La Botteghina del Libro

La Botteghina del Libro Dal 1975 a Forlì libri usati e nuovi. Nell’ottocentesca via Giorgio Regnoli, da oltre trent'anni è aperta La Botteghina del Libro. Infine ha un PREZZO contenuto.

Qui si può trovare un ampio assortimento di libri usati e le ultime novità editoriali. Il pregio principale del LIBRO USATO consiste nell’essere ECOLOGICO: la sua lettura non ha impatto ambientale, in quanto non è stata necessaria una ristampa e quindi consumo di carta. Inoltre è un libro VISSUTO, che può portare con sé un po’ del lettore precedente; sottolineature e annotazioni possono allora i

mpreziosire il volume tra le nostre mani. Richiedi il catalogo dei libri presenti in libreria scrivendo a: [email protected]

Si avvicina l'estate...Douglas si avviò lentamente per il sentiero. Il crepaccio era il posto nel quale si venivano a ve...
25/05/2026

Si avvicina l'estate...

Douglas si avviò lentamente per il sentiero. Il crepaccio era il posto nel quale si venivano a vedere i due modi della vita: quello dell’uomo e quello del mondo naturale. La città, dopotutto, era solo una grande nave piena di scampati in costante movimento, e cercava di tenersi a galla sull’erba e di tenere a bada la ruggine. [...] Il mistero dell’uomo che cercava di strappare spazio alla natura e della natura che se lo riprendeva, implacabile, anno dopo anno, aveva finito per convincere Douglas che le città non l’avrebbero mai spuntata, che si limitavano a vivere sul ciglio di una tranquilla rovina, equipaggiate con falciatrici, spray insetticida e tagliaerba. Avrebbero continuato a funzionare finché la civiltà gliel’avesse comandato: ma quando l’uomo fosse scomparso le case sarebbero sprofondate, una a una, nella marea verde, e falciatrici e potatrici si sarebbero trasformate in croste di ruggine abbandonate.

da "L'estate incantata" di Ray Bradbury.
Trad. di Giuseppe Lippi


👉 1975-2025 da 50 anni a Forlì l'amica dei libri 🥰

👉 Scopri e consulta il catalogo della libreria su:
www.labotteghinadellibro.com

01/05/2026
Cosa significa essere poeta in tempo di guerra?Significa chiedere scusa,chiedere continuamente scusa, agli alberi brucia...
30/04/2026

Cosa significa essere poeta in tempo di guerra?
Significa chiedere scusa,
chiedere continuamente scusa, agli alberi bruciati,
agli uccelli senza nidi, alle case schiacciate,
alle lunghe crepe sul fianco delle strade,
ai bambini pallidi, prima e dopo la morte
e al volto di ogni madre triste,
o uccisa!

Cosa significa essere al sicuro in tempo di guerra?
Significa vergognarsi,
del tuo sorriso,
del tuo calore,
dei tuoi vestiti puliti,
delle tue ore di noia,
del tuo sbadiglio,
della tua tazza di caffè,
del tuo sonno tranquillo,
dei tuoi cari ancora vivi,
della tua sazietà,
dell’acqua disponibile,
dell’acqua pulita,
della possibilità di fare una doccia,
e del caso che ti ha lasciato ancora in vita!
Mio Dio,
non voglio essere poeta in tempo di guerra.

di Hend Joudah (1983)

🔎Nata nel campo profughi di al-Bureji a Gaza. Autrice di poesie, canzoni, racconti e diverse sceneggiature per documentari. A Gaza ha lavorato per Workers Radio e ha prodotto e presentato il programma radiofonico "Good morning homeland" per l'emittente al-Hurriya. La sua prima raccolta di poesie è intitolata "Nessuno se ne va per sempre". Ha fondato e diretto la rivista "28 Magazine".


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Una mattina mi son svegliatoo bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciaouna mattina mi son svegliatoe ho trovato l'i...
23/04/2026

Una mattina mi son svegliato
o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor.

O partigiano portami via
o bella ciao ... 👏👏👏
o partigiano portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano
o bella ciao ... 👏👏👏
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir.

Seppellire lassù in montagna
o bella ciao ... 👏👏👏
seppellire lassù in montagna
sotto l'ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella ciao ... 👏👏👏
e le genti che passeranno
mi diranno che bel fior.

E questo è il fiore del partigiano
o bella ciao ... 👏👏👏
e questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà.

