20/03/2024
𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐫𝐢𝐠𝐠𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐨𝐞𝐯𝐨 𝐢𝐧 𝐓𝐨𝐬𝐜𝐚𝐧𝐚
Tra le colline senesi sorge un borgo tanto minuscolo quanto meraviglioso e celebre in tutto il mondo, Monteriggioni. La forza di questa piccolissima località è data in particolare dalle sue mura del XIII secolo, perfettamente conservate e che danno a Monteriggioni l’aspetto di un gioiello medievale rimasto cristallizzato nei secoli.
Per capire la storia di Monteriggioni bisogna tornare all’epoca dei comuni e alle continue lotte tra Siena e Firenze e tra guelfi e ghibellini. Curioso come la maggior parte delle meraviglie storiche affondino le radici in gu3rre e violenze insensate.
Monteriggioni sorge come castello tra il 1213 e il 1219 per iniziativa di tale Guelfo da Porcari, podestà senese dal nome poco promettente. Su una sorta di altopiano circolare dove sorgeva una fattoria longobarda (Monte Regis, da cui il nome), si edificano le poderose mura seguendo l’andamento del terreno.
All’epoca Monteriggioni non è esattamente il borgo accogliente che i turisti trovano oggi: le mura, punteggiate da torri lungo il camminamento, sono circondate da un ampio fossato riempito di carbone. La “carbonaia”, così si chiama, è pronta per essere incendiata in caso di attacco. Non solo, le porte sono corredate da pesanti saracinesche e – ma questo non è sicuro – c’è anche un ponte levatoio come nei castelli delle fiabe.
Mancano solo i coccodrilli, ma capite, con tutto quel carbone.
Il castello, reso praticamente inespugnabile dalle mura, presidia la via Francigena di cui fa parte tuttora ed è un baluardo nelle continue battaglie tra Siena e Firenze.
Monteriggioni vive secoli di violenza e la sua struttura è talmente proverbiale che anche Dante la cita nella sua Commedia, paragonando le torri ai giganti del ###I canto dell’Inferno:
“però che, come in su la cerchia tonda
Monteriggion di torri si corona,
così la proda che 'l pozzo circonda
torregiavan di mezza la persona
li orribili giganti, cui minaccia
Giove del cielo ancora quando tona”
Nel 1554, senza combattere, Monteriggioni viene ceduta al Marchese di Marignano, al servizio di Firenze, che l’anno dopo sconfiggerà Siena mettendo il punto all’epoca dei Comuni. Cosimo I de’ Medici, dando prova dell’infinita statura culturale della sua famiglia, fa d3portare gli abitanti di Monteriggioni a Firenze come schiavi.
Il borgo passa di mano in mano fino a oggi, ma tutto sommato da allora la sua vita è tranquilla. Oggi le guerre e le rivalità di campanile riguardano solo la cultura e il turismo, con Monteriggioni che si contende con altre località della regione la palma di perla del medioevo toscano.
Le sue torri, quattordici più una addossata alla cortina interna, offrono la possibilità di percorrere il camminamento e di sentirsi come le guardie che le misuravano in lungo e in largo in attesa di possibili attacchi: ah, la bella vita di una volta all’aria aperta, aspettando di beccarsi una freccia in pieno petto! Il panorama che si gode da lì – e che ora ci si può godere senza timore di essere squartati – è giustamente famoso e spazia dal Chianti alla Montagnola Senese.
Il borgo è minuscolo e si visita in breve tempo; notevole la chiesa romanico-gotica di Santa Maria Assunta e le porte, oltre alla Villa di Stomennano e a diverse strutture visibili nelle vicinanze del borgo.
Se invece cercate la splendida villa e la cripta degli Ass*ssini della famiglia Auditore be’, tornerete a mani vuote: esistono solo nella saga di “Assassin’s Creed”, in cui Monteriggioni è ricostruita con qualche licenza.
Dalla pagina Andrea La Rovere