16/02/2020
patto
Prese in mano il piccolo specchio ovale dal ma**co di plastica comprato il giorno prima a 99 centesimi, da "Angels " il grande magazzino Cinese, di Villanova.La sede era in un bel capannone che come tanti altri immobili della zona era rimasto sfitto per anni; In passato era stato la sede storica di un autosalone Volvo, che non ce l’aveva fatto a resistere al perdurare della lunga crisi, e adesso, dopo anni di abbandono, grazie ai Cinesi, il capannone restaurato ed abbellito, era ritornato a nuova vita e ben presto era stato accettato dalla piccola comunità locale, oltre a capi di abbigliamento a basso costo e prodotti per la casa; potevi trovare anche prodotti di marca, ed i prezzi, a detta degli “Umarells” erano buoni, e se lo dicevano gli “Umarells” era senz’altro vero!
Con la sinistra reggeva lo specchio mentre con la destra iniziò a lasciar cadere le 10 gocce miracolose di minoxidil sulla pelata IV grado della scala di Hamilton, oramai si era rassegnato al fatto che a beneficiare del minoxidil non fosse il bulbo pilifero ma solo la tasca del farmacista, però visto che in fin dei conti era un rimedio se non proprio efficace, almeno poco costoso (con 20 euro ci faceva un paio di mesi), era diventata una piacevole consuetudine 10 gocce la sera e 10 al mattino, seguite da un breve massaggio al cuoio (scarsamente) capelluto, nell’illusione non tanto di una ricrescita ma almeno in un rallentamento del lento ma inesorabile capellicidio.
Non riusciva a capire se la fatica che faceva a mettere bene a fuoco la zona occipitale fosse dovuto al continuo calo della vista avvertita maggiormente nelle prime ore mattino o al leggero tremolio del braccio sinistro dalla muscolatura sempre più latitante, specialmente, nell' innaturale posizione alzato dietro la nuca, senz'altro erano entrambe le cose, ma a quasi 60 anni, era già tanto esserci arrivato.
Il giorno prima aveva rotto il vecchio specchio rettangolare con la cornicetta di plastica di colore blu, appartenuto a suo mamma, uno delle sue poche cose che aveva tenuto, lo specchietto, la vecchia macchinetta del caffè che nei 15 anni trascorsi, non aveva mai usato , la coperta di lana, fatta a mano colorata con pezzi patchwork, Il resto era stato buttato via quasi tutto .La maggior parte di roba era finita in discarica, qualche capo di biancheria, nei contenitori “Humana” , solo le stoviglie più belle, e qualche arredo, continuavano a vivere; le aveva regalate ad un ragazzo Algerino che lavora come padroncino per il corriere Bartolini, che le aveva prese con entusiasmo e gratitudine, d’altronde era roba bella e gli sarebbe dispiaciuto fosse finita su uno di quei banchetti di roba usata, almeno se la sarebbe goduta, la numerosa famiglia di Rashad.
Per almeno un paio d'anni dopo la morte della madre, per non dare un dispiacere alla sorella, non aveva buttasse via quasi niente, aveva stipato tutto il contenuto del suo appartamento, in un capannone, ma poi un poco alla volta complice il cognato ed i nipoti si era liberato di tutto, o meglio quasi tutto, aveva tenuto la coperta che usava d’inverno sul divano per guardare la televisione, la vecchia caffettiera magica, talmente vecchia che anche l’omino della Bialetti se ne era scappato via da tempo, la chiamavano magica perchè era da 3 tazze, ma sua mamma, non si sa come, riusciva ad ottenere 5 a volte anche 6, discreti caffè, non se l’era sentito di buttarla via, conscio che difficilmente l'avrebbe mai usata, ed aveva tenuto anche lo specchio, perchè gettarlo via portava male, e così lo aveva messo in bagno, e lo aveva utilizzato fino al giorno prima, che gli era sfuggito di mano ed era andato in frantumi.
