05/05/2026
Oggi si è concluso un percorso che ha attraversato una scuola primaria in punta di piedi, ma con radici profonde. Un cammino di arteterapia che ha provato a stare accanto a qualcosa di difficile da nominare, senza forzarlo mai.
Per accompagnarci abbiamo scelto "Il buco" di Anna Llenas. Tra molti libri che parlano di mancanza, questo ci è sembrato capace di restare aperto, di non chiudere il senso, ma di lasciarlo respirare. Perché – come ci ricorda Donald Winnicott – è nello spazio intermedio, tra dentro e fuori, che può nascere un’esperienza trasformativa.
Abbiamo letto insieme. Poi, in silenzio.
Su cartoncini bianchi, con pastelli a cera bianchi, bambine, bambini e insegnanti – seduti uno accanto all’altro, senza gerarchie – hanno tracciato ciò che c’è ma non si vede: emozioni, ricordi, sogni, sensazioni. Un gesto quasi invisibile, e proprio per questo necessario.
Poi è arrivato il colore.
Un solo colore, scelto. L’acquerello ha incontrato il foglio e, lentamente, ciò che sembrava assente ha iniziato ad affiorare. Segni nascosti, ma presenti. Tracce che aspettavano solo di essere viste.
Un piccolo atto di rivelazione.
Infine abbiamo soffiato. Sul foglio, nell’aria. Come a restituire al mondo qualcosa di ciò che era stato affidato alla carta.
Non abbiamo mai nominato il lutto. Non abbiamo parlato di morte.
Eppure ne abbiamo attraversato i contorni, in modo simbolico, delicato, condiviso. Perché a volte le parole non servono: basta creare le condizioni perché qualcosa possa emergere.
Alla fine, semi.
Una bustina di fiori biologici, un vasetto di terra. Alcuni resteranno nelle classi, altri andranno nel giardino della scuola. Un gesto semplice, ma carico di senso: prendersi cura di ciò che cresce, anche quando nasce da un vuoto.
È stato un laboratorio intenso.
Di quelli che non fanno rumore, ma restano.
Perché anche quando qualcosa – o qualcuno – non si vede più, non significa che non ci sia.
Grazie bambinə e grazie Maestre💙
Incontri ideati e condotti da Jessica Molinari, arteterapeuta clinica.