Visione Curativa

Visione Curativa Fornitore di materie prime biologiche destinate ad aromaterapia ed altri usi non alimentari https://www.visionecurativa.it/termini-e-condizioni/

Tutte le informazioni presenti su questo sito sono fornite a solo scopo informativo ed educativo. Non costituiscono in alcun modo invito all’uso improprio, a pratiche pericolose o a comportamenti contrari alla legge. I contenuti relativi a etnobotanica, chimica e farmacologia delle specie trattate hanno finalità esclusivamente divulgative e non intendono suggerire usi medicinali o alimentari. Even

tuali descrizioni di effetti o sintomi da intossicazione sono riportate unicamente in un’ottica di informazione scientifica e riduzione del rischio. I prodotti venduti (incensi, aromi naturali per ambienti, coloranti naturali, sementi, materiale botanico da esposizione) non sono destinati al consumo umano. Si invita a leggere attentamente Termini e Condizioni prima di effettuare un eventuale acquisto.

Sono quasi 10 anni che mi occupo del commercio di prodotti etnobotanici, ma continuo a stupirmi di quanto possano essere...
03/06/2026

Sono quasi 10 anni che mi occupo del commercio di prodotti etnobotanici, ma continuo a stupirmi di quanto possano essere sciocchi e rancorosi certi clienti.

Domenica 17/05 alle 19.15 ricevo un email che mi chiede spiegazioni sulla destinazione non alimentare degli articoli presenti in catalogo, cerco di rispondere al meglio ma il cliente se ne esce con: "E chiudete no, cosa ci state a fare... Ora secondo voi uno compra un erba per guardarla?? La gente la compra pensando sia uso orale e poi rimane fregata"

Ebbene io, anche se non mi viene richiesto per legge, proprio per evitare che un eventuale cliente poco attento non noti il disclaimer spammato ovunque nel sito, accetti i termini e condizioni senza leggerli ed ignori l'etichetta con la destinazione non alimentare presente su ogni busta, ho aggiunto una dichiarazione pdf da compilare e firmare.
Il disclaimer non è una paraculata: gli articoli che vendo sono parti di piante essiccate al naturale che vengono dagli angoli più remoti del pianeta. Non sono prodotti sterili, controllati, approvati per l'uso umano. Di alcuni neanche conosciamo la composizione chimica o la farmacologia.

Il cliente in questione non contento di avermi augurato di fallire, è andato subito su trustpilot a rincarare la dose: "Se scrivono e ribadiscono che non sono per uso orale cosa le vendono a fare?? Per creare solo confusione.
Che cosa ci faccio con un erba? La metto come soprammobile.
È come se io domani aprissi negozio di frutta che non si può mangiare ma potete guardarla bene... Che pena, e lo stato permette ciò."
Anche il finale passivo-aggressivo con tanto di call morale ha tirato fuori.

Non è colpa mia se c'è chi pensa che le "erbe" servano soltanto per giocare agli infusi. E' bene ricordare che, come per la canapa, molte di queste sostanze hanno importanti applicazioni industriali e tecniche.

Siccome non era abbastanza una recensione ad 1 stella per una risposta cortese, ecco che il 2/06 ne arriva un'altra speculare “I loro prodotti non possono essere ingeriti. Lasciate perdere sti 🤡 “

In questo periodo sono disponibili i fiori di Malva trimestris, sia freschi che essiccati.Li raccolgo a mano e li essicc...
28/05/2026

In questo periodo sono disponibili i fiori di Malva trimestris, sia freschi che essiccati.
Li raccolgo a mano e li essicco lentamente al buio, per preservarne colore, profumo e proprietà.
https://www.visionecurativa.it/prodotto/malva-trimestris/

Questa Malvacea sviluppa fiori molto più grandi e appariscenti rispetto alla Malva sylvestris, ma conserva la stessa ricchezza di mucillagini lenitive e pigmenti antiossidanti.
https://www.visionecurativa.it/prodotto/malva-malva-sylvestris

Per alcuni aspetti — soprattutto il sapore, più dolce e delicato — la preferisco alla malva comune.

È una specie poco sfruttata a livello commerciale, nota più che altro come pianta ornamentale; talvolta viene coltivata anche per aiutare a stabilizzare gli argini e limitare l’erosione del terreno.

PSICOLOGIA TRANSPERSONALE, SCIENZA O DERIVA NEW AGE?Stanislav Grof è uno psichiatra ceco ed uno dei principali sviluppat...
15/05/2026

PSICOLOGIA TRANSPERSONALE, SCIENZA O DERIVA NEW AGE?
Stanislav Grof è uno psichiatra ceco ed uno dei principali sviluppatori della psicologia transpersonale. Partendo da elementi della psicologia analitica junghiana e integrandoli con esperienze psichedeliche e interpretazioni di tipo mistico-spirituale, ha contribuito a costruire un modello teorico e clinico che rimane controverso e dibattuto.