Non era particolarmente superstizioso, e poi i 7 anni di disgrazia erano presenti da un bel pezzo e se ne fossero arrivati altri 7, la sfiga era talmente diventata una consuetudine che probabilmente non se ne sarebbe neanche reso conto.
La mattinata in negozio era trascorsa tranquilla, anche troppo tranquilla, dal reparto modellismo erano passati un paio di clienti perditempo del tipo, “scusi ha mica una vitina…”, mentre nel negozio taglie forti non si era visto nessuno, del resto era una giornata caldissima, e forse qualcuno sarebbe potuto arrivare in serata quando la temperatura esterna sarebbe diventata decisamente più accettabile.
Oramai si era fatto una certa esperienza, e le persone molto grosse o arrivavano alle 9,30 all'orario di apertura o dopo le 18,00 perché oltre ad evitare le ore calde, come diceva scherzando il suo amico Max di nome e di fatto (indossava una 8xl) la permanenza a tavola di una taglia forte è nettamente superiore alla media nazionale, anche se solo in pochi lo ammettevano, tutti gli altri sostenevano che mangiassero poco, e che la colpa era soltanto del metabolismo sballato.
Erano quasi le 13,00 quando sentì il din don delle taglie forti; si spostò nell’altro lato del negozio e salutò un enorme signore sulla sessantina alto quasi 2 metri e grosso quanto un armadio, sarà almeno una 9xl di Maxfort pensò Marco, “buon giorno, come posso aiutarla?”, il cliente fece un largo sorriso e rendendosi conto di essere arrivato un poco lungo rispose educatamente, “mi scusi per l’orario, mi servirebbe qualcosa da vestire, ma capisco che è tardi, se deve chiudere, ripasso magari un’altra volta”; “non si preoccupi, non ho commissioni da sbrigare, ed in ogni caso mi posso fermare tranquillamente, la aiuterò a scegliere con calma”.
In tempi normali gli avrebbe detto di ripassare, ma in quel periodo di crisi i clienti erano diventata merce rara e farsene scappare uno sarebbe stato uno spreco da evitare.
L’uomo ringraziò , buttò lo sguardo sullo scaffale dei pantaloni e chiese di potere provare qualcosa.
Marco sapeva che difficilmente avrebbe trovato qualcosa di valido della sua taglia, il negozio non era assortito come una volta e soprattutto nelle taglie molto grandi.
“La 78 dovrebbe andare bene”, disse porgendo i pantaloni al cliente che nello spogliatoio si stava sfilando, i suoi pantaloni di jersey color senape.
Il negozio “Taglie Forti” era stato della sua ex moglie, che per sopravvivere alla crisi aveva deciso di chiudere il punto vendita in città e si era trasferita nel capannone, assieme a lui per dividere le spese , ed era rimasta a gestirlo per quasi un anno, tutto sommato non andava male, poi un giorno, lei aveva re-incontrato un suo vecchio compagno di scuola, un medico, rimasto scapolo, avevano iniziato a frequentarsi, e quando lui si era trasferito in Inghilterra aveva deciso di seguirlo, lasciando a Marco anche la gestione delle taglie forti. Non che fosse un gran business, comunque serviva anche quello e anche quegli incassi contribuivano a pagare l’affitto del capannone.
