07/03/2026
📖 A chi scrive di narrativa, e a chi è vittima o carnefice di malinconici addii ❤️🩹 pare, che questo sia il libro fatto per voi.
Un libro "imperfetto",non fatto del tutto, non finito.Sillabario, da sýllabos ("collezione", da syllambánō, "raccogliere, unire").
Sillabario 1 e 2, di Goffredo Parise è un libro incompleto, volutamente incompleto.
Non ci sono racconti dopo la lettera S perché l'autore perde quella poesia che lo ispirava e che a suo dire : "vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti”.
Congedarsi, lasciare, sentimento di fondo che Natalia Ginzburg nelle due prefazioni legge come costante dei racconti.
La Ginzburg tuttavia parte prevenuta nei confronti di Parise:
"Uno scrittore di cui non mi importava nulla(..) I suoi libri mi sembravano totalmente destituiti di stupore".
Poi nel corso della lettura rimane letteralmente contagiata dallo stile dello scrittore:
"Mi sembrò molto contagioso(...) ne lessi altri e ogni volta mi prendeva quella stessa febbre d'invidia, di impazienza e di irrequietudine che ci da lo stile degli altri quando vorremmo imitarlo, (..)
ciò che mi aveva scosso , nei racconti di Parise erano i tempi dei verbi(..) se Parise adopera così l'imperfetto, allora possiamo adoperarlo tutti allo stesso modo. " .
E ancora: " Avevo la sensazione che il suo imperfetto fosse di una qualità nuova, sottile e particolare, e che fosse un imperfetto rapidi, triste e fuggevole, e che stesse al fondo dei suoi racconti come riflettendovi il corso fuggevole della vita (...)
rileggendo io ora l'intiera raccolta, ho l'impressione che nei tempi dei verbi sia la chiave di quanto a lui è a un tratto accaduto".
Dal punto di vista tematico:
"Su tutti questi racconti, che pure sembrano evocare e celebrare la gioia di vivere, la serenità dei paesaggi il fiorire e il fuggire dei sentimenti pesa tuttavia una malinconia immensa, e questa malinconia non sappiamo da dove provenga ma sembra provenire dall'imperfetto, il quale canta e fugge nel fondo come un violino o un fiume".
Lettera S e il libro finisce: "Sesso, Simpatia, Sogno, Solitudine".
È un congedo dell'autore che, dopo questo libro, compierà un cambio di rotta radicale di temi, di stile e, pare, di verbi, in parte abbandonati in certe sue opere poetiche.
Non più l'imperfetto (il tempo del ricordo), ma il presente: l'essere che ci sta davanti.