21/05/2026
Hai battuto la mano sul vetro e la signora ha pensato che volessi salutarla. Per questo si è voltata verso di te, mentre già il treno si muoveva, e con uno sguardo in cui non c'era dentro niente ha tirato su il mento in una specie di commiato. Quindi l'hai vista infilare una rampa di scale - era già diventata una macchia piccola e lontana - e poi è sparita sotto terra. Ma quel tuo ba***re sul vetro con la mano non era un saluto: in realtà volevi dirle che aveva dimenticato il cuore dentro lo scompartimento. Avresti potuto sporgerglielo dal finestrino, se solo si fosse avvicinata, ma poi lei ha fatto quel gesto con il mento e ha tirato dritto.
Così sulle gambe ti è rimasta quella cosa bollente - non stava ferma, ti pulsava sulle cosce - e con una faccia piena di scuse hai guardato gli altri dello scompartimento, un signore ben vestito e una ragazza in minigonna con un bambino in braccio e una cicatrice sulla gamba.
Alla signora era bastata mezza domanda, per iniziare a parlare. Tu avevi chiesto se le dava fastidio il tuo zainetto, e lei ti aveva risposto di non preoccuparti. Poi era rimasta a guardarti con un mezzo sorriso aspettando un'altra domanda - Dove scende, signora?.
Dopo - ma non saprei dire come eravate arrivati fin lì così rapidamente, mentre la ragazza giocava col bambino e il signore si ritira a dentro il donno - lei in pochi minuti ti aveva rovesciato addosso tutto. Un marito morto in tre mesi di tumore al pancreas, una cognata eroinomane, un figlio scappato a Londra, e la pressione molto sopra i limiti. Mentre parlava guardava fuori - avresti potuto alzarti e non se ne sarebbe accorta - con le pupille che saltavano in mezzo al paesaggio, e un paio di lacrime che lei non raccoglieva nemmeno dentro un fazzoletto.
Poi era arrivata la sua stazione - aveva cominciato a prepararsi con qualche minuto d'anticipo - e aveva smesso di parlarti come si chiude un rubinetto. Si era alzata e facendosi spazio tra i vostri piedi era uscita senza salutare. Di colpo - lei era appena sparita - ti eri accorto con sgomento della cosa viva che ti era rimasta sulle gambe. Avevi preso in mano quel cuore spaventoso, pieno di grumi, ma eri riuscito a tenerlo solo pochi istanti. Pulsava all'impazzata, inferocito - molle, viscido, bollente -, un animale atterrito, che tentava di sfuggire alla tua presa. Così l'avevi riappoggiato con disgusto sulle gambe, e avevi cercato di atti**re l'attenzione della donna battendo con le nocche sopra il vetro. Ma la signora aveva alzato il mento e poi aveva infilato la rampa delle scale: non lo voleva più, il suo cuore, preferiva abbandonarlo. E dopo siete scomparsi tutti inghiottiti dalla galleria.
"Confessione", tratto da "La vita non è in ordine alfabetico" di Andrea Bajani - Einaudi.