativa, affidabilità, un puntuale servizio al cliente e continuità nel tempo.

Trattamento dell’acqua negli edifici residenziali e nel terziarioTrattamento dell’acqua negli edifici residenziali e nel...
08/06/2026

Trattamento dell’acqua negli edifici residenziali e nel terziario

Trattamento dell’acqua negli edifici residenziali e nel terziario
Il trattamento dell’acqua negli edifici residenziali e nel terziario è un tema centrale per garantire efficienza, sicurezza e durata degli impianti HVAC/ITS. In ogni edificio convivono infatti due reti distinte ma complementari: quella destinata al consumo umano e agli usi igienico-sanitari e quella dell’acqua tecnica, impiegata nei circuiti di riscaldamento e raffrescamento.

La qualità dell’acqua, insieme alla qualità del progetto, incide in modo diretto sulle prestazioni dell’impianto. Incrostazioni, corrosione, fouling e biofilm non sono criticità marginali, ma fenomeni che possono aumentare i consumi, ridurre l’efficienza e provocare guasti prematuri. Proprio per questo, il trattamento dell’acqua richiede un approccio tecnico strutturato, capace di accompagnare l’impianto lungo tutto il suo ciclo di vita.

Il focus si sviluppa in due ambiti principali. La prima parte riguarda il trattamento dell’acqua tecnica per impianti HVAC, con criteri di analisi e di specifica dei parametri principali, come pH, durezza e conducibilità, oltre alla selezione e al dimensionamento di addolcimento, inibitori, filtrazione, protezioni anti-fango e anti-aria, dosaggio, commissioning e monitoraggio. La seconda parte è dedicata all’acqua per uso umano e all’ACS, con riferimento al quadro normativo, alla responsabilità del gestore della distribuzione idrica interna, alla progettazione anti-stagnazione, alla disinfezione e ai piani di autocontrollo.

Ampio spazio è riservato anche alla prevenzione della Legionella, tema particolarmente rilevante in ambito impiantistico. Vengono infatti approfonditi la valutazione del rischio, le misure progettuali e gestionali, i protocolli di intervento e la documentazione necessaria per mantenere l’impianto sotto controllo.

Nel caso dell’acqua tecnica, il trattamento dell’acqua è essenziale perché il fluido termovettore attraversa componenti sensibili come scambiatori, valvole, circolatori e batterie. Ogni alterazione della qualità dell’acqua può tradursi in perdite di carico, riduzione della trasmittanza termica e maggiore assorbimento energetico. Per questo è fondamentale definire fin dalla progettazione i parametri dell’acqua in ingresso e gli obiettivi da raggiungere in esercizio.

Le tecnologie disponibili comprendono addolcimento, demineralizzazione parziale, correzione di pH e alcalinità, inibitori di corrosione, sequestranti e antincrostanti. A questi si aggiungono la filtrazione e la separazione dei solidi, con filtri a rete o a cartuccia, defangatori magnetici e separatori d’aria, strumenti indispensabili per limitare i fenomeni di erosione, intasamento e corrosione.

Fondamentale anche il controllo continuo, attraverso pompe dosatrici, sonde e sistemi di monitoraggio integrati. La gestione nel tempo prevede analisi periodiche, verifiche strumentali, manutenzione programmata e tracciabilità degli interventi, così da preservare l’efficienza dell’impianto e ridurre i rischi di fermo.

In questo contesto, il trattamento dell’acqua non è una semplice attività accessoria, ma una vera leva progettuale e gestionale per rendere gli impianti più sicuri, affidabili ed efficienti nel lungo periodo.

UN PO' PER CIASCUNO
06/06/2026

UN PO' PER CIASCUNO

Bere l’acqua del rubinetto fa ve**re i calcoli?Il timore più diffuso riguarda il legame tra calcare e calcoli renali, ma...
05/06/2026

Bere l’acqua del rubinetto fa ve**re i calcoli?
Il timore più diffuso riguarda il legame tra calcare e calcoli renali, ma secondo gli esperti non esiste una correlazione diretta.

L’acqua del rubinetto che scorre nelle case in Italia è sottoposta a controlli continui ed è considerata tra le migliori per qualità e affidabilità. Tuttavia molti italiani le preferiscono l’acqua in bottiglia.

Abitudini difficili da cambiare e una diffidenza radicata continuano a orientare le scelte, spesso legate all’idea che l’acqua di casa sia meno sicura o più “pesante”. Ma bere l’acqua del rubinetto fa ve**re i calcoli? Scopriamolo.