IL TRAUMA
Grof sostiene che tutti portano in sé traumi profondi derivanti da vite passate, esperienze prenatali e di nascita
“Every human being carries the burden of unresolved perinatal traumas and experiences from previous lifetimes and transpersonal dimensions”
Il suo approccio tende a ricondurre la complessità delle esperienze umane e delle patologie mentali a uno schema unico che, oltre a non avere basi scientifiche, rischia di semplificare la sofferenza reale dei pazienti.

RESPIRAZIONE OLOTROPICA
Dopo il bando dell’LSD, Grof sviluppa la respirazione olotropica, un termine suggestivo (e linguisticamente discutibile: τροπή non significa “movimento verso”) per descrivere l'iperventilazione volontaria. Gli effetti neurofisiologici dello squilibrio respiratorio (vertigini, alterazioni percettive, etc.) vengono reinterpretati in chiave spirituale e terapeutica per ansia, depressione ed altri disturbi, ma non ci sono evidenze scientifiche che supportino questa pratica.

TERAPIA DI CONVERSIONE
Per anni Grof ha patologizzato l’omosessualità, anche dopo che era stata rimossa dal DSM nel 1973.
“Passive homosexual role… clearly related to deep unconscious identification with the delivering mother.” Psychology of the Future 2000.
Solo nel 2025 fa una cauta ammissione di colpa “if these writings caused pain…”.

REBIRTHING
Per rievocare l'esperienza traumatica perinatale, in almeno un occasione documentata Grof si è letteralmente sdraiato sul paziente disteso per simulare le pressioni naturali del canale del parto con il proprio peso corporeo http://primal-page.com/stan1.htm
Il contatto diretto, invasivo e non necessario espone il paziente a tanti rischi inutili.

Qui l'articolo completo con le fonti https://www.visionecurativa.it/2025/09/18/psicologia-transpersonale-grof/

Ho aggiunto i semi da coltivazione di Ipomoea tricolor al catalogo, inoltre ho abbassato il prezzo di chaliponga e mapac...
12/05/2026

Ho aggiunto i semi da coltivazione di Ipomoea tricolor al catalogo, inoltre ho abbassato il prezzo di chaliponga e mapacho rolls.
https://www.visionecurativa.it/prodotto/ipomoea-tricolor/

ENDOFITI ED ALCALOIDI ERGOLINICI
Gli alcaloidi ergolinici caratteristici del genere Ipomoea non vengono prodotti dalla pianta stessa, ma da funghi endofiti, organismi estremamente adattati alla vita nello spazio interstiziale dell’ospite vegetale. La specie che infesta I. tricolor è stata identificata solo nel 2025, si tratta di Periglandula clandestina e sviluppa principalmente ergina (LSA) [5].
Studi condotti su altre specie infette hanno dimostrato che formiche, uccelli e altri erbivori tendono a preferire piante prive di alcaloidi; inoltre, tali composti riducono lo sviluppo degli insetti fitofagi.
Durante la germinazione, gli alcaloidi presenti nei semi di Ipomoea vengono ridistribuiti nelle radici, contribuendo alla protezione contro i nematodi galligeni. Con la maturazione della pianta, questi composti vengono nuovamente concentrati nei semi, probabilmente per difenderli dalle larve di coleotteri, come quelle appartenenti alla famiglia Chrysomelidae.
Nonostante questi vantaggi difensivi, la simbiosi con i funghi endofiti comporta un rallentamento della crescita della pianta. Per questo motivo, essa risulta più frequente nelle specie con semi di dimensioni maggiori, che nelle analisi comparative mostrano concentrazioni di alcaloidi mediamente superiori rispetto a quelle con semi più piccoli [12].

CONFUSIONE TASSONOMICA
Le prime attribuzioni di alcaloidi ergolinici a Ipomoea violacea risalgono soprattutto ai lavori pionieristici di Richard Evans Schultes e Albert Hofmann negli anni ’50–’60.
Tuttavia, proprio questi autori contribuirono anche alla storica sovrapposizione nomenclaturale tra I. violacea e I. tricolor. Da questa ambiguità tassonomica derivò gran parte della successiva letteratura fitochimica che riportava LSA ed altre ergoline in I. violacea.
Le analisi moderne effettuate su materiale botanicamente autenticato tendono invece a confermare la presenza di alcaloidi ergolinici solo in I. tricolor.

