E' il 26 Aprile del 1911, quando Campisano Salvatore, detto Turiddu, si imbarca sul transatlantico "Duca degli Abruzzi" alla volta di New York, portando con sè la moglie Maria e i figli Francesco e Luigi. E' una delle prime ondate migratorie degli italiani in America; molte famiglie siciliane decidono di lasciare la loro isola alla ricerca di una vita migliore.
L'8 Maggio 1911 Turiddu e la sua famiglia giungono al porto di Ellis Island e, colpiti dall'incredibile vista della città e della statua della libertà, decidono che sarà l'America il posto in cui trascorrere il resto della loro vita.
Fin dai primi mesi però l'idea di rinascita e riscatto che li aveva spinti a partire comincia a fare i conti con la nostalgia della propria terra, i suoi volti, i suoi paesaggi, i suoi agrumeti e il profumo di zagara.
Nel 1914 Turiddu decide così di attraversare nuovamente l'Atlantico, questa volta in senso contrario. Ad attenderli nel paese natìo però non c'è solo l'immagine dell'amata Sicilia ma anche lo spettro del primo conflitto mondiale.
Turiddu vede partire per la guerra il suo primogenito Luigi, ormai diciottenne. Mentre Luigi è al fronte, il resto della famiglia investe i pochi dollari portati in Italia acquistando un terreno.
Siamo a Paternò (Catania), contrada Mauta, alle pendici dell'Etna, dove le ceneri vulcaniche rendono il terreno fertile e fruttifero.
Luigi ce la fa, sopravvive alle trincee e, finita la guerra, ritorna in Sicilia. Insieme al padre e al fratello iniziano a coltivare il terreno acquistato: piantano giovani alberi di arance e vedono crescere i frutti della loro fatica.
In quegli anni Luigi sposa Barbara e mette su famiglia. Nascono 4 figlie femmine ed un maschio: Salvatore, Turi, come il nonno. All'alba del 14 luglio del 1943, la guerra sconvolge nuovamente la vita dei Campisano. Mentre Luigi e il piccolo figlio Turi si trovano in campagna ad irrigare il loro giardino, vedono passare sulle loro teste decine di aerei pronti a sganciare bombe sul paese visibile in lontananza. Il paese è raso al suolo, la famiglia dispersa. Si ritroveranno tutti al giardino di aranci, dove rimarranno sfollati fino alla fine della guerra.
La passione per le arance non scompare, anzi, si fortifica. Luigi e Turi comprano un altro terreno in contrada Vasa Donna, cercando di risollevare ancora una volta la fragile economia della famiglia.
Passano gli anni e Turi continua a dedicarsi agli agrumeti acquistati dal nonno Turiddu, senza mai scendere a compromessi con l'illegalità e la malavita. Lo zelo e l'onestà pagano, gli affari cominciano ad andare bene. Turi si sposa e, grazie alle sue arance, tira su e fa studiare tre figli.
Negli anni il mondo cambia e Turi si ritrova schiacciato dall'aggressività del nuovo mercato globale. L'arrivo della concorrenza estera lo costringe a svendere di anno in anno i frutti del suo lavoro, fino al punto di veder cadere dagli alberi e marcire per terra le sue arance invendute.
ORA È IL MIO TURNO
Io sono Gianluigi, uno dei tre figli di Turi. Anche io ho lasciato la mia terra ma il legame con i giardini e il profumo di zagara è pari a quello del mio bis-nonno Turiddu.
IL SOGNO
Con il supporto di Michele e Daniele, che condividono i miei stessi valori, vorrei realizzare un sogno: ridare dignità al lavoro fatto con passione e sacrificio.
Mi sono messo in gioco e, rivolgendomi direttamente a te, sto cercando di eliminare il passaggio dai grossisti e dalla grande distribuzione.
L'IDEA
Penso così di consegnare direttamente nelle tue mani le arance di mio padre che abbiamo deciso di chiamare Tarachos.
Tarachos ha la stessa radice del termine Tarocco, la qualità dei nostri frutti, e in greco significa tumulto, parola emblematica che ricorda la potenza esplosiva dell'Etna e la voglia di creare un'alternativa sostenibile ed etica al mercato attuale, garantendo un prodotto genuino e di qualità ad un prezzo equo.