12/05/2026
TOCCANTE, INTIMO, PIENO DI UMANITÀ
Pagine che raccontano come prendersi cura degli altri sia l’unico modo per prendersi cura di sé. Perché anche nella fragilità e nei guasti la vita non smette di incantarci, di rivelarci nuovi mondi.
“LA CURA”, Concita De Gregorio, Einaudi.
Un giorno d’agosto una donna si prepara a stare via per un po: lascia una lettera di istruzioni ai figli, perché anche in sua assenza possano trovare le cose che non trovano mai.
Per esempio i doposci.
Non è la stagione dello sci, ma chissà quando lei potrà tornare. Questa è la sua storia. Non è il diario di una malattia, ma la testimonianza esatta che nessuno si salva da solo. A risuonare in queste pagine sono le voci degli altri.
La voce di Angelina, che ha il piglio di una capobanda e tratta le altre pazienti con tenerezza.
La voce del Professore, cresciuto in un paesino dell’Aspromonte e diventato un luminare, che non dimentica le sue origini.
La voce di un infermiere che impiantandoti un port endovenoso ti chiede quale sia la tua canzone preferita, e te la canta.
In questa sinfonia di voci ci sono risate e stupore, sopracciglia tatuate e purè di carote, si*****te fumate di nascosto e pennarelli che disegnano sul corpo, madri che si preoccupano dei piedi freddi e uomini che conoscono la «logistica dell’amore».
Ci sono l’intelligenza e la sensibilità di una scrittrice che ribalta ogni stereotipo, sulla malattia come sulla cura, e che è troppo curiosa delle persone per non raccontarle, perché sa che solo attraverso le storie altrui scopriamo la nostra.
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