Libreria Farfalla

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16/11/2025
11/11/2025
25/12/2024

Vi proclamo una poesia affinchè il Natale non abbia fine stasera!

30/11/2024

“Evelina e le fate” di Simona Baldelli
Recensione a cura di Rosanna Lanzillotti

“Evelina e le fate” dell´autrice italiana Simona Baldelli sembrerebbe dal titolo una favola per bambini, invece tutto è tranne che una lettura per fanciulli.
Evelina è la protagonista di un unico racconto ambientato negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, tra le
meravigliose terre di due regioni che vanno a fondersi tra loro, le Marche e la campagna Romagnola, permettendo da lontano di riconoscere una luce di speranza verso l´infinito del mare.
La protagonista del romanzo di Simona Baldelli guarda il mondo con gli occhi dell´innocenza e stenta a riconoscere il bene dal male. Può vedere cose e persone che gli altri non vedono e che solo pochi eletti possono riconoscere tra un evento e l´altro del mondo reale. E´ così che la sua stessa esistenza si fonde con quella delle sue fate, la Nera e la Scèpa, pronte a guidarla e proteggerla nella grande avventura di vita che l´attende oltre la quotidianità familiare fatta di dura saggezza e tradizioni contadine che arricchiscono l´intera narrazione.
Il suo mondo è fatto di fate e principesse in un´epoca storica in cui il popolo italiano si era diviso tra antichi vincitori, ormai vinti, seppur a stento ancora disumani aguzzini, e i partigiani, uomini e donne pronti a riportare la madre patria alla quasi ormai dimenticata libertà di pensiero e azione. Non mancano neanche coloro che Dante Alighieri, nella Divina Commedia, avrebbe definito “Gli ignavi”, coloro che inseguono una bandiera senza stemma. Sono loro, gli sfollati, che appaiono tra la neve come macchie di fumo pronti a consolidarsi in corpi umani che a fatica si avvicinano alla dimora della famiglia di Evelina, pronta ad accoglierli, a determinare buona parte degli eventi che caratterizzeranno quasi l´intero racconto. Un racconto arricchito da un linguaggio stilistico letterario definibile né dialettale né come sottolingua. E´semplicemente e ricercatamente diverso, a volte quasi incomprensibile anche per coloro che conoscono molto bene la lingua italiana, ma che dona una nota armoniosa all´intero nucleo narrativo. Questo è un espediente letterario oserei dire raro, se non addirittura unico, nel suo genere. L´uso di frasi non italiane, ma neppure dialettali o straniere fa sì che oltre a sollecitare la curiosità del lettore nel proseguire la lettura, si realizzi una insolita scorrevolezza sintattica. Lo stile letterario di Simona Baldelli si rivela sinteticamente profondo nel suo evolversi narrativo e privo di inutili dettagli decorativi. L´autrice sa rendere ognuno dei suoi personaggi un elemento insostituibile per tutto il racconto.
Le fate, la Nera e la Scèpa, che guidano e proteggono Evelina e coloro che la amano, come anche la principessa ebrea, sono le luci di speranza e saggezza che, insieme alla figura del padre, donano una grande nota di umanità durante un´epoca in cui di umano era rimasto ben poco.
“Evelina e le fate” di Simona Baldelli è un romanzo che penetra nel sangue, attraverso le vene che pulsano nell´anima di coloro che si addentrano nell´apparente mondo immaginario ed innocente di Evelina.

13/04/2024

“Eh poi boh …
Monologhi di una giovane in-coscienza” di Marinella Mariani
Recensione a cura di Rosanna Lanzillotti

L’autrice apparentemente emergente Marinella Mariani ci offre ancora una volta l’opportunità di riflettere e godere delle sue capacità letterarie e soprattutto comunicative.
La conosciamo con una precedente opera dal titolo “La luna e il lupo tra passato e presente” scritto e pubblicato diversi anni fa che si diversifica completamente dallo scritto che ho il piacere di recensire.
In questa nuova opera dal titolo
“Eh poi boh …
Monologhi di una giovane in-coscienza”
Marinella Mariani esprime le sue innate capacità introspettive elaborando una serie di monologhi chiari e diretti. E´come seguire le linee di un labirinto mentale dai colori lucidi e così evidenti tanto che nulla può essere frainteso.
Ci conduce nel labirinto più profondo della mente umana, soprattutto femminile, intessendo una serie di pensieri che sembrano esplicare le riflessioni più naturali, ma anche più difficilmente assimilabili dallo stesso pensante. Leggendo i suoi monologhi sembra di ritrovarsi in un bosco colmo di alberi pieni di rami che si intrecciano tra loro, si incontrano, si respingono e allo stesso tempo si sostengono. Le sue frasi sono come le foglie su questi rami, composte da parole paragonabili ai brevi pensieri che inaspettatamente riempiono le pagine di quest’opera e introducono profonde riflessioni.
Marinella Mariani non perde mai di vista la sua esperienza letteraria che senza inutili complicanze mette a disposizione del lettore. La tecnica linguistica usata dall’autrice permette a qualsiasi genere di lettore di cogliere il significato del pensiero proprio espresso da una mente sana e alla ricerca di una luce incontrastante tra il cervello e la membrana che lo contiene. Tra i vari aspetti che colpiscono il lettore vi è la chiarezza terminologica e la forte capacità di esprimere i sentimenti e i pensieri dei protagonisti con un filo narrante che appare come una luce tenue pronta ad accogliere le sensazioni di colui che legge.
L’uso di una terminologia inconsciamente semplice e allo stesso tempo assai appropriata da parte dell’autrice, fa sì che i protagonisti di questi monologhi si rivelino parte sempre attiva ed integrante di ciò che, quasi con distacco e competente analisi del riflettere umano, viene espresso dalla scrittrice ed avvertito anche dal lettore più distratto. Colui che legge non può perdersi tra i meandri più nascosti del pensiero scritto poiché troverà sempre una via di uscita. Riflessioni che danno spazio alla fantasia e alla ricerca di nuove e diversificate possibilità di soluzione del pensiero umano attraverso lo sviluppo di una “coscienza e in-coscienza”. La mente e il cervello sono come due compagni di viaggio che non possono allontanarsi o dissociarsi. Si ha la sensazione di ritrovarsi nel bel mezzo di un’avventura piena di improvvise soste quasi obbligate per riprendere fiato e proseguire insieme. Quasi un po’ stanchi, ma mai annoiati, le righe di questa opera scorrono sotto gli occhi del lettore come l’acqua di un ruscello pronto a mostrarsi in tutta la sua freschezza e a riprendere quota nelle parole di chi come Marinella Mariani sa trovare sempre una nota di rinascita: “Eh poi boh …” Questo dubbio costante che ci tiene svegli.
Dedicato a chi ha voglia di non annoiarsi!

