Funky Scraps

Funky Scraps Siamo una coppia creativa che cerca di non sprecare stoffe e altri materiali!

Si,ci piace giocare!E si avevamo finito i modelli😂Road to Armi e Bagagli 2026💪💪
14/03/2026

Si,ci piace giocare!
E si avevamo finito i modelli😂

Road to Armi e Bagagli 2026💪💪

Dal quaderno di bottegaOgni tanto, quando presentiamo un capo, arriva qualche domanda.Oggi ne sono arrivate un paio...Un...
11/03/2026

Dal quaderno di bottega

Ogni tanto, quando presentiamo un capo, arriva qualche domanda.
Oggi ne sono arrivate un paio...
Un gilet doppiopetto da donna non è un azzardo?
E una mantella corta di questa foggia non rischia di sembrare troppo femminile?
In realtà la storia della sartoria è meno rigida di quanto immaginiamo.
Nel corso dell’Ottocento molti capi femminili iniziano a prendere in prestito elementi della sartoria maschile. Il gilet è uno di questi: compare in abiti da equitazione, da viaggio e in completi da città, spesso con rever e doppia abbottonatura, proprio come nei modelli maschili.
Allo stesso tempo le mantelle corte, spesso indicate nei testi come pèlerine, erano diffuse in tutta Europa. Erano capi pratici, pensati per essere indossati sopra altri strati, e potevano accompagnare sia abiti femminili sia abbigliamento più neutro o da viaggio.
Per questo abbiamo voluto provare qualcosa di leggermente diverso.
Per la prima volta non presentiamo un singolo capo, ma una piccola combinazione.
Una mantella corta doppiopetto e un gilet doppiopetto pensati per dialogare tra loro.
La mantella lavora sul volume e sulle spalle.
Il gilet invece struttura la figura.
Anche i colori restano volutamente sobri:
toni della terra, sabbia e marrone profondo.
Due capi diversi.
La stessa idea di sartoria.













DAL QUADERNO DI BOTTEGADal salotto alla bottega: quattro gilet.Questi gilet nascono da un materiale che non era destinat...
09/03/2026

DAL QUADERNO DI BOTTEGA
Dal salotto alla bottega: quattro gilet.

Questi gilet nascono da un materiale che non era destinato all’abbigliamento.
Il tessuto arriva da un campionario per divani.
Cotone robusto, trama compatta, disegni pensati per arredamento.
Ci siamo chiesti cosa sarebbe successo portandolo in sartoria.
Il taglio segue modelli diffusi nella metà dell’Ottocento, quando il gilet era una presenza quotidiana nell’abbigliamento maschile:
monopetto, revers piccoli, lunghezza appena sotto il punto vita.
Una costruzione molto comune nei gilet del ceto medio urbano: commercianti, professionisti, impiegati.
Non i gilet in seta o broccato dell’alta società, ma quelli che si trovano spesso nelle fotografie di bottega dell’epoca.
Nell’Ottocento il gilet aveva anche un ruolo particolare.
Con il passare dei decenni giacche e pantaloni diventano sempre più sobri e scuri. Il gilet rimane uno dei pochi capi in cui era possibile usare fantasie, righe e quadri.
Era il punto dell’abito dove compariva un po’ di carattere.
Il tessuto ha guidato il resto.
Dal campionario sono usciti quattro gilet diversi, costruiti con lo stesso modello.
Stessa struttura, quattro caratteri.
Un piccolo esercizio di sartoria nato da un tessuto che doveva diventare un divano.
E che invece è diventato un capo da indossare.

In bottega la discussione su quale sia il migliore è ancora aperta, dateci una mano a capire quale vi ispira di più!















DAL QUADERNO DI BOTTEGAIn laboratorio non lavoriamo tutti allo stesso modo.Elena lavora con ago e filo.Asole, bottoni, c...
08/03/2026

DAL QUADERNO DI BOTTEGA

In laboratorio non lavoriamo tutti allo stesso modo.
Elena lavora con ago e filo.
Asole, bottoni, cuciture.
Gesti piccoli, precisi, pazienti.
Io invece mi occupo delle parti che non si cuciono.
Occhielli metallici, perni, rivetti, rinforzi.
Tutta quella ferramenta che entra nei capi quando devono resistere davvero.
Le mie sono mani rubate all’agricoltura, quindi il martello torna utile.
In realtà questa divisione del lavoro non è nuova.
Nell’Ottocento molti capi da viaggio, da lavoro o da equipaggiamento nascevano proprio dall’incontro tra sartoria, selleria e ferramenta. I sarti cucivano i tessuti; poi arrivavano occhielli, ganci, rivetti e rinforzi montati a martello, perché quei capi dovevano sopportare uso reale, non solo stare appesi a un attaccapanni.
È anche da lì che parte il nostro percorso verso Armi e Bagagli.
Due modi diversi di lavorare.
Lo stesso laboratorio.















