22/01/2026
Avete mai guardato un libro antico non per ciò che c’è scritto nelle sue pagine, ma per ciò che nasconde nella sua struttura? Questa immagine ci regala uno sguardo privilegiato su uno dei misteri più affascinanti della storia della legatoria: i frammenti di reimpiego. Tra il XVII e il XVIII secolo, la carta e la pergamena erano materiali preziosi. Nulla veniva sprecato. Quando una legatura aveva bisogno di essere rinforzata o quando il "dorso" di un volume necessitava di maggiore stabilità, i legatori attingevano al loro archivio di scarti: vecchi documenti notarili, fogli di messali fuori uso o, come in questo splendido caso, spartiti musicali manoscritti. In questa foto, la sguardatura e il dorso logoro rivelano la "colonna vertebrale" del volume. Quelle note danzanti, tracciate su carta fatta a mano, non facevano parte del testo stampato del libro. Erano un’opera a sé stante, "sacrificata" per permettere a un altro libro di sopravvivere ai secoli. Il legatore applicava strati di carta o pergamena tra un nervo e l'altro per livellare il dorso e rinforzare l'adesione della coperta in pelle o pergamena. Il cedimento della pelle esterna ha qui creato una "finestra" stratigrafica che permette di leggere la storia interna del volume.
È una forma di archeologia bibliografica. Spesso, grazie allo smontaggio di vecchie legature, gli studiosi hanno ritrovato spartiti perduti di grandi compositori o frammenti di testi medievali che si credevano scomparsi per sempre. Ogni volta che sfogliamo un libro di quell’epoca, stiamo toccando un palinsesto di storie: quella che leggiamo nelle pagine stampate e quella silenziosa, celata tra le cuciture, che sussurra di musiche e canti di epoche ancora più remote.