04/01/2026
È accertato che Costanza d’Altavilla - madre di Federico II di Svevia - abbia nominato il menestrello Vuillelmo da Lisciano suo “cavalier servente”, indicandolo quale “Fidelis noster attendentes cm fide et devotione”.
La Sovrana lo aveva conosciuto quando, insieme a suo marito Enrico, aveva compiuto una visita ufficiale ai sudditi delle Marche. In particolare, la città d’Ascoli aveva riservato un’accoglienza trionfale alla coppia imperiale. Nell’occasione, Vuillelmo aveva declamato un cantico encomiastico di cento versi, da lui composto in lingua italiana.
Il carme era talmente bello da entusiasmare i Regnanti, che lo avevano nominato “nobile paladino e poeta di corte”, ammettendolo, di fatto, nella cerchia imperiale per i suoi meriti letterari.
È, quindi, probabile che Vuillelmo sia stato molto vicino alla Regina nel periodo successivo alla prigionia, da parte di Tancredi da Lecce, e immediatamente precedente la tanto sospirata gravidanza, quando Costanza si soffermava spesso a Spoleto, ospite di Corrado e Beatrice di Urslingen.
Nel 1198, dopo la morte di Costanza, Vuillelmo scomparve dalle Corti quale poeta e menestrello per ricomparire, dopo alcuni anni, al fianco di Francesco d’Assisi col nuovo nome di “Frate Pacifico”.
Fra Pacifico mantenne sempre - nella prima comunità francescana - il suo ruolo di poeta, cantante e musicista. Rimase costantemente al fianco di Francesco, soprattutto quando, nel 1225, il Santo, cieco e malato, era degente a San Damiano, ma si apprestava a comporre il “Cantico delle Creature”.
L’ispirazione “divina” - che aveva pervaso Francesco - aveva bisogno, tuttavia, di concretizzarsi e compendiarsi in versi “terreni”. La mano, poeticamente esperta, di Vuillelmo aveva, quindi, contribuito a dare una struttura letteraria – musicale e perfetta - al messaggio mistico di Francesco. Ne sarebbe nato il capolavoro che avrebbe dato forma alla spiritualità occidentale ed anche origine certa alla letteratura italiana.
(Eugenio Falanga - La maturazione sentimentale di Federico II)