DAL QUADERNO DI BOTTEGAQuesta cappa riprende un modello di capospalla usato tradizionalmente per protezione esterna, doc...
07/03/2026

DAL QUADERNO DI BOTTEGA

Questa cappa riprende un modello di capospalla usato tradizionalmente per protezione esterna, documentato soprattutto nella moda europea tra la fine del XVIII e il XIX secolo. In quel periodo esistevano molte varianti di cape o mantelle, sia corte che lunghe, realizzate in diversi tipi di tessuto, alcune più decorative, altre più funzionali, senza una forma univoca.
La cappa qui proposta non è un taglio semicircolare perfetto, ma piuttosto una forma con bordi leggermente stondati e pannelli strutturati: una soluzione che si trova anche in modelli d’epoca dove la priorità era la praticità e la facilità di movimento più che la simmetria geometrica dei volumi.

La linea è ampia ma non eccessiva: pensata per evitare ingombro alle braccia e per mantenere la cappa sotto il ginocchio, per muoversi con comodità senza perdere copertura. Il colore è una scala di marroni tono su tono, e il cotone pesante dà sostegno alla forma senza irrigidirla.
La chiusura frontale con alamari in cordone e toggle in legno è pratico e coerente con le soluzioni esterne documentate nel XIX secolo, dove bottoni o cordoni servivano anche come elemento funzionale oltre che decorativo.
La passamaneria corre lungo tutto il perimetro.
Segna il bordo, rinforza visivamente la linea e accompagna la sagoma lungo le curve stondante.
Nei capi storici, i profili e le bordature avevano spesso una funzione doppia: decorativa e strutturale, perché proteggevano il margine del tessuto dall’usura.

In questo capo la semplicità del taglio è una scelta: non cerca forme perfette geometriche, ma una costruzione che funzioni nella vita reale, come facevano già i sarti dell’Ottocento quando dovevano riparare dal freddo o dall’umidità senza sacrificare mobilità.

Infine: come sempre, si tratta di un pezzo unico, tagliato e cucito a mano nel nostro laboratorio.












DAL QUADERNO DI BOTTEGA Questa cappa si rifà alle versioni corte e ornamentali di mantelle e cape degli ultimi decenni d...
05/03/2026

DAL QUADERNO DI BOTTEGA
Questa cappa si rifà alle versioni corte e ornamentali di mantelle e cape degli ultimi decenni dell’Ottocento, quando le cappe da visita o da passeggio venivano spesso rifinite con passamanerie, frange o nappe per dare ritmo al bordo e definire l’aspetto.
Il taglio raccolto arriva poco sotto il fianco e ha un collo alto pensato per dare struttura. La chiusura frontale con alamari in cordone è una scelta che rispecchia dettagli decorative presenti in molte giacche e sovracape storiche tardo-vittoriane: elementi visivi che scandiscono la linea frontale e richiamano l’idea di un capo rifinito con precisione.
Il tessuto pieno mantiene la forma e il bordo decorato con nappine è stato applicato a mano, uno per uno: non è una passamaneria industriale preconfezionata. La lavorazione dei bordi e delle nappine non è solo estetica, ma segue e rafforza il profilo del taglio.
Anche questa è unica, tagliata e cucita a mano nel nostro laboratorio



DAL QUADERNO DI BOTTEGAQuesto capo è ispirato a un capelet con cappuccio: una mantella corta che copre le spalle e i gom...
03/03/2026

DAL QUADERNO DI BOTTEGA

Questo capo è ispirato a un capelet con cappuccio: una mantella corta che copre le spalle e i gomiti e scende morbida, tipica delle silhouette esterne usate in Europa tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. Il termine capelet indica un piccolo mantello senza maniche o con taglio molto ampio, spesso usato come copertura leggera sopra i vestiti per passeggio o viaggi brevi.
Storicamente i capelet e le mantelline corte comparivano nelle vesti femminili vittoriane e edoardiane, soprattutto nella stagione fredda: materiali caldi, linee morbide e, talvolta, bordi lavorati diventavano parte integrante del guardaroba esterno.
In questa versione, abbiamo ripreso quella forma tradizionale e l’abbiamo reinterpretata con tessuto a quadri denso e cappuccio. La costruzione è studiata per bilanciare ampiezza e movimento: il pannello circolare crea volume senza appesantire la figura, e il cappuccio integrato offre protezione e carattere. Le grandi nappe applicate non sono semplici ornamenti: seguono la linea del taglio e accompagnano il movimento del tessuto mentre ti muovi.
Come tutti i capi che proponiamo, si tratta di pezzo unico fatto a mano. Ogni dettaglio è tagliato, cucito e rifinito in laboratorio.



Dal quaderno di bottega:Se avete visto il modello verde-grigio del post precedente, riconoscerete la linea.È lo stesso c...
20/02/2026

Dal quaderno di bottega:
Se avete visto il modello verde-grigio del post precedente, riconoscerete la linea.
È lo stesso cartamodello:
taglio semicircolare, lunghezza che copre il fianco, costruzione pulita sulle spalle.
Ma qui cambia la materia.
Il tessuto chiaro è più morbido, più luminoso.
Non sostiene la spalla come il panno compatto della versione verde-grigio: la accompagna.
Anche il bordo in eco-pelo lavora in modo diverso.
Nel modello precedente strutturava il perimetro.
Qui incornicia, alleggerisce, rende il contorno più delicato.
La passamaneria resta a separare i materiali, ma il contrasto è meno marcato.
Tra fine Ottocento e primo Novecento era comune usare lo stesso modello con tessuti differenti, adattandolo a momenti diversi della giornata.

