11/05/2025
Festa o non Festa, spendo 2 parole che arrivano da pensieri, sfoghi e confronti di questi ultimi giorni. Forse espressi in modo non tanto diplomatico ma davvero immediato e sincero.
Arriviamo come famiglia da un lungo percorso che conoscono, (e sottolineo CONOSCONO) solo le persone che decidono per questa scelta.
Non siamo eroi, noi mamme adottive (quanto odio dover usare un aggettivo che sembra dequalificante, quasi madri di serie b... poi arrivando ad "affidatarie" addirittura di serie c), siamo mamme e basta con un "però". Nel percorso fatto, poche volte, troppe poche volte, ti parlano di questa esperienza che è splendida e terribile allo stesso tempo, in modo davvero realistico.
C'è la tendenza ad edulcorare, romanzare l'incontro di 2 bisogni che si completano e si risolvono (ma non sempre), quasi come fosse il racconto delle "mamme pancine" , come le chiama una mia cara amica.
Nulla in contrario all'euforia di certe chat di future partorienti, per ca**tà, solo che non considero adatti, corretti e pertinenti gli stessi toni nella narrazione dell'esperienza adottiva.
In questi 5 anni, (sì sono tanti, tantissimi), solo poche volte mi hanno parlato di cosa accade o può accadere nella realtà.
Quell'incontro in cui ti immagini con gli occhi a cuoricino e il bimbo che spalanca le braccia correndoti incontro non accade praticamente mai.
Ci sono invece le sue abitudini con cui devi fare i conti, il suo odore.
È un estraneo.
C'è la paura di non amarlo.
Mi hanno detto, al primo incontro, di prenderlo per mano e uscire in giardino... io non sapevo nemmeno se stavo stringendo troppo o troppo poco.
Poi ci sono le crisi, sì perché quando un bimbo ha dei ricordi e dei legami e tu lo trascini via da tutti i suoi punti di riferimento, lui in qualche modo lo manifesta questo disagio ma non sa come esprimerlo.
(CONTINUA NEL PRIMO COMMENTO)