ACACIA NILOTICA, TRA MITO E REALTÀAcacia nilotica, oggi rinominata Vacchelia nilotica, è una specie molto controversa: a...
11/05/2026

ACACIA NILOTICA, TRA MITO E REALTÀ
Acacia nilotica, oggi rinominata Vacchelia nilotica, è una specie molto controversa: alcuni autori hanno ipotizzato che potesse contenere DMT o altre triptamine psichedeliche, arrivando persino ad identificarla come la fonte visionaria delle antiche popolazioni egizie, ebraiche e cristiane.
Tuttavia, non esiste alcun dato storico o archeologico che supporti questa narrativa.

PRESENZA DEL DMT
Un gruppo di ricerca indiano ha riportato la presenza di alcaloidi nella corteccia di A. nilotica. Il valore Rf (fattore di ritenzione, ovvero il rapporto tra la distanza percorsa dal soluto e quella percorsa dal fronte del solvente in cromatografia) dell’estratto metanolico/cloroformico è risultato 0.46, molto vicino allo 0.48 del DMT. Anche i risultati del test colororimetrico di Dragendorff coincidono col caratteristico colore marrone-rossiccio della triptamina [9].
In un altra lavoro viene documentata la presenza di DMT e NMT nelle foglie (0,42%) e di solo DMT nei frutti (0.49%), la corteccia avrebbe un incredibile percentuale di 5-MeO-DMT puro (0.87%) [10].
Sinceramente sono molto scettico riguardo a questo secondo studio per via dei risultati inverosimili basati esclusivamente sul tempo di ritenzione ma è lecito pensare che DMT o altre triptamine semplici fossero davvero presenti. Il test TLC non distingue bene le triptamine semplici.

CONCLUSIONI
Nonostante le numerose menzioni ancora non abbia nessuna prova conclusiva che possa chiarire se ci sia DMT in Acacia nilotica.
Sadgrove, ricercatore australiano che ha messo in luce l’inaffidabilità dei primi lavori [15], scrive che la variabilità chimica notata tra i campioni di una stessa specie in base ai diversi organi analizzati, al periodo di raccolta e ad altre specifiche condizioni edafiche richiede ulteriori approfondimenti [16]. Bisogna ricordare anche l’esistenza di 9 sottospecie potenzialmente diverse dal punto di vista chimico.
Quello che è certo, o quasi, è che A. nilotica possa indurre effetti intossicanti, i dati etnografici e farmacologici in questo caso sono molto più concreti.

Qui l'articolo completo con le fonti https://www.visionecurativa.it/2026/03/20/acacia-nilotica/

BOLETI ALLUCINOGENI?Circolano in rete diversi articoli su dei presunti boleti allucinogeni che una volta consumati perme...
08/05/2026

BOLETI ALLUCINOGENI?
Circolano in rete diversi articoli su dei presunti boleti allucinogeni che una volta consumati permetterebbero di vedere delle “piccole persone”, esseri fatati assimilabili agli gnomi o ad altre entità minute del folklore tradizionale.

MANCANZA DI UN NESSO CAUSALE
L’intera questione si regge solo sull’accumulo di resoconti etnografici, clinici ed epidemiologici privi di un nesso causale: il fatto che esistano intossicazioni con sintomi neuropsichiatrici ascrivibili all’assunzione di boleti crudi non implica l’esistenza di un principio psicoattivo, né tantomeno “allucinogeno” in senso farmacologico.

ALLUCINAZIONI O SINDROMI NEUROLOGICHE?
In base ai dati riportati queste sindromi sono caratterizzate da sintomi gastrointestinali iniziali, onset lento, lunga durata, delirio, stati maniacali, atassia, parestesie ed altre componenti proprie del delirio tossico [1].
In diverse specie di Boletus sono inoltre presenti delle isolettine tossiche che, quando non vengono degradate con la cottura, possono causare encefalopatia acuta [2]. Un’altra condizione compatibile con la sintomatologia riportata.

MICROSCOPIA E LITTLE PEOPLE
Nei casi d’intossicazione dei pazienti della provincia di Yunnan in Cina compare frequentemente una particolare alterazione visiva, ovvero la visione di piccole figure antropomorfe note come “xiao ren ren”.
La microscopia è tuttavia un patter neuropsichiatrico noto, compare in numerosi contesti non farmacologici e non è diagnostica di un preciso effetto farmacologico. Alcuni disturbi metabolici, tossici o neurologici possono alterare il modo in cui la corteccia visiva e le aree parietali del cervello rappresentano lo spazio e le dimensioni degli oggetti.
Inoltre bisogna anche tenere presente gli aspetti culturali: l’esperienza sensoriale non è mai neutra, il cervello interpreta i segnali in base alla memoria, al contesto e alle credenze. Se una cultura ha una narrazione stabile di “piccole persone che abitano i funghi”, l’ingestione di funghi neurotossici può far sì che le allucinazioni adottino quel contenuto culturale.