La forma è la stessa.
La presenza no.
Voi quale preferite?

Pezzo unico.
Tagliato e rifinito a mano in bottega.

Come al solito si ringrazia Sara Belloli per la collabs💪

19/02/2026

Dal quaderno di bottega:

Studi diversi, stessa mano.

Cappa da Passeggio
Taglio semicircolare, lunghezza che copre il fianco.
Panno compatto verde-grigio.
Bordo in eco-pelo montato lungo il perimetro e separato da passamaneria cucita a mano.
La spalla è sostenuta: la linea resta netta.

Mantella da Salotto
Superficie più chiara, costruzione più morbida.
Il bordo incornicia apertura e collo, spostando il volume verso l’alto.

Corpetto Primo Novecento
Cartamodello verticale, rever sagomato, tasche inserite in linea.
Struttura sartoriale con proporzioni nette.

Mantella da Viaggio
Taglio ampio, impostazione pratica.
Bottoni importanti, tessuto protagonista.

Cappa Ornamentale
Linea frontale decisa.
Passamanerie applicate una a una.
Il dettaglio definisce il carattere.

Ogni pezzo è unico.
Tagliato e costruito a mano in bottega.














Dal quaderno di bottegaCi siamo divertiti parecchio con questo capo spalla.Si vede.La linea è ampia, quasi a campana, co...
18/02/2026

Dal quaderno di bottega
Ci siamo divertiti parecchio con questo capo spalla.
Si vede.
La linea è ampia, quasi a campana, con lunghezza sopra il ginocchio e apertura generosa sul fondo. Non stringe, non costringe: appoggia sulle spalle e poi scende pulito, lasciando movimento.
Il tessuto è un panno compatto in tonalità verde-grigio, leggermente melangiato. Una scelta che richiama certi capi da viaggio di fine Ottocento e primi Novecento: colori sobri, pratici, pensati per durare e per attraversare stagioni senza diventare datati.
La spalla è morbida ma sostenuta. Non c’è cucitura evidente a segnare la struttura: il volume nasce dal taglio e dal peso del panno. Questo fa sì che il capo “cali” in modo deciso, disegnando una linea netta sul profilo laterale.
Il bordo in eco-pelo grigio polveroso accompagna tutta la circonferenza: fondo, apertura frontale, polsi. Non è solo decorativo. Ammorbidisce il movimento, aggiunge corpo e crea contrasto materico con il panno compatto. La passamaneria sottile che lo affianca segna il confine tra struttura e morbidezza, come si faceva nei capi borghesi tra fine XIX e inizio XX secolo, quando il dettaglio raccontava il livello della manifattura.
Il collo è avvolgente, quasi sciarpato, costruito per proteggere e per dare verticalità. Incornicia il viso e bilancia l’ampiezza del resto del capo.
Ogni pezzo è unico.
Tagliato, cucito e rifinito a mano nel nostro laboratorio.
Nessuna produzione in serie, nessuna replica identica.
È un capo spalla che sta bene sopra un abito lungo, ma funziona anche con qualcosa di molto più contemporaneo.
Ha carattere senza essere invadente.

Sperando che possiate apprezzarlo, Ve lo dedichiamo.

Ecco che grazie a Sara Belloli riusciamo a mostrarvi come sono i nostri capi indossati, una volta ogni tanto.Mi raccoman...
16/02/2026

Ecco che grazie a Sara Belloli riusciamo a mostrarvi come sono i nostri capi indossati, una volta ogni tanto.

Mi raccomando, se volete darci una mano e farci conoscere in vista di Armi e Bagagli, spammateci e reactateci come non ci fosse un domani! 🤣🤣

Dal quaderno di bottega :Questo è stato il primo.È un capospalla corto, che si ferma a metà fianco.Non scende oltre, per...
16/02/2026

Dal quaderno di bottega :
Questo è stato il primo.
È un capospalla corto, che si ferma a metà fianco.
Non scende oltre, perché volevamo una forma compatta, concentrata sulle spalle e sulla parte alta del busto.
La passamaneria bianca è decorativa, ma ha una funzione precisa:
segna il perimetro sul nero e rende leggibile la linea.
Senza quel contrasto la forma perderebbe definizione.
Il cappuccio è strutturato, non morbido.
Ha una costruzione vera, con volume pensato per stare aperto e sostenere il profilo.
È più ampio del resto del capo proprio per questo:
il corpo resta raccolto, il punto focale si sposta in alto.
La silhouette diventa verticale e più netta.
Qui abbiamo lavorato soprattutto sull’equilibrio tra lunghezza, apertura e proporzione del cappuccio.
È il modello più contenuto della serie.
Quello che mette le basi prima di iniziare a complicare le cose.

Si ringrazia la nostra amica Sara per averci fatto da modella improvvisa!!

Indirizzo

Bernareggio
20881

Sito Web

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