👋 Una canzone le cui origini si perdono lontane nel tempo ed ha radici che affondano nella tradizione orale europea
👉 Roberto Leydi fa risalire il testo alla ballata popolare ottocentesca “Fior di tomba“ che racconta la storia di una donna che muore per amore. Sulla sua tomba spunterà un fiore, e guardandolo la gente dirà “che bel fiore”. Questo tema si ritrova già in una canzone francese del XV sec., poi assorbito nella tradizione popolare orale del nord Italia.
👉 La musica deriverebbe da una filastrocca infantile "La me nòna l'è vecchierella, la me dis ciau, la me fa ciau ciau ciau".
👉 Posteriore invece sarebbe la versione delle mondine, composta solo dopo la guerra.
👉 Poco diffuso, e solo in alcune regioni, durante la guerra partigiana, è diventato dagli anni '60 il canto simbolo della Resistenza italiana.
La sua fortuna consiste nel fatto che il testo, privo di riferimenti "politici", lo connota come canto patriottico contro “l'invasore”.
👉 Oggi la canzone è cantata in tutto il mondo per il suo messaggio di resistenza ad ogni forma di oppressione del potere. 🥰😍❤️
📚 da "Bella ciao. Storia e fortuna di una canzone"
🔎 di Cesare Bermani. Ed. Interlinea


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20/04/2026

La rubrica di consigli letterari di Segni e Sogni in collaborazione con La Botteghina del Libro propone per il mese di aprile una lettura non facile, ma necessaria: "𝐈𝐥 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐠𝐫𝐢𝐝𝐨 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐯𝐨𝐜𝐞 - 𝐏𝐨𝐞𝐬𝐢𝐞 𝐝𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐚" edito da Fazi Editore nel 2025.
Questa selezione di testi di dieci poetesse e poeti palestinesi è anche un progetto concreto di solidarietà: non solo si propone di dare voce a chi è continuamente silenziato o censurato, ma con una parte dei proventi sostiene le attività di assistenza sanitaria di Emergency a Gaza.

"𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐨𝐞𝐬𝐢𝐚 𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐚?": così si apre l'introduzione, con una domanda a cui sembra impossibile rispondere. Eppure la risposta è racchiusa nelle poesie stesse, nei loro versi intensi, che trasudano sangue, dolore, morte, ma anche amore, resistenza, speranza.

Nella prefazione di Ilan Pappé si legge: "𝐿𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑎𝑝𝑒𝑣𝑜𝑙𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑖 𝑝𝑜𝑒𝑡𝑖 𝑎𝑓𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑚𝑜𝑟𝑖𝑟𝑒 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑜𝑟𝑎 𝑒𝑔𝑢𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎̀, 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑖𝑚𝑎𝑛𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒 𝑐𝑖𝑟𝑐𝑜𝑛𝑑𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑛𝑒𝑓𝑖𝑐𝑖𝑛𝑎 𝑒 𝑑𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑡𝑎." Le loro voci si stagliano limpide lungo queste pagine, testimoniando quello che ogni giorno i loro occhi vedono e i loro corpi attraversano, il peso che le loro anime portano e sotto il quale lottano per non soccombere.

Leggendo queste testimonianze in versi appare chiaro che la poesia, anche dentro uno scenario di distruzione così grande, è espressione della vita che, tenace, si contrappone alla brutalità della morte violenta e traccia segni di luce nell'oscurità.

Così scrive la poetessa Dareen Tatour:
"𝐿𝑎 𝑝𝑜𝑒𝑠𝑖𝑎 𝑖𝑛 𝑝𝑟𝑖𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒̀ 𝑙𝑢𝑐𝑒 𝑒 𝑓𝑢𝑜𝑐𝑜
𝐿𝑎 𝑝𝑜𝑒𝑠𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒
𝐸̀ 𝑛𝑢𝑡𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜
𝐸̀ 𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 𝑒 𝑎𝑟𝑖𝑎".

La poesia è anche voce che chiede di essere ascoltata, voce che chiede al mondo una risposta.

Il poeta ventenne Haidar al-Ghazali scrive:
"𝑂𝑔𝑔𝑖
𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑖 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑖 𝑠𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑙𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑢𝑛𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑖𝑡𝑎̀
𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑒𝑟𝑟𝑎̀ 𝑝𝑟𝑜𝑚𝑜𝑠𝑠𝑜
𝑐ℎ𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑢𝑝𝑒𝑟𝑒𝑟𝑎̀ 𝑙'𝑒𝑠𝑎𝑚𝑒 𝑑𝑖 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎̀".

La poesia è un segno che resta, anche oltre la morte, portatrice com'è di un messaggio che non può essere silenziato.

Il poeta Refaat Alareer, i cui versi hanno ispirato questa raccolta, scrive così:
"𝑆𝑒 𝑑𝑒𝑣𝑜 𝑚𝑜𝑟𝑖𝑟𝑒
𝐶ℎ𝑒 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑛𝑧𝑎
𝐶ℎ𝑒 𝑠𝑖𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎".

La poesia, in queste pagine, è atto di resistenza, bellezza contrapposta alla distruzione, lamento degli oppressi e voce di speranza, canto alla vita laddove la vita viene in ogni modo contrastata, profonda testimonianza di umanità, appello al restare umani.