QUI L'ARTICOLO COMPLETO CON LE FONTI https://www.visionecurativa.it/2026/01/05/boleti-allucinogeni/

01/05/2026

IN QUESTO BREVE VIDEO FACCIAMO UN SALTO NEL MAGAZZINO DI VISIONE CURATIVA.
Come potete vedere non ci sono loghi, brand o decorazioni... solo buste e casse metalliche ermetiche. Lavarando da solo per anni, ormai mi muovo a memoria e non ho neanche bisogno di etichette o altre indicazioni per sapere dove trovare quello che mi serve, nonostante la ricchezza del nostro catalogo.
Tengo sempre accesso un deumidificatore industriale per mantenere l'umidità costante, un fattore estremamente importante per la conservazione dei prodotti.

Sono stati diversi i clienti che mi hanno chiesto come mai la corteccia di Mimosa in polvere fosse così più cara rispetto a quella tritata o intera.
Il motivo principale di questo rincaro non è dovuto al tempo o all'energia necessaria per la lavorazione, ma alla frazione più grossolana e fibrosa che viene scartata durante il setacciamento.
Questa parte è costituita principalmente dal ritidoma esterno, più povero di pigmenti ed altri fitocostituenti rispetto alla corteccia interna, per questo le polveri sono solitamente più concentrate.

RICORDO CHE LA CORTECCIA DI MIMOSA TENUIFLORA E' DESTINATA SOLTANTO ALLA COLORAZIONE DI TESSUTI E PELLETTERIA

La pinolina (6-MeO-THBC) è una β-carbolina, o meglio una tetraidro-β-carbolina, la cui presenza endogena è molto controv...
28/04/2026

La pinolina (6-MeO-THBC) è una β-carbolina, o meglio una tetraidro-β-carbolina, la cui presenza endogena è molto controversa.

PRESENZA NEL CORPO UMANO
Studi degli anni 70′ e 90′ avevano rilevato la pinolina nella ghiandola pineale utilizzando tecniche poco selettive [1].
Tuttavia lavori più moderni che hanno impiegato metodi più avanzati, come la cromatografia liquida associata a spettrometria di massa tandem (LC/MS/MS), non hanno trovato la betacarbolina in questa ghiandola [2].
La sua origine precisa ad oggi non è chiara, ma si ipotizza che venga prodotta nel sistema nervoso centrale , non specificatamente dalla ghiandola pineale.

UN DERIVATO DELLE MELATONINA?
Un delle ipotesi più plausibili è che la pinolina si formi localmente nel tessuto nervoso tramite la reazione di Pictet-Spengler, una sintesi chimica fondamentale che converte una triptamina (come la serotonina) e un composto carbonilico (aldeide in questo caso) in una betacarbolina [3].
Anche la melatonina è una triptamina e quindi un potenziale candidato per questa reazione, ma le sue caratteristiche strutturali e la sua minore reattività la rendono meno plausibile in questo scenario rispetto alla serotonina.

UN ORMONE DEL SONNO?
L’ipotesi di un coinvolgimento della pinolina nella regolazione del sonno nasce dall’analogia con altre indolamine, come la melatonina. Tuttavia, l’assenza di evidenze riproducibili sulla sua presenza in vivo, unita alla mancanza di un meccanismo biosintetico e di bersagli molecolari definiti, rende questa ipotesi difficilmente sostenibile alla luce delle conoscenze attuali.
La sua rilevanza fisiologica nell’organismo umano rimane incerta.

FARMACOLOGIA
Analogamente ad altre tetraidro-β-carboline, la pinolina è un inibitore dell’enzima monoamina ossidasi A (MAO-A) estremamente debole, farmacologicamente poco significativo (IC50 = 41.5 ± 6.3 µM).
E’ molto potente invece come stimolatore della neurogenesi in vitro, un’azione probabilmente mediata dalle sue proprietà serotoninergiche.

Qui il testo completo con le fonti https://www.visionecurativa.it/2026/04/15/pinolina/

La Lavandula dentata, comunemente nota come spigonardo, è una pianta aromatica nativa del mediterraneo e molto comune in...
27/04/2026

La Lavandula dentata, comunemente nota come spigonardo, è una pianta aromatica nativa del mediterraneo e molto comune in Sicilia.