Suo figlio Andrea era sposato da un paio d’anni, con una brava ragazza che aveva uno studio di veterinaria, e come spesso diceva lui stesso prendendosi in giro, l’aveva sposato solo perché amava gli animali…
Il Patto II parte
Mentre il cliente provava i pantaloni, Marco notò la grossa mercedes nera parcheggiata davanti al negozio, poco più in là, seduto all’ombra, sotto l’albero di prugno rosso che de-limitava il confine con la Cima, c’era l’autista che sfogliava tranquillamente una rivista. L’auto era una mercedes 500 SEC , il modello era vecchio, almeno una trentina d’anni, ma era perfetta, nera lucida, brillante, come appena uscita dal concessionario, ne fu colpito e pensò che il cliente doveva essere un tipo ben piazzato anche finanziariamente per permettersi di farsi scarrozzare con un’auto come quella che beveva quanto una Ferrari. “Come andiamo?” chiese al cliente che sentiva ansimare nel camerino, “Sono perfetti, mi stanno benissimo, non si preoccupi, l’auto fuori è la mia, ed il mio autista è abituato ad aspettarmi, se lei non ha fretta proverei un altro pantalone ed anche un paio di camicie”. Dopo le camicie, provò un gabardine, un accappatoio, 2 smanicati, e sul bancone si accumularono un bel po’ di vestiti, era un pezzo che non entrava un cliente così, pensò Marco, e la cosa strana era che nonostante fossero capi di varie taglie, su di lui erano perfetti, sembrava quasi che gli si modellassero addosso!
Erano ormai le 14,00 quando finalmente, stipati gli acquisti in 3 capienti sacchettoni Maxfort, Marco iniziò a sommare sul registratore di cassa, gli importi dei cartellini, il totale era di euro 833,33. Un acquisto così alto, meritava un premio, e Marco decise di fargli uno sconto, anche se non richiesto del 20% ; sui vestiti la marginalità era buona, e poi quel cliente meritava un premio, aveva acquistato parecchi fondi di magazzino, e magari sarebbe tornato.
Sullo scontrino finale si stampò l’importo scontato di euro 666,66.
“Sono 660,00” disse Marco rivolto al cliente, “se non è un problema pagherei col bancomat, e la ringrazio per la gentilezza, ma ho le mie piccole manie e se non le dispiace, preferisco pagare la somma esatta dello scontrino”. Marco rimase un poco interdetto, ma accettò di buon grado la richiesta del cliente e digitando l’importo sul terminale, gli era parso di notare un sorrisetto divertito mentre il cliente inseriva il codice pin, ma si disse, il mondo è pieno di gente strana...
Con perfetto tempismo, quasi fosse stato chiamato, si aprì la porta ed entrò l’autista, prese i 3 grossi sacchi e li portò in macchina. Il cliente uscì scusandosi ripetutamente per avergli fatto fare tardi, Marco a sua volta lo ringraziò e porgendogli un bigliettino da visita, lo rassicurò, dicendogli che se avesse avuto bisogno, ad un cliente come lui avrebbe aperto il negozio anche nei giorni festivi.
La mercedes si allontanò verso la città, Marco chiuse la porta a chiave dall’interno, e visto che oramai si era fatto tardi, decise di non chiudere e andare a casa come faceva di solito; non aveva molta fame, in mattinata aveva fatto una colazione abbondante al bar della rotonda, così decise di buttarsi un’oretta sulla sdraio che teneva nel retro.
Lo svegliò il trillo del campanello, guardò l’orologio e vide che erano già le 15,40 in ritardo di 10 minuti sull’orario di apertura, con sua enorme sorpresa vide dietro la porta vetrata del negozio il cliente di poco prima.
“Buona sera, stavolta sono in orario “ disse sorridendo il cliente “prego si accomodi , mi scuso ma mi ero appisolato nel retro” disse Marco facendolo entrare, “come posso aiutarla, le serve qualcos’altro?” “si grazie, mi sono reso conto di non avere più boxer e visto che lei è ben fornito ne prenderei 6 paia, poi già che ci siamo se mi da anche 6 magliette, così sono a posto per un po’, “ “certamente” disse Marco, “lei oggi mi ha fatto fare giornata”, “ mi ci vorrebbe tutti i giorni, un cliente come lei, risolverei tanti problemi, ” continuò Marco sorridendo al cliente e porgendogli il sacchetto con i suoi nuovi acquisti.
