05/04/2020
POSSIBILI PREVISIONI SOCIO-ANTROPOLOGICHE POST-PANDEMIA: COSA POTREBBE CAMBIARE NEL VISSUTO INTERIORE INDIVIDUALE E COLLETTIVO, COME QUESTO INFLUENZERA' LA REALTA' E COME POTREMMO ADATTARCI AL CAMBIAMENTO.
Apro le mie considerazioni con una frase di John Keats che, in questi giorni, mi ha profondamente toccata:
“....ho capito qual è la qualità che ci vuole per essere un uomo/donna di successo....intendo la CAPACITà NEGATIVA e cioè quando si è capaci di stare nell'incertezza, nel mistero, nel dubbio senza l'impazienza di correre dietro ai fatti e alla ragione, perchè incapaci di rimanere appagati da una mezza conoscenza”
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In quest'articolo, proviamo a riaffinare la sensibilità per la percezione della realtà più sotterranea, di ciò che cova sotto le ceneri e, soprattutto, proviamo a tracciare un disegno metaforico delle conseguenze di quest'evento che ha stravolto la nostra quotidianità e smontato l'assetto delle nostre certezze, lasciandoci un po' traballanti.
Proviamo a capire come un evento potrebbe cambiare drasticamente la realtà dividendola in 'prima' e 'dopo', sentire, anzi, intuire i venti che stanno soffiando e provare a prevedere dove si incanaleranno, o comunque dove potrebbero dirigersi.
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Prima, però, indaghiamo l'aspetto PSICOLOGICO INDIVIDUALE di questa nuova realtà.
💥L'AVVENTO DEL CAMBIAMENTO: LE SUE FASI PSICOLOGICHE
Che sia un cambiamento di portata epocale lo percepiamo tutti, anche se quando si sta nel mezzo degli eventi , proprio nel corso del loro accadimento, spesso non si riesce a coglierli con chiarezza e a distaccarsene provando a tracciare possibili conseguenze, se non quelle che potrebbero riguardarci personalmente.
Il nostro campo mentale si restringe, focalizzandosi su ciò che ci riguarda personalmente.
In tutta la nostra tensione e sofferenza, la nostra psiche si concentra sul presente e il rimbalzo al possibile “futuro” si fa strada sotto forma di ansia e inquietudine, mentre i pensieri sul “passato” sembrano sfocati, assumono il sapore di una nostalgia avvolta da una patina di tristezza, e la “vita di prima” la sentiamo così lontana da percepirla come irreale, come un sogno.
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Molte situazioni, mentre si verificano, non sempre sembrano così dense di significato come, invece, appaiono a posteriori: la caduta del Muro di Berlino, il G8, l'attentato alle Torri Gemelle, sono eventi che hanno segnato un confine tra un 'prima' e un 'dopo'.
Questo confine è rintracciabile non solo a livello geo-politico, ma si è sedimentato anche nella COSCIENZA COLLETTIVA, nel sentire comune: un evento modifica, scuote la coscienza individuale ma, quando coinvolge tutti, allora incide profondamente sulla coscienza collettiva, quindi sulla strutturazione delle dinamiche sociali, cambiandone spesso i connotati e i punti di riferimento.
E sono proprio questi ultimi che vengono spazzati via in un periodo di profonda trasformazione, come quello che stiamo vivendo.
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Il modello delle fasi del cambiamento che propongo è applicabile sia alle persone che alle organizzazioni, ai singoli individui e alle società.
FASI DEL CAMBIAMENTO :
⭕ da una situazione di STABILITA' (Unfreeze) che però sta per sgretolarsi
⭕ succede il periodo di CAMBIAMENTO (Change), ovvero la messa in discussione del 'prima' , lo sradicamento di ciò che ci ha guidati fino a quel momento, il crollo delle nostre certezze e la perdita dei punti di riferimento: tranquilli, è nella natura intrinseca del cambiamento! L'ignoto è un salto nel buio, ma è necessario per stabilire nuovi equilibri.
E' la fase più difficile e più sofferta perché bisogna creare nuovi pensieri e nuovi paradigmi, e soprattutto fare diventare automatici (automatizzare) dei comportamenti e dei modi di vivere che non sono mai stati 'nostri'.
E' anche la fase più importante: la buona riuscita del nostro processo di ADATTAMENTO dipende dall'efficacia con cui operiamo un cambiamento profondo e radicale non solo sui nostri comportamenti, ma soprattutto sui nostri pensieri, sulla creazione di una nuova percezione del concetto che si ha dei bisogni e dei desideri personali, sulla costruzione di nuovi valori e paradigmi.
⭕Ed ecco che, in quest'ultima fase si costituiscono e si strutturano i nuovi bisogni/desideri e pensieri/paradigmi che ho menzionato poc'anzi, che si traducono in modi di vivere supportati da valori nuovi: ecco la creazione di un nuovo assetto, di una nuova STABILITA' (Freeze)..
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Sull'aspetto microscopico individuale, come affrontare il cambiamento e come agire per disinnescare gli automatismi ai quali siamo arroccati allo scopo di automatizzarne e farne nostri di nuovi, non mi soffermerò in questa sede.
Accenno solo a una nozione che approfondirò in seguito: il cervello è come se avesse due menti che lavorano insieme!
🔸Una è involontaria ed è la mente degli automatismi, della quotidianità, della comfort zone, della stabilità;
🔸L'altra è volontaria, è quella dalla quale attingere per creare una nuova realtà, ed è la più faticosa da utilizzare, ma può aiutarci nel processo di cambiamento, automatizzando comportamenti e pensieri nuovi.
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Intendo porre tuttavia l'attenzione ( come si evince dal titolo) sull'aspetto macroscopico SOCIALE E COLLETTIVO, socio-antropologico appunto, provando a tracciare dei possibili percorsi futuri, eventi che potrebbero accadere e che magari stanno covando come braci sotterranee, provando ad intuire le direzioni in cui queste brezze che stanno soffiando potrebbero incanalarsi e dove potrebbero generare dei veri e propri tornado. Cosa potrebbe restare, cosa potrebbe sparire.
Ma perchè pensarci? A che pro?
Per predisporci psicologicamente ad attrezzarci a fare quello che dobbiamo fare, da bravi esseri viventi sul percorso dell'evoluzione: ADATTARCI.
Nel prossimo post, proverò ad esplorare un possibile "post-epidemia".