OLIO ESSENZIALE E PRODUZIONE TERPENI
Lo spigonardo è caratterizzato da un'alta concentrazione di monoterpeni ossigenati, eucaliptolo (circa 77%) e β-pinene (circa 7%) sono i due composti dominanti sia nelle foglie che nei fiori. Altri composti significativi nelle foglie includono mircene (1,55%), α-terpineolo (1,44%) e linalolo (1,04%).
La composizione degli oli essenziali può variare a seconda della provenienza geografica, ma eucaliptolo/β-pinene risulta essere il chemotipo predominante, presente in campioni provenienti da Algeria, Messico e Italia.
L'eucaliptolo, in particolare, conferisce al profilo olfattivo della pianta un carattere fresco, simile alla menta, mentre il β-pinene aggiunge note più resinose e speziate.

La produzione di terpeni e metaboliti secondari avviene all'interno dei tricomi ghiandolari, strutture microscopiche presenti su foglie e fiori che si differenziano in peltati e capitati.
I tricomi peltati sono distribuiti uniformemente su tutta la superficie epidermica, tranne che sui sepali e sui petali, mentre i tricomi capitati sono particolarmente abbondanti sulle foglie.

RUOLO ECOLOGICO TERPENI
I terpeni prodotti da Lavandula dentata non sono solo importanti per le proprietà aromatiche della pianta, ma svolgono anche un importante ruolo ecologico.
L'eucaliptolo, ad esempio, è noto per la sua attività antifungina e antibatterica, mentre il β-pinene ha proprietà allelopatiche che possono influire sulla crescita di altre piante.
Questi composti, insieme ad altri come canfora e fencone, contribuiscono alla protezione della pianta contro i patogeni, ma possono anche svolgere una funzione attrattiva per gli impollinatori, creando un equilibrio tra attrazione e difesa.

FONTI
1)Giuliani, Claudia, et al. "Lavandula dentata from Italy: analysis of trichomes and volatiles." Chemistry & Biodiversity 17.11 (2020): e2000532.
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/cbdv.202000532

TETRAIDROARMINA (THH)La tetraidroarmina (THH) è una betacarbolina naturale presente nella liana di Banisteriopsis caapi ...
20/04/2026

TETRAIDROARMINA (THH)
La tetraidroarmina (THH) è una betacarbolina naturale presente nella liana di Banisteriopsis caapi (fino a 3% del peso secco) ed altre Malpighiaceae, oltre che nei semi di Peganum harmala a concentrazioni estremamente basse (0,1% nei semi secchi). E' stata rilevata ma non quantificata anche in Leptactina densiflora, una specie dell'Africa centrale

FARMACOLOGIA
Analogamente ad altre tetraidro-β-carboline, il THH è un inibitore dell'enzima monoamina ossidasi A (MAO-A) estremamente debole, farmacologicamente poco significativo (circa 200-volte meno potente dell'armina) [1].
Agisce come inibitore della ricaptazione della serotonina bloccando il trasportatore SERT ma anche in questo caso si tratta di un'attività modesta, molto lontana da quella dei classici farmaci SSRI [2].
Come le altre betacarboline non mostra attività agonista sui recettori serotoninergici 5-HT2A, 5-HT1A e 5-HT2C, si lega però come antagonista del 5HT2a a bassa affinità [4].Ci si aspetterebbe che quindi possa attenuare gli effetti di psichedelici ed agonisti del 5HT2A ma la bassa affinità e l'effetto sul MAO-A, per quanto blando, spiegano perchè invece ciò non avvenga.

PRESUNTA CONVERSIONE
Dennis J. Callaway ha riportato differenze nel rapporto THH/armina tra materiale vegetale e decotti, osservando un aumento relativo del nelle preparazioni, ma sottolineando esplicitamente come non sia chiaro se ciò derivi da una conversione chimica durante la decozione, da una diversa stabilità dei composti o da una combinazione di fattori.
In modo analogo, Ethan H. McIlhenny ha osservato variazioni non lineari nei rapporti delle betacarboline in campioni sottoposti a bollitura e concentrazione, suggerendo la possibilità di processi di degradazione o interconversione.
Interpretazioni successive hanno ipotizzato che le condizioni tipiche della decozione, caratterizzate da ambiente acquoso acido e presenza di composti vegetali secondari come polifenoli e antiossidanti, possono innescare la riduzione dell'armina in armalina e dell'armalina in THH

Qui il testo completo con le fonti https://www.visionecurativa.it/2026/04/20/tetraidroarmina/

Indirizzo

Via Sebastiano Giuseppe Marchese, Sn
Melilli
96010

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