“Beh ma molti problemi, non esistono, quasi sempre ce li creiamo, e comunque si possono risolvere in un attimo, basta volerlo” rispose quest’ultimo.
Un altro filosofo del c***o, pensò Marco tra sé e sé , troppo comodo fare il filosofo con la pancia piena, ma non lo voleva indisporre, in fin dei conti sarebbe potuto diventare un buon cliente, e poi gli aveva lasciato un bel pò di euro, qualche ca***ta, gliela poteva concedere, quindi sorridendo chiese, “In che senso, mi aiuti a capire, non è vero che basta volerlo, non sempre si hanno le possibilità di risolvere le proprie questioni, spesso si entra in situazioni ad esempio finanziarie da cui è difficile uscire e...” “Mi scusi se la interrompo, ma ora devo proprio scappare, comunque mi creda è piuttosto semplice, se lei vuole cambiare la sua vita, si associ a noi, entri nel nostro gruppo e i suoi problemi, spariranno magicamente” e così dicendo, gli porse un biglietto da visita bianco su carta patinata :
CERUFOIL
ASSOCIAZIONE CULTURALE
gli scrisse dietro a penna un numero di cellulare e pagando gli disse “ si associ a noi e la sua vita cambierà, aspetto la sua telefonata, ci rifletta, ma non troppo, la nostra associazione è a numero chiuso, i posti sono limitati, se decide di aderire, mi telefoni, ma mi raccomando, è una cosa molto riservata, è importante che non ne parli con nessuno, o decide di chiamare, oppure bruci il biglietto che le ho dato , ora la devo assolutamente salutare, purtroppo vado molto di fretta, a presto” .
Marco notò un inquietante cambiamento nel tono di voce del suo interlocutore, da gradevole e gentile, si era quasi fatto minaccioso, avrebbe voluto trattenerlo, chiedergli di più, ma non lo fece, anzi fu quasi sollevato nel vederlo uscire ed andare a piedi verso la macchina, stavolta stranamente l’autista non gli andò incontro per aiutarlo, ma era rimasto in piedi ad aspettarlo davanti alla mercedes nera.
Chiusa la porta, Marco si sedette davanti al computer, guardò il biglietto e, digitò su google: associazione culturale CERUFOIL , niente, il motore di ricerca non trovò nulla, non comparve nessun link che potesse fargli capire a che cosa stesse andando incontro, chi era quel tipo? pensò tenendo in mano il biglietto, che si trattasse di un funzionario di una qualche finanziaria border-line? o peggio ancora che si trattasse di un’associazione di prestiti ad usura? no lui non aveva bisogno di rivolgersi a quella gente, si, aveva qualche debito con la banca, ma era tutto sotto controllo, anche se con fatica era puntuale con le scadenze, ed era abituato a non fare il passo più lungo della gamba.Rigirò il biglietto tra le dita, rilesse il numero 346/23 91 ***, prese l’accendino dal cassetto, lo accese e lo avvicinò al biglietto….continua
Il Patto (III Parte)
L’angolo in alto a sinistra del biglietto iniziò ad afflosciarsi sotto il calore della fiamma, che divampò di scatto e in un attimo divorò il biglietto che aveva lasciato cadere nel posacenere per non bruciarsi le dita.
Aveva bruciato il biglietto, ma il numero di telefono gli era rimasto impresso in mente, continuava a ronzargli in testa, 346… ,gli sarebbe piaciuto capire, sentiva che stava cedendo alla sua curiosità, e che diamine, qual’era il problema, in fondo si trattava solo di fare una telefonata, e pur consapevole del rischio di commettere una sciocchezza, prese in mano il telefono e come in trance, iniziò a digitare il numero .
