16/02/2024
Condividiamo e facciamo nostro l'appello alle istituzioni delle Librerie Indipendenti Milano di cui abbiamo fatto parte fino ad ora e di cui le città, tutte, hanno un gran bisogno!
Che anno sarà per le librerie milanesi?
Queste immagini ritraggono la storia di una libreria indipendente milanese di quartiere che è in procinto di chiudere alla fine di febbraio. Una libreria che era comunità per quel territorio. Si chiama, ancora per pochi giorni, Corteccia. E un'altra libreria chiuderà il mese successivo, Libreria Tiritera.
Nei giorni del Forum Economia Urbana 2024 organizzato dal Comune di Milano - Politiche per il Lavoro l'associazione delle Librerie Indipendenti Milano chiede un confronto alle istituzioni locali perché si riconosca alle librerie la qualifica di realtà culturali diffuse su tutto il territorio cittadino.
Chiediamo al Comune di Milano un confronto per lavorare insieme per il riconoscimento del bilancio sociale delle librerie della città e per la creazione di strumenti compensativi di fronte ai tagli alla cultura del governo.
Nella LIM, l’associazione delle Librerie Indipendenti di Milano, é molto vivace il dibattito (non nuovo, ma mai risolto) su cosa significhi l’insieme di queste parole: indipendenza, impresa, cultura.
Siamo “indipendenti” nelle innumerevoli sfumature con cui ciascuna libreria può interpretare il termine: indipendenti da grandi gruppi o franchising, indipendenti dalle mode del momento, indipendenti dalle logiche del consumo che riducono i libri a una merce come le altre, evitando così una progressiva convergenza verso un modello culturale unico che non valorizzi, invece, quello che definiamo bibliodiversità.
Siamo imprese e siamo consapevoli di dover vivere in un mercato sempre più "competitivo". E in un mondo sempre più iniquo.
Facciamo cultura: vendendo libri, ovviamente, ma a monte elaboriamo una proposta, operiamo una selezione di contenuti che è il fulcro del lavoro librario e culturale.
I librai sono degli animatori culturali, organizzano incontri, presentazioni di libri, letture, laboratori, mostre e tanto altro. Promuovono collaborazioni con le biblioteche, le scuole e i centri culturali presenti nel loro quartiere. In gran numero partecipano attivamente alle manifestazioni che si svolgono in città che riguardano i libri e non solo. Queste attività fanno parte sia del nostro lavoro che del nostro bilancio perché portano in qualche modo clienti, producendo introiti che possono essere grandi, ma anche modesti.
C'é una parte del nostro lavoro, però, completamente nascosta, e senza profitti. Si tratta del lavoro sociale e culturale che quotidianamente facciamo tutto l'anno. Aprendo librerie dove le indagini di mercato lo sconsigliano e/o dove non ci sono nemmeno cinema, teatri o luoghi di aggregazione, facciamo comunità, le nostre vetrine accese sono luci in strade buie; facciamo incontrare le persone, miglioriamo il quartiere e contribuiamo alla tenuta del tessuto sociale. Purtroppo, questo impegno non compare nei bilanci ordinari delle nostre imprese, non è previsto.
Questo 2024 è cominciato malissimo per noi, con la chiusura di due librerie associate: Tiritera e Corteccia. Se questo può capitare a qualunque impresa (di non generare abbastanza profitti e dover chiudere), nel caso di una libreria di qualità che chiude le istituzioni dovrebbero chiedersi: e noi cosa ci perdiamo?
Ci piacerebbe che si potesse quantificare la perdita per cittadini e lettori di fronte alla chiusura di una libreria, per far emergere tutta la ricchezza che produciamo, anche quella intangibile.
L'anno potrebbe continuare a peggiorare per alcuni di noi, visti i tagli apportati nella legge finanziaria che riguardano direttamente le nostre attività: senza il fondo conosciuto come “decreto Franceschini” le librerie perdono l'entrata derivante dalle forniture alle biblioteche di zona; è prevista una riduzione del finanziamento della Tax Credit; viene abolita l’app18, sostituita da due “carte” non equiparabili perché valide solo per un numero ristretto di diciottenni.
Di contro l'aumento delle spese e degli affitti, almeno a Milano, non conosce tregua.
Per tutti questi motivi, chiediamo al Comune di Milano di aprire un confronto diretto, per cercare di finanziare un fondo che possa garantire la continuità delle forniture alle biblioteche comunali senza i soldi del Ministero, anche attraverso la ricerca di importi equivalenti presso altri enti, fondazioni o sponsor.
Chiediamo al Comune di Milano di poter lavorare a un modello di bilancio sociale che riconosca le librerie di qualità sul modello del "Marchio delle librerie di qualità" francese, maldestramente imitato anche in Italia, dove ci si è limitati ad un mero elenco in un albo, senza neppure proporre un simbolo identificativo, un logo. Chiediamo il riconoscimento per queste librerie di agevolazioni fiscali per Tari e imposta sulla pubblicità, semplificazioni per la SCIA (o sua eliminazione) e per l'occupazione di suolo pubblico in occasione di piccoli eventi culturali.
Chiediamo al Comune di Milano di continuare a proporre spazi commerciali ad affitti calmierati a nuovi librai in cerca di un negozio dove aprire la propria attività. Ricordiamo che nei prossimi mesi sarà in scadenza il contratto di locazione per alcune librerie che avevano goduto di un bando “speciale” per locali MM 11 anni fa. Auspichiamo che queste librerie possano continuare la loro attività attraverso il mantenimento nel nuovo bando delle caratteristiche di priorità che erano inserite nel vecchio.
Chiediamo al Comune di Milano di aprire un confronto perché dalle difficoltà attuali possa nascere un laboratorio per le piccole imprese culturali, sperando anche che possa accendersi un dibattito pubblico su quanto fanno (o non fanno) le istituzioni in questo paese per la cultura.
Comune di Milano - Cultura