13/06/2026
il folgorante incipit dell'ultima fatica di Lidia Yuknavitch, ora anche sul grande schermo con il libro tratto dal suo La cronologia dell'acqua:
"Questo non è il racconto di un viaggio dell’eroe o un memoir tradizionale, benché in queste pagine siano presenti il viaggio e il ricordo e la narrazione. Non voglio scavare nella mia vita alla ricerca di scene drammatiche e poi servirle su un piatto d’argento. La mia intenzione è leggere alcuni episodi della mia vita non come fatti, ma come finzioni, come storie che si sono innestate nel mio corpo. Esiste un modo per liberarle? Per riorganizzare gli elementi in modo narrativo? Posso creare un’ermeneutica dei miei stessi ricordi? La memoria è sempre una specie di ritorno; la mia intenzione è compiere una serie di ritorni alle persone e ai luoghi che si sono impressi su di me e ho portato nel corpo per gran parte della mia vita. Sono convinta che i nostri corpi siano portatori di esperienze. La mia intenzione è chiedere se esiste un modo per leggere il mio passato in modo diverso, usando ciò che ho appreso dalla letteratura: le storie si ripetono e riverberano e ci liberano dalla tirannia dei nostri sbagli, dei nostri traumi e delle nostre confusioni.
Virginia Woolf in Momenti di essere notava che: “Dietro l’ovatta si cel[a] un disegno; che noi – tutti noi esseri umani – rientriamo nel disegno; che il mondo intero è un’opera d’arte; che noi siamo parte di quell’opera d’arte. L’Amleto, o un quartetto di Beethoven, è la verità su questa massa immane che chiamiamo mondo. Ma non esiste nessuno Shakespeare, non esiste nessun Beethoven; sicuramente e decisamente non esiste nessun Dio; noi siamo le parole; noi siamo la musica; noi siamo la realtà. E io lo vedo, tutto questo, quando subisco una scossa”.
Anche per me la vita è guadare acque costellate da piccole scosse che mi cambiano l’esistenza.
Sto invecchiando. Mi volto guardando al passato nel tentativo di raccogliere e consegnare ciò che ho trovato. A sessant’anni mi interrogo in maniera diversa rispetto a quando ero più giovane. È mutato il modo in cui mi interrogo, ma anche ciò su cui mi interrogo.
E se potessimo leggere il nostro passato, i nostri ricordi, persino i nostri corpi, come libri che si prestano a infinite interpretazioni? Infinitamente generanti, riformanti e in grado di mostrarci nuove intuizioni? E se gli schemi e la composizione, le immagini e la poesia della letteratura diventassero parte di noi, mentre portiamo il peso delle nostre vite? E se ci relazionassimo in maniera diversa alle nostre esperienze? Le storie delle esperienze che portiamo dentro di noi potrebbero allora… allentarsi? Precipitare e sedimentarsi? Riorganizzarsi? Cambiare forma? Potrei leggere il mio passato come leggo i libri che amo, con la compassione, irritazione, resistenza, il desiderio, la trasgressione giocosa, l’erotismo, e la gioia, curiosità e meraviglia che riservo ai libri che amo?
Potrei leggere anche il mio corpo e la mia vita in questo modo?
Che cosa portiamo dentro di noi? Come deponiamo ciò che portiamo troppo a lungo?
Benché non sia un memoir, questo è uno spazio di metamorfosi narrativa. Come il corpo di una rana in una fiaba."
Leggere le onde
di Lidia Yuknavitch (Autore)
Alessandra Castellazzi (Traduttore)
Nottetempo, 2026
«Sono convinta che i nostri corpi siano portatori di esperienze», scrive Lidia Yuknavitch nel suo audace memoir "Leggere le onde". «La mia intenzione è chiedere se esiste un modo per leggere il mio passato in modo diverso, usando ciò che ho appreso dalla letteratura: le storie si ripetono e riverberano e ci liberano dalla tirannia dei nostri sbagli, dei nostri traumi e dalle nostre confusioni». Scavando nel proprio passato – gli abusi subiti dal padre, la complessa dinamica con la madre disabile, la morte di un figlio e il sesso, con donne e uomini – e nell'esperienza di scrittrice e insegnante, Yuknavitch ha imparato che la letteratura e la narrazione hanno il potere di riconfigurare i ricordi, allentare le catene che impediscono la crescita emotiva. È con questa consapevolezza che si concede di guardare alle proprie ferite ricorrendo al suo sguardo da artista, testimoniando così il potere trasformativo di quest'azione capace di risanare l'anima. Al contempo candido e lirico, inflessibile e clemente, diretto ed evocativo, "Leggere le onde" – ideale proseguimento della "Cronologia dell'acqua" – ci dimostra che è indispensabile voltarsi indietro per conoscere meglio noi stessi.