08/10/2025
Il Marocco ha raddoppiato i suoi terreni legalmente dedicati alla cannabis: da 2.169 a 4.751 ettari nel 2025.
Non è una misura spot, ma la prova concreta di una scelta lungimirante: oggi oltre 5.493 agricoltori possono operare in un quadro finalmente regolato.
Nel Rif — un’area montuosa e povera del nord del Paese, storicamente legata alla coltivazione della cannabis — questa riforma sta spezzando il legame tra criminalità, marginalità economica e abbandono rurale.
Parliamo di più di 4.000 licenze concesse per coltivazione, trasformazione, commercio e di una valorizzazione dell’intera filiera: cosmetica, integratori e compagnia cantante.
Ma attenzione: non è una riforma senza controllo. Le autorità marocchine hanno già revocato 111 licenze non conformi e moltiplicato le ispezioni (5.430 solo nel 2025) per garantire trasparenza e legalità.
Questa misura dimostra cosa significa davvero togliere alla criminalità il commercio della cannabis e portarlo alla luce della legge.
In Italia, invece, si pensa a vietare il CBD, che ha nemmeno l’efficacia drogante!
Abbiamo molto da imparare anche da un Paese come il Marocco, che è riuscito a superare il proibizionismo con coraggio e realismo.
Pensate a quanto indotto economico potrebbe generare la legalizzazione nei paesi spopolati del Sud Italia.
Ma il governo Meloni, evidentemente, preferisce lasciare questo settore nelle mani delle mafie.