21/07/2018
Tradire il popolo
per un faro
Cinzia Leone
Il salto dai boyscout alla politica per me avvenne in modo indolore. Era facile in quegli anni fin troppo collettivi e pronti alle utopie. A convincere mia madre a mandarmi in campeggio a Capraia fu Giovanni, il figlio della sua migliore amica.
Delle Guardie rosse e di Servire il popolo non sapevo nulla e facevo confusione tra Mao e Baden-Powell, ma quella con Giovanni e i suoi amici sarebbe stata la mia prima vacanza senza i genitori.
«Di un ragazzo che cita Shakespeare ci si può fidare, sarà una settimana di studio e lavoro: un kibbutz o qualcosa di simile, no?», sentenziò mia madre.
Era una donna audace e, anche se in Israele non c'era mai stata, le sarebbe piaciuto andarci.
Acconsentì.
Non dovetti convincerla a farmi salire sul trampolino, ma il tuffo fu io a farlo. Sul battello da Livorno a Capraia annegai nell'azzurro e nei proclami. Sul ponte di poppa, seduti a cerchio, i miei compagni di viaggio avevano già imbastito un processo a quelli rimasti a casa: uno perché giocava a tennis, un altro perché nascondeva sentimenti borghesi, l'ultima perché aveva preso una sbandata per un uomo sposato. Per ciascuno una espulsione, da ciascuno un'abiura.
Giovanni mi guardava di sottecchi. Ci conoscevamo da sempre, forse mi amava, di certo mi considerava una cosa sua. Quanto a me, dell'amore avevo conosciuto i baci incerti di un ragazzo della squadriglia delle Volpi che suonava la chitarra al campo scout e gli agguati in corridoio di quello dell'ultimo banco a cui avevo allungato una sberla.
Ma quel viaggio mi aveva reso audace e sul ponte spazzato dal vento avevo attaccato discorso con un ragazzo con le spalle da nuotatore. Si chiamava Marco, sbarcava a Capraia ed era diretto al Faro. Aveva i capelli lunghi raccolti in un codino, fischiettava una canzone dei Rolling Stones e mi raccontò che per pagarsi la vacanza aveva fatto il bagnino a Riccione.
«Mi viene facile salvare la gente» aveva concluso appoggiando le spalle al suo zaino da povero pieno di adesivi e spillette che contrastava con il mio nuovo di zecca.
Le tende piantate in cima alla scogliera furono da subito affollate di comizi e di regole maoiste. C'erano turni per tutto: per lavare i piatti, per l'acqua e perfino per nuotare.
Il terzo giorno mi svegliai subito prima del sorgere del sole e sgusciai fuori dalla tenda. Un'alba somiglia a un tramonto ma, come la giovinezza, è acerba e perfetta. Accesi il fornelletto a gas, preparai il caffè e lo sorseggiai su una roccia di fronte al mare. Si intravedeva la Corsica, l'aria profumava di mirto e c'era il tempo di fare un bagno da sola.
Fu solo il primo di una serie di errori.
Mi immersi lentamente nell'acqua fredda e frizzante, nuotai a crawl fino a uno scoglio, ripresi fiato, tornai a dorso e risalii grondante gli ottanta gradini di roccia che si arrampicavano su per la scogliera.
Li trovai seduti in cerchio attorno, nessuno mi guardò in faccia. Fu proprio Giovanni ad iniziare. «Hai infranto le regole con atteggiamento individualista e borghese. Abbiamo messo ai voti la punizione: laverai i piatti per tre giorni. Comincerai subito con quelli di ieri sera. E ti tocca anche la spesa in paese. Ecco la lista».
Dei ragazzi in un'isola incantata avrebbero dovuto avere altri sguardi da quelli fanatici dei miei giudici.
La rivoluzione, di cui non facevano che parlare, era funerea e punitiva e non colorata come quella che sognavo.
A parte Giovanni, gli altri li conoscevo solo da due giorni, ma già mi facevano paura.
«Più delle erbacce puzzano i gigli marciti» sibilò Giovanni passandomi la lista.
«Di sicuro è Shakespeare, il tuo Mao non avrebbe detto una cosa così poetica» gli ringhiai contro imboccando la via per il paese con lo zaino vuoto sulle spalle.
Per arrivare in paese ci misi due ore. Dopo aver riempito lo zaino di provviste, stavo infilando gli spallacci per tornare dai miei accusatori quando improvvisamente lo sentii troppo leggero.
«È pesante, lascia fare a me».
Marco portò lo zaino fino a capo Sorrentino. Scherzava, rideva, e a metà strada tirò fuori dalla tasca due pere estive, di quelle verdi e dure che si mangiano solo a vent'anni. Le sgranocchiammo camminando.
«Hai piantato la tenda al Faro?».
«Tenda? Ho solo il sacco a pelo».
«È scomodo?».
«Ma pieno di stelle…».
Tornare con uno sconosciuto accese la miccia. Ma il processo iniziò solo quando Marco fu un puntolino in fondo allo stradello.
«Noi siamo pionieri della rivoluzione temprati al fuoco della lotta di classe. Noi serviamo il popolo, non ci facciamo portare lo zaino da uno sconosciuto».
«L'avevo conosciuto in battello…».
«Chiunque sfrutta e si arricchisce da parassita sul lavoro degli altri uomini commette reato».
«Reato?».
«Abbiamo sbagliato a portarti con noi. Non sei rieducabile» concluse Giovanni.
Presi la decisione a notte fonda. Arrotolai il sacco a pelo e il materassino, li agganciai allo zaino e me ne andai. Era una notte senza luna e avevo paura di perdermi, ma quando vidi lampeggiare il faro capii che ce l'avevo fatta. Lui era nel sacco a pelo a guardare le stelle.
«Sei scappata?».
«Io ho in testa i Beatles, loro le Guardie Rosse».
«Queste Guardie Rosse non le conosco, e per me i Rolling Stones sono meglio dei Beatles».
«Cosa dici? Pensa a Hey Jude…».
«Hey Jude è una lagna, vuoi mettere Satisfaction!».
La luce intermittente del faro illuminò baci e carezze. E poco più. Lui mi insegnò a nuotare a rana, a tuffarmi di testa e qualche altra cosa. I bozzoli dei sacchi a pelo furono un morbido argine, il lampo del Faro fu la luce di scena di un desiderio acerbo.
Rimasi con lui fino al giorno della partenza. Quando mi accompagnò al molo li vidi tutti in fila sulla passerella, Giovanni furente di gelosia.
«Grazie» sussurrai a Marco baciandogli il collo vicino all'orecchio.
«Mi viene facile salvare la gente. Quelli sono una setta, dimenticali. Ci sono molti modi di cambiare il mondo, trova il tuo».
Non rividi più Giovanni. Seppi in seguito che aveva abbandonato Servire il popolo ed era diventato professore di Storia moderna. Marco lo rincontrai a Rimini, aveva uno stabilimento balneare, una bella moglie e una nidiata di bambini. Quelli erano anni veloci. Presto Woodstock diventò preistoria, Mao un gadget pop e Paul Mc Cartney cominciò a non assomigliare più nemmeno alla più sfocata delle sue foto.
Io diedi retta al mio bel nuotatore: dimenticai quelle Guardie Rosse, scoprii il movimento studentesco, Marcuse, Philip Roth e il fumetto.
Quelli sì che mi sono serviti.