Non sentì il solito sordo tono di libero dall’altro capo del telefono, ma un suono forte, come se a squillare fosse il suo stesso telefono, poi si rese conto che non era il telefono, ma il campanello della porta, portò lo sguardo alla porta e posò il telefono, non serviva più, il misterioso cliente che stava chiamando, era di nuovo lì alla sua porta. “Mi hai chiamato, ed eccomi quà, ed adesso che finalmente mi hai invitato ad entrare nella tua vita, ci possiamo dare del tu, ” Marco, sorpreso ed impaurito, fece un passo indietro, ma l’ospite continuò” Non avere paura, non sono un delinquente e non correre con la fantasia, non sono gay, mi chiamo Lucio e non lasciarti ingannare dalla mercedes , sono solo un povero diavolo che come te ha bisogno di lavorare” Marco, continuava a non capire e ripresosi dallo spavento esclamò : “Non so chi diavolo tu sia, ma lo scherzo è durato fin troppo, facciamola finita e dimmi che c***o vuoi da me!”.Poi resosi conto di avere esagerato, riprese: “Senti Lucio, hai detto di chiamarti così, no?, io non ci capisco nulla, scusami, ricominciamo da capo, chi sei e che cosa vuoi da me?, io non ti conosco, e non ti ho invitato a far nulla, e fino a poche ore fa, fino a che non ti sei presentato ad acquistare nel mio negozio, non ti avevo mai visto.”
Lucio che nel frattempo si era seduto sul divanetto dello spogliatoio e con le dita della mano destra, tamburellava sulle nocche della sua mano sinistra, alzò lo sguardo serio, e fissandolo negli occhi, rispose: “Vedi Marco, a parte la telefonata che hai fatto poco fa, mi hai chiamato tante altre volte, nel corso di questi ultimi anni, ma in questi ultimi giorni, il tuo richiamo è stato talmente forte, che hai addirittura saltato la fila, hai sorpassato centinaia di altri disperati che come te mi cercano ogni giorno.
Chi sono te l’ho detto prima, mi chiamo Lucifero, Lucio per gli amici che come te ottengono l’onore di un incontro, sono il diavolo, Belzebù, oppure come piace chiamarmi a voi umani, sono Satana!”
“Questo è fuori come un balcone” pensò Marco, ma Lucio continuò” No, non sono pazzo come pensi, sono il veramente diavolo, e questo è il mio lavoro, sono qui per proporti un patto: io ti cambio la vita, in un attimo cancellerai quello che è il tuo passato, non più problemi economici, avrai ricchezza, successo, tutto quello che hai sempre desiderato, ma tutto questo non è gratis, mi dovrai dare qualcosa in cambio, non la tua anima, non me ne faccio nulla, mi serve il tuo corpo, io ti regalo un anno da re, ma tra un anno esatto tornerò, e prenderò possesso del tuo corpo, della tua vita, anagraficamente non succederà nulla, gli estranei non si accorgeranno di nulla, ma al tuo posto ci sarò io, come vedi il mio fisico è molto malandato, ho il diabete, sono obeso, il mio corpo è ridotto uno schifo, me ne serve uno nuovo, tu dirai, che potrei averne di migliori, è vero, ma sai ne ho avuti tanti di corpi, e dopo il tuo, ce ne saranno ancora tanti altri, per l’eternità; vedi anche noi abbiamo dei parametri da rispettare, abbiamo dei budget da raggiungere, possiamo permetterci delle libertà, ma ahimè, pure noi abbiamo dei paletti da rispettare, dobbiamo anche noi obbedire alle leggi del divino, di quel potente dittatore che voi chiamate Dio!”