L’acqua del rubinetto è sicura da bere?
In Italia l’acqua potabile è sottoposta a controlli costanti lungo tutta la filiera e i dati dell’Istituto Superiore di Sanità indicano una conformità superiore al 99% ai parametri sanitari. Circa l’85% proviene da falde sotterranee, naturalmente protette, mentre caratteristiche come gusto, odore e durezza possono variare in base alla fonte e ai trattamenti, senza compromettere la sicurezza.

Per chi percepisce un odore più marcato, ad esempio quello del cloro, può essere sufficiente lasciarla riposare in una caraffa per qualche minuto. D’altro canto, l’uso di apparecchi domestici non è necessario per renderla potabile, ma può avere senso solo per migliorarne il sapore o l’odore. Questi filtri possono invece migliorare l’acqua del rubinetto destinata ad animali domestici anziani o con patologie.

Come capire se si può bere l’acqua del rubinetto
Nonostante i controlli e i dati disponibili, una parte degli italiani continua a non fidarsi dell’acqua del rubinetto. Per orientarsi non servono strumenti complessi, ma alcune verifiche semplici e concrete. Ecco quali:

controllare il sito del gestore idrico locale: sono pubblicati i dati sulle caratteristiche dell’acqua e i risultati delle analisi, con informazioni su durezza, pH e composizione;
prestare attenzione alle comunicazioni ufficiali: se emergono problemi reali, i cittadini vengono avvisati con indicazioni precise, eventuali limitazioni d’uso e soluzioni alternative;
distinguere sicurezza e gradevolezza: sapore o odore possono cambiare in base ai trattamenti o allo stato della rete, ma non indicano automaticamente un rischio per la salute;
tenere conto del contesto locale: in alcune aree, soprattutto dove la rete è più vecchia o soggetta a interruzioni, la qualità percepita può risultare più incerta. In questi casi è meglio controllare con attenzione gli aggiornamenti di Comune, ASL e gestore.
L’acqua del rubinetto fa male ai reni?
Nonostante dati e controlli, molti italiani continuano a non fidarsi dell’acqua del rubinetto. Non ci sono prove che nelle persone sane l’acqua del rubinetto, se potabile, faccia male ai reni. Anzi, una corretta idratazione aiuta i reni a produrre urina e a eliminare i prodotti di scarto del metabolismo, mentre il problema reale è spesso opposto, cioè bere troppo poco, soprattutto nei mesi più caldi.

Il discorso cambia per chi soffre di patologie renali croniche o è in dialisi.

L’acqua del rubinetto fa ve**re i calcoli?
Il dubbio più diffuso riguarda proprio questo punto. Tuttavia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, non emerge un legame tra acqua del rubinetto e calcoli renali.

Inoltre, il calcare non si deposita nei reni come nelle tubature. È una convinzione diffusa ma non corretta, perché nelle tubature si formano incrostazioni solide, mentre nell’acqua i minerali restano disciolti. Infatti, la durezza dell’acqua indica la presenza di calcio e magnesio, sostanze che non provocano calcoli in modo diretto. Quindi, l’acqua del rubinetto (anche “dura”) non è considerata un fattore di rischio rilevante per i calcoli renali nella popolazione generale.

Anche la Fondazione Veronesi ricorda che i calcoli hanno poco a che fare con il calcare e che un fattore di rischio è bere troppo poco. I calcoli più comuni sono composti da ossalato o fosfato di calcio, acido urico o struvite. Ciò significa che la loro formazione dipende da predisposizione individuale, familiarità, condizioni mediche e stile di vita.

Quale acqua bere per non affaticare i reni?
Chiarito il punto, per chi non ha patologie non esiste un’acqua “migliore” in senso assoluto, ma bere acqua è ciò che conta davvero: rubinetto o bottiglia non fa differenza.

Chi ha problemi renali deve invece monitorare la composizione dell’acqua: poco sodio, niente bevande zuccherate e presenza di minerali da valutare con il medico.

L’acqua frizzante va bene, se non contiene sodio o potassio aggiunti. Mentre, in gravidanza e allattamento meglio preferire acque povere di sodio.

Infine, in caso di malattie renali avanzate, la quantità e la qualità di liquidi sono stabiliti dal medico.

Perché vengono i calcoli renali e come prevenirli
Il punto non è l’acqua, ma quello che succede nelle urine quando si beve poco. Quando i liquidi sono insufficienti, le sostanze presenti nelle urine si concentrano e tendono a cristallizzare.

