01/06/2026
Quando sei triste,
non cercare subito una via d’uscita,
non correre a salvarti.
Guarisci piano.
Bevi la mattina come fosse una medicina.
E mi raccomando: tieni una briciola di meraviglia sul tavolo.
Metti gentilezza nelle tasche al posto delle chiavi
e se hai perso la strada,
prova a cercarla dentro un abbraccio.
Dai appuntamento al bosco e arriva in anticipo.
Resta a pranzo con gli alberi
e chiedi consiglio alle erbacce:
loro sanno benissimo come si fa a rinascere.
Saluta i quadri,
sorridi ai gatti,
accarezza i muri.
Dai un bicchiere d’acqua ai pensieri assetati
e prima di rientrare,
non dimenticare di salutare il tramonto.
Anche lui ha avuto una giornata piena di nuvole.
Guarisci piano.
Fidanzati con la luce e portala nelle tue stanze più buie.
Allora conoscerai l’Amore.
E se senti di avere l’anima screpolata, bagnala di poesia.
Appoggia la malinconia sul davanzale del tuo infinito
e falle respirare un po’ di sogno.
A proposito di sogni:
l’altro giorno sono entrato dal dottore e gli ho urlato:
«Dottore, dottore, mi sono ammalato di sognolenza».
«Sonnolenza», ha risposto lui.
«No, sogno come un pazzo».
E poi siamo scoppiati a ridere.
Insomma, non prenderti troppo sul serio.
E quando la vita ti sembrerà troppo pesante,
prova a fare una cosa semplicissima:
sposta una montagna con l’immaginazione.
Se ci riesci, sei ancora bambino;
se non ci riesci, riprova domani.