Man mano che Lucio parlava Marco, si convinceva sempre di più di avere a che fare con un pazzo, un eccentrico ricco pazzo, magari fanatico di spiritismo, ma senz’altro un pazzo non pericoloso, per cui gli diede corda e disse “OK se accetto dunque vivrò un anno da leone, e poi morirò? un anno non è poco?” “Beh vedi”, rispose Lucio”in effetti un anno ti può sembrare poco, ma è un anno sicuro, garantito, e di vita vissuta alla grande, se non accetti potresti morire anche solo tra un giorno o tra mese, oppure vivere ancora per altri 20 o 30 anni, sicuramente in povertà, magari in malattia, comunque decidi tu nessuno ti obbliga, devi solo dirmi se accetti il patto o se lo rifiuti.Se accetti sai già a cosa vai incontro, se rifiuti, io uscirò dalla tua vita e tu non ti ricorderai nulla di quanto è successo oggi, ti ricorderai solo di una bella vendita fatta ad un grasso cliente in mercedes”.
“Un anno è troppo poco” ribatté Marco “dammi 10 anni e magari accetto!”.
Lucio sorrise “Eh no caro il mio commerciante, purtroppo non è sempre possibile mercanteggiare prendere o lasciare 1 anno oppure niente”
Marco rifletté un attimo sul da farsi, poi pensò tra sè e sè, ma cosa mi costa accondiscendere, tanto se è pazzo, non succede nulla, e se per caso fosse vero, beh un anno è poco, ma la vacanza più lunga che ricordava era di una settimana in albergo a 4 stelle, ed era un bel pò che non ne faceva una, in fondo meglio un anno alla grande che il grigiore che stava vivendo.
“Sono tentato di accettare il tuo patto” disse Marco, “ma ho paura, e poi come faccio ad essere sicuro della bontà della tua proposta?” Lucio lo guardò divertito, poi mise le mani in tasca e tirò fuori una mazzetta viola che Marco non aveva mai visto in vita sua, era una mazzetta di banconote da 500 euro “Mi sei simpatico e faccio uno strappo alla regola ti lascio una caparra, sono 50.000 euro, oggi è Sabato tu hai tempo fino a domenica sera per decidere, se rifiuti il patto, domenica sera butterai la mazzetta nell’indifferenziata, se invece deciderai di accettare potrai spendere le banconote a tuo piacimento, l’anno scatterà dal momento che inizierai ad usare i soldi, Io e te non ci vedremo mai più, oppure tra un anno esatto”
Così dicendo uscì chiudendosi la porta alle spalle, Marco era scosso, le orecchie gli fischiavano più forte del solito, ed il cuore gli batteva all’impazzata, all’inizio credeva di avere a che fare con un pazzo, ma la comparsa della mazzetta lo aveva completamente spiazzato, quelli erano soldi veri; aveva la bocca arsa e la gola secca, sapeva che era l’adrenalina, bevve un sorso d’acqua, guardò l’orologio, erano le 16,30 di un afoso Sabato pomeriggio, probabilmente non sarebbe arrivato nessun altro cliente, ed in ogni caso, senza contare la mazzetta, grazie a Lucio, l’incasso lo aveva fatto, così decise di chiudere prima, si mise in tasca la mazzetta, inserì l’allarme e chiuse i cancelli
Il Patto (IV Parte)
Sotto la doccia continuava a pensare a quanto accaduto, forse stava diventando matto, eppure era tutto così irreale; si infilò l’accappatoio, andò in camera, e mise le mani nella tasca dei pantaloni, le banconote c’erano, quelle erano reali, non stava impazzendo; di certo non era la vittima di uno scherzo, nessuno ti da per scherzo 50.000,00 euro, forse doveva andare a denunciare il fatto alla stazione dei carabinieri, ma denunciare cosa? non era stato commesso nessun reato, forse avrebbe dovuto parlarne con un prete, ma Don Ferdinando, l’unico prete col quale avrebbe potuto confidarsi era morto già da qualche anno; oltre ad essere stato parroco della Chiesa di S.Rocco, era stato anche suo insegnante di religione alle medie, a suo tempo aveva dato scandalo, sfrecciando per le strette stradine del suo paese, con una Alfasud blu nuova fiammante, era un parroco moderno e per questo piaceva ai giovani (...continua solo se raggiungo 100 mi piace)