“Come fossi solo”di Marco Magini (Ed. Giunti)Recensione a cura di Rosanna Lanzillottiwww.rosalunarecensioni.deSrebrenica...
13/04/2024

“Come fossi solo”
di Marco Magini (Ed. Giunti)
Recensione a cura di Rosanna Lanzillotti
www.rosalunarecensioni.de
Srebrenica 12, 13, 14, 15, 16 luglio 1995:
Srebrenica è una cittadina della ex Jugoslavia nella quale dal 12 al 16 luglio 1995 vennero uccisi tra gli 8.000 e i 10.000 musulmani bosniaci.
Un cuore strappato al suo corpo per una guerra che molti hanno ignorato mentre si svolgeva ed ora volutamente dimenticata perché ce ne sono troppe di guerre su questo nostro pianeta chiamato Terra.
Eppure c’è qualcuno che non vuole scordare quegli anni nei Balcani che tra il 1993 ed il 1995 hanno fatto la storia di più Nazioni. Una storia definibile fratricida che di rado lasciava spazio alla pietà e all’umanità.
Marco Magini, autore di quest’opera struggente e quanto mai reale, riesce a donare voce a questo capitolo di storia che tra tanti partecipanti ha riconosciuto un unico colpevole.
Le sue parole scorrono tra le righe creando frasi in grado di dare un suono a sé stesse. E`come se si leggesse a voce alta. Si ascoltano le riflessioni, i pensieri dei soldati, dei civili che vennero sterminati e le urla soffocate di chi è stato stuprato.
Non si trovano parole meno dure, di quelle che usa l’autore, per descrivere la forza avvolgente che esprime la loquacità letteraria dello scrittore nell’esplicare gli avvenimenti accaduti durante questa guerra. Con le sue parole, accuratamente scelte, egli rispetta il silenzio della paura davanti al nemico che sino al giorno precedente era stato compagno di giochi o di semplici chiacchierate al bar.
Lo scrittore dona forma e suono alle parole dei suoi protagonisti descrivendo le loro riflessioni ed espressioni nei minimi particolari. Non teme la reazione di un lettore sensibile ad atti di violenza poiché lui stesso non si spaventa nel riportare fatti realmente accaduti nella loro più evidente nudità.
È come se le storie narrate in quest’opera penetrassero letteralmente nell’oscurità dell’ignoto della mente umana come solo la follia dell’odio verso un altro essere umano sa fare. Le sue parole continuano ad essere taglienti come lame ben affilate. La sua spiccata capacità letteraria lo rende attore protagonista dei suo stessi personaggi.
Drazen diventa l’unico colpevole tra tanti responsabile di questa strage. I giudici del Tribunale Internazionale, così come le donne che fanno parte di questa coreografia, divengono l’ossigeno di questo romanzo definibile anche come saggio.
Marco Magini dona ad ognuno un’anima unica ed insostituibile come un vento gelido che spezza il respiro.
Grazie alla sua capacità espressiva tecnicamente inquieta e al saper elaborare scorrevolmente la sua loquacità letteraria, lo scrittore crea periodi linguistici pronti a colpire al cuore proprio lì dove batte. Lì dove il lettore crede di aver chiuso il capitolo di una situazione narrata e poter riprendere fiato si deve ricredere.
In questa opera non vi è spazio per le pause. Il tempo scorre come in una clessidra che lo spettatore stesso non può bloccare.
Gli eventi storici scorrono tra le righe di “Come fossi solo” come l’acqua di un fiume in piena con striature rosso sangue e macchie di innocente trasparenza.
Lo scrittore ha decisamente dato l’occasione a chi ha perso non solo la vita, ma anche la dignità sopravvivendo, di risorgere ed espiare le proprie colpe. In parte ha voluto salvare anche chi forse, agli occhi di qualcuno, poteva non meritarlo.
Marco Magini ha voluto dare un volto e un nome, così come un senso ideologicamente umano a ciò che è accaduto durante gli anni di questa guerra e durante il processo presso il Tribunale Internazionale per i crimini di guerra. Un senso chiaro e limpido come l’acqua di un mare privo di onde che ci conduce a credere che nessun egoismo, nessuna rabbia o sete di potere può giustificare una guerra.
Niente e nessuno dovrebbe permettere al genere umano di non potersi più guardare allo specchio a testa alta e con rispetto di sé stessi.
Quest’ opera è rivolta e consigliata vivamente a tutti colori che ancora si illudono che la guerra possa condurre alla pace.

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