"Faber continuò a girare le pagine. «Signor Montag, lei ha davanti un vigliacco. Da molto tempo mi ero reso conto di com...
15/04/2026

"Faber continuò a girare le pagine. «Signor Montag, lei ha davanti un vigliacco. Da molto tempo mi ero reso conto di come andassero le cose, eppure non ho fatto niente. Sono uno degli innocenti che avrebbero potuto dire la loro quando nessuno era ancora accecato dai “colpevoli”, ma non ho parlato e sono diventato colpevole anch’io. E quando alla fine hanno creato la struttura che serve a bruciare i libri, cioè i pompieri, ho brontolato due o tre volte e mi sono arreso perché ormai non c’era più nessuno disposto a protestare e a gridare insieme a me. Adesso è troppo tardi.»"

Ray Bradbury 
Fahrenheit 451.
Trad. di Giuseppe Lippi


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"Di tanto in tanto ridevamo o sogghignavamo, come se ci stessero tornando in mente le vecchie storie di guerra, ma nessu...
10/04/2026

"Di tanto in tanto ridevamo o sogghignavamo, come se ci stessero tornando in mente le vecchie storie di guerra, ma nessuno dei due riusciva a rammentare niente di buono. [...]
Questo era tutto, quanto a ricordi, e Mary seguitava a far rumore. Alla fine tornò in cucina per prendersi un'altra Coca-Cola. Tolse un altro contenitore di ghiaccio dal frigorifero, e lo batté contro il lavandino, anche se ne era già uscito fuori un bel po' di ghiaccio.
Poi si voltò verso di me, per farmi vedere com'era arrabbiata e che quella rabbia l'avevo provocata io.
Aveva parlato fra sé, prima, e così quel che disse era solo un frammento di una conversazione molto più lunga. «Eravate solo dei bambini, allora!» disse.
«Cosa?» dissi.
«Eravate soltanto dei bambini, quand'eravate in guerra... come quelli su di sopra!»
Annuii; era vero. All'epoca della guerra eravamo degli stupidi sbarbatelli, appena usciti dall'infanzia.
«Ma lei non ha intenzione di scriverlo, questo, vero?» Non era una domanda; era un'accusa.
«Io... io non so» dissi.
«Beh, io lo so» fece lei. «Fingerà che eravate degli uomini invece che bambini, e poi ne tireranno fuori un film recitato da Frank Sinatra e John Wayne o da qualcun altro di quegli sporchi vecchioni che vanno pazzi per la guerra. E la guerra sembrerà qualcosa di meraviglioso, e così ne avremo ancora un bel po'. E a combatterle saranno dei bambini come quelli che ci sono di sopra.»
Allora capii. Era la guerra che la rendeva tanto rabbiosa. Non voleva che i suoi bambini o i bambini di chiunque altro si facessero ammazzare in guerra. E pensava che le guerre erano in parte incoraggiate dai libri e dai film.
Così sollevai la mano destra e le feci una promessa. «Mary,» dissi «non credo che finirò mai questo libro. Ormai devo aver scritto cinquemila pagine, e le ho buttate tutte via. Se mai lo finirò, comunque, le do la mia parola d'onore: non sarà una cosa da Frank Sinatra o John Wayne.
«Le dirò una cosa» feci. «Lo intitolerò La crociata dei bambini.»
Da allora diventammo amici."

Kurt Vonnegut
Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini
trad. Luigi Brioschi



09/04/2026
"Eppure era uno di quei giorni in cui non succede nulla; in cui gli astri, come le galline quando il tempo è all'acqua, ...
07/04/2026

"Eppure era uno di quei giorni in cui non succede nulla; in cui gli astri, come le galline quando il tempo è all'acqua, presentendo che fino a sera la vita sarà monotona, invece di provvedere come al solito a movimentarla, escono in vacanza e si fanno visita tra vicini. C'era di tutto, nel cielo. C'era il sole; c'era, sotto una fodera, la luna. Notte, mattino, tutto era servito sopra le stesse tovaglie radiose. Il vento del sud cadeva sul vento dell'est a perpendicolo; soffi nord ovest- sud est vi accarezzavano ad angolo retto. Le campane suonavano; quando il battaglio colpiva il loro fianco orientale, già tiepido, il suono era metà più tenero. Tutti erano fuori, sulle soglie, e mettevano l'ombra al sole. Il postino camminava a zigzag da un marciapiedi all'altro; sembrava ubbriaco di bel tempo, la strada non era abbastanza larga per lui. Non aveva fretta, aspettava che aprissero le buste e ogni notizia trascorresse dal segreto alla luce accecante del giorno. Poi mi fece col braccio uno di quei segni ormai interdetti, dopo Morse, nel servizio postale: agitò verso di me una lettera di cui riconobbi il francobollo australiano... 
📖Incipit di "Susanna e il Pacifico"
✒️di Jean Jiradoux. Trad. di G. Bufalino.


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23/01/2026

L'associazione smonta la proposta della Lega: "Ci sono già parcheggi a venti metri, il transito non aiuta i negozi"

Indirizzo

Via Giorgio Regnoli 38a
Forlì
47121

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:30
16:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 12:30
16:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 12:30
16:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 12:30
Venerdì 09:00 - 12:30
16:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 12:30

Telefono

+390543370227

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