A questo si aggiungono alimentazione e abitudini quotidiane sbagliate. Un eccesso di sale, proteine animali e alimenti ricchi di ossalati può favorire la formazione dei calcoli, così come una predisposizione genetica o alcune condizioni mediche.

Un’idratazione regolare durante la giornata riduce il rischio, soprattutto nei mesi più caldi. Ma in caso di episodi già avvenuti o di patologie renali, le indicazioni devono essere definite dal medico.

Infine, ridurre il calcio senza motivo non serve: eventuali modifiche alla dieta vanno fatte solo su indicazione clinica.

Consigli e cosa sapere sull’acqua del rubinetto
Bere l’acqua di casa, potabile, è una scelta sicura, economica e più sostenibile di quella in bottiglia, che invece comporta ulteriore produzione di plastica, costi di trasporto e smaltimento. Può essere una risorsa preziosa per le piante , eliminando adeguatamente il cloro quando serve.

Certo, il gusto può cambiare ed è spesso il primo motivo di diffidenza, ma può dipendere anche da un problema legato alle tubature in casa. Tuttavia, una semplice caraffa, anche messa in frigorifero, aiuta ad attenuare odori e sapori come quello dell’acqua che sa di cloro. Anche farla bollire non serve, e i sistemi domestici non sostituiscono i controlli pubblici: intervengono sul sapore, non sulla sicurezza.

Il punto è conoscere ciò che si beve. I dati dei gestori locali sono accessibili e permettono di verificarne composizione e caratteristiche.

Canne di caduta dei rifiuti in condominio: a cosa servivano, perché sono state chiuse e come si possono riutilizzareOggi...
04/06/2026

Canne di caduta dei rifiuti in condominio: a cosa servivano, perché sono state chiuse e come si possono riutilizzare

Oggi molte sono state chiuse o dismesse, ma restano comunque parti comuni degli edifici: tutto sulle canne di caduta dei rifiuti in condominio.

Le canne di caduta dei rifiuti sono state per decenni una presenza fissa nei condomìni italiani, ma con il tempo questo sistema ha mostrato diversi limiti legati a igiene, sicurezza e nuove regole sulla raccolta differenziata.

Scopriamo cosa sono, a cosa servivano e come si possono riutilizzare ora.

Cosa sono le canne di caduta dei rifiuti
Le canne di caduta dei rifiuti, conosciute anche come “canne pattumiere”, sono state per molti anni un elemento tipico dei condomìni italiani, in particolare in quelli costruiti tra gli anni ’50 e ’80.

Il loro funzionamento era molto semplice: su ogni piano era presente uno sportello attraverso il quale si potevano gettare i rifiuti domestici, che venivano convogliati lungo un condotto verticale fino a un contenitore situato al piano terra o nel seminterrato. Per l’epoca si trattava di una soluzione pratica e innovativa, pensata per semplificare la vita quotidiana dei condomini. Bastava pochi secondi per liberarsi della spazzatura, senza dover uscire di casa o percorrere le scale.

I problemi emersi nel tempo
Con il passare degli anni, però, sono emerse diverse criticità:

il problema principale è quello igienico: le canne pattumiere sono difficili da pulire e mantenere in condizioni adeguate. Residui di rifiuti possono accumularsi lungo le pareti interne, generando cattivi odori e favorendo la proliferazione di batteri, insetti e, in alcuni casi, roditori;
a questo si aggiungono problemi strutturali, come ostruzioni o perdite di liquidi, che possono causare disagi anche gravi ai condomini;
dal punto di vista della sicurezza, poi, le canne rappresentano un potenziale canale di diffusione di fumi in caso di incendio, oltre a favorire la circolazione di odori tra i vari piani dell’edificio.
Il ruolo della raccolta differenziata
Un elemento decisivo nel progressivo abbandono delle canne pattumiere è stato l’introduzione della raccolta differenziata. Oggi i rifiuti devono essere separati per tipologia — organico, plastica, carta, vetro — e smaltiti secondo regole precise. Questo rende incompatibile l’utilizzo di un sistema che raccoglie tutto indistintamente. Le canne di caduta, progettate per un mondo senza differenziazione, non sono più adatte alle esigenze attuali e, in molti casi, il loro utilizzo è stato vietato o fortemente limitato.

