25/07/2025
Mia Donna cara,
vorrei proprio scriverti una lettera, un giorno, una lettera totale, una lettera vera e totale: sarebbe scritta con parole semplici e ricorrenti, diventate usate da quante persone le hanno dette e quasi ingenue, seppure frementi.
E attraversando gli oscuri strati di lava e di argilla che la vita ha sedimentato su tutto, essa ti direbbe che io sono ancora io, e che mantengo sogni.
E anche la casa è la stessa: il vecchio legno ha lo stesso odore, dalla finestra della veranda entra d'estate un fascio di luce che le foglie della vite rampicante disegnano sulla parete di fronte come ombre cinesi, e allora è bello stendersi sulla poltrona di vimini, mentre fuori nella campagna dintorno è la calma meridiana. E che a fine febbraio la magnolia giapponese fiorisce ancora prima di mettere le foglie e pare uno strano vaso di fiori candito nell'aria, come eterno.
E poi ti direi che le serate sono lunghe, lunghissime, quasi infinite, e languide, ma che il mio cuore reagisce come una volta, e a volte a una musica, a un suono, a una voce che passa per strada comincia a ba***re all'impazzata.
Però se la notte mi sveglia, per far calmare quei battiti mi alzo e vado in sala da pranzo, accendo una candela gialla, perché il giallo è bello nella penombra, e leggo Dolce e chiara è la notte e senza vento, e quelle parole mi tranquillizzano.
Per addormentarmi penso che ti scriverei che non sapevo che il tempo non aspetta, davvero non lo sapevo, non si pensa mai che il tempo è fatto di gocce, e basta una goccia in più perché il liquido si sparga per terra e si allarghi a macchia e si perda.
E poi ti direi di certe notti in cui parlavamo, di quella casa sul mare, di certi momenti a Roma, dell'Aniene e di altri fiumi che abbiamo guardato insieme pensando che essi scorressero soli, senza accorgerci che noi scorrevamo con loro.
E ti direi anche che ti aspetto, anche se non si aspetta chi non può tornare, perché per tornare ad essere ciò che fu dovrebbe essere ciò che fu, e questo è impossibile.
Si sta facendo sempre più tardi
di Antonio Tabucchi
Foto gentilmente concessa