Chiusura delle canne di caduta rifiuti in condominio: cosa dice la legge
Dal punto di vista legale, la chiusura delle canne pattumiere è piuttosto semplice. La giurisprudenza ha chiarito che non si tratta di un’innovazione, ma di una modifica delle modalità di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti. In particolare, la Corte di Cassazione (sentenza 20 ottobre 1995, n. 11138) ha stabilito che queste strutture non sono indispensabili e rappresentano solo una modalità organizzativa del servizio.

Per questo motivo, l’assemblea condominiale può decidere di sigillarle con una maggioranza ordinaria. È sufficiente, infatti, la maggioranza prevista dall’articolo 1136, secondo comma, del Codice civile: la maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno 500 millesimi del valore dell’edificio. Questo ha reso più semplice, negli anni, la loro progressiva dismissione.

Come riutilizzarle
Una volta chiuse, le canne pattumiere non vengono eliminate, ma restano come cavedi verticali all’interno dell’edificio. Proprio per questo motivo, possono essere riutilizzate per altri scopi, purché vi sia una delibera assembleare che lo consenta. Uno degli utilizzi più frequenti è quello per il passaggio di impianti: tubazioni del gas, cavi elettrici, linee telefoniche o fibra ottica.

Si tratta di una soluzione pratica, perché consente di sfruttare uno spazio già esistente senza dover interve**re in modo invasivo sulle strutture. Naturalmente, ogni intervento deve rispettare le normative tecniche e di sicurezza e deve essere progettato da professionisti qualificati.

Tutte le spese per la casa detraibili nel 730/2026Scopri quali sono le detrazioni fiscali per la casa da fruire con il m...
03/06/2026

Tutte le spese per la casa detraibili nel 730/2026

Scopri quali sono le detrazioni fiscali per la casa da fruire con il modello 730: dalle spese per l’affitto, mutuo, ristrutturazioni, bonus edilizi e altre agevolazioni.

Quando si parla di casa, si parla quasi sempre anche di spese importanti: affitto, mutuo, manutenzione, lavori di ristrutturazione, utenze e molto altro. Proprio per questo il sistema fiscale italiano prevede una serie di detrazioni e agevolazioni nel modello 730, pensate per alleggerire il peso economico sulle famiglie e sui contribuenti.

Non si tratta di un’unica misura, ma di un insieme articolato di benefici che cambiano in base alla situazione personale, al reddito e al tipo di spesa sostenuta. Vediamo quindi, in modo chiaro e discorsivo, tutte le principali spese per la casa che è possibile portare in detrazione.

Spese detraibili 730: le detrazioni per chi vive in affitto
Canone libero
In generale, chi paga un affitto può ottenere una detrazione che varia in base al reddito. In caso di contratto a canone libero, se il reddito complessivo non supera 15.494 euro la detrazione è pari a 300 euro, mentre scende a 150 euro se il reddito è compreso tra 15.494 e 30.987 euro.

Canone concordato
La situazione migliora se il contratto è a canone concordato, cioè con un affitto calmierato rispetto ai valori di mercato. In questo caso le detrazioni sono più alte: 496 euro per i redditi più bassi e 248 euro per quelli fino a 30.987 euro.

Trasferimento per lavoro
Un’attenzione particolare è riservata ai lavoratori dipendenti che si trasferiscono per motivi di lavoro. Se il trasferimento avviene a più di 100 chilometri di distanza e in una regione diversa, per i primi tre anni è possibile ottenere una detrazione pari a 992 euro per i redditi più bassi e 496 euro per quelli intermedi.

Under 31
Un’altra misura importante riguarda i giovani fino a 31 anni che lasciano la casa dei genitori per andare in affitto. In questo caso la detrazione è calcolata in modo diverso: si può recuperare il 20% del canone di locazione, fino a un massimo di 2.000 euro annui, a condizione che il reddito non superi 15.494 euro. È una misura pensata per favorire l’autonomia abitativa dei più giovani e sostenere i costi iniziali della vita indipendente.

Studenti universitari
Un capitolo a parte riguarda gli studenti universitari che studiano lontano da casa. Se l’università si trova a più di 100 chilometri dal Comune di residenza e in una provincia diversa, è possibile detrarre il 19% del canone di affitto, su una spesa massima di 2.633 euro.mIn pratica, il beneficio fiscale arriva a circa 500 euro l’anno. Se lo studente è fiscalmente a carico dei genitori, la detrazione spetta a loro.

Spese detraibili 730: le detrazioni per il proprietario di casa
Per chi possiede un immobile, le detrazioni diventano ancora più numerose e riguardano soprattutto mutui e acquisto della casa:

interessi del mutuo: chi ha acquistato la prima casa con un mutuo può detrarre il 19% degli interessi passivi, fino a un massimo di 4.000 euro per l’acquisto dell’abitazione principale. Se invece il mutuo è stato acceso per costruzione o ristrutturazione, il limite scende a 2.582 euro;
spese di agenzia immobiliare: anche i costi sostenuti per l’intermediazione immobiliare possono essere recuperati. Se l’acquisto della casa è avvenuto tramite agenzia, si può detrarre il 19% della spesa, fino a un massimo di 1.000 euro.
Seguici anche su

google news logo.3ac74af0
Google News banner
Lavori in casa: le spese detraibili nel 730
Uno dei capitoli più rilevanti riguarda gli interventi edilizi. Qui le detrazioni sono particolarmente significative e vengono recuperate in dieci anni:

ristrutturazioni edilizie: per i lavori di recupero edilizio è prevista una detrazione del 36% delle spese sostenute, che sale al 50% se si tratta dell’abitazione principale. Il tetto massimo è di 96.000 euro per unità immobiliare. Rientrano in questa categoria interventi come rifacimento impianti, manutenzione straordinaria o restauro;
risparmio energetico: se i lavori sono finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica, si può accedere a una detrazione del 36% o del 50% per la prima casa, a seconda dei casi. Il limite di spesa varia in base al tipo di intervento, come ad esempio sostituzione infissi, caldaie o isolamento termico;
bonus mobili ed elettrodomestici: chi effettua una ristrutturazione può beneficiare anche del cosiddetto bonus mobili. Consente di detrarre il 50% delle spese per mobili ed elettrodomestici, fino a un massimo di 5.000 euro, purché destinati all’immobile ristrutturato tra il 2024 e il 2025;
eliminazione delle barriere architettoniche: un’agevolazione particolarmente rilevante è quella dedicata all’abbattimento delle barriere architettoniche. In questo caso la detrazione arriva al 75% delle spese sostenute, ma è valida solo per interventi effettuati entro il 31 dicembre 2025. Rientrano lavori come l’installazione di ascensori, rampe, servoscala o piattaforme elevatrici.
Esistono poi ulteriori agevolazioni meno conosciute ma comunque importanti. Ad esempio, la sostituzione di gruppi elettrogeni con impianti a gas di nuova generazione consente una detrazione del 50% della spesa sostenuta. Anche le assicurazioni contro eventi calamitosi, come terremoti o alluvioni, sono detraibili nella misura del 19% del premio pagato.

Scaricare spese per colf e badanti nel 730
Un’ulteriore voce riguarda il lavoro domestico. Il datore di lavoro può dedurre i contributi INPS versati per colf e badanti fino a un massimo di 1.549,36 euro l’anno. Se il lavoratore assiste una persona non autosufficiente, è prevista anche una detrazione pari al 19% delle spese sostenute, fino a 2.100 euro, anche se la persona assistita non è fiscalmente a carico.

Bonus colf e badanti 2026, come funziona: a quanto ammonta e a chi spetta?
Tasse, Imposte e Normative
Bonus colf e badanti 2026, come funziona: a quanto ammonta e a chi spetta?
Come funziona il Bonus colf e badanti 2026: qual è l’importo massimo degli incentivi e come presentare la domanda.

Lavoro domestico irregolare: rischi, sanzioni e conseguenze
Contratti e Documenti
Lavoro domestico irregolare: rischi, sanzioni e conseguenze
Il lavoro domestico non regolarizzato non è un rapporto privo di effetti: ecco tutto quello che c’è da sapere.

Come ottenere le detrazioni
Per poter usufruire di tutte queste agevolazioni è fondamentale rispettare alcune regole. Prima di tutto, è necessario utilizzare pagamenti tracciabili, come bonifici o carte. Inoltre, bisogna conservare tutta la documentazione, comprese fatture e ricevute. Molte detrazioni richiedono anche l’uso del cosiddetto bonifico parlante, che contiene dati specifici relativi all’intervento o alla spesa.

Indirizzo

Via Andorra 26
Padua
35127

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 19:00
Martedì 08:00 - 19:00
Mercoledì 08:00 - 19:00
Giovedì 08:00 - 19:00
Venerdì 08:00 - 19:00

Telefono

+39498702694

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Luise Danilo srl pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Luise Danilo srl:

Condividi