30/11/2024
“Evelina e le fate” di Simona Baldelli
Recensione a cura di Rosanna Lanzillotti
“Evelina e le fate” dell´autrice italiana Simona Baldelli sembrerebbe dal titolo una favola per bambini, invece tutto è tranne che una lettura per fanciulli.
Evelina è la protagonista di un unico racconto ambientato negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, tra le
meravigliose terre di due regioni che vanno a fondersi tra loro, le Marche e la campagna Romagnola, permettendo da lontano di riconoscere una luce di speranza verso l´infinito del mare.
La protagonista del romanzo di Simona Baldelli guarda il mondo con gli occhi dell´innocenza e stenta a riconoscere il bene dal male. Può vedere cose e persone che gli altri non vedono e che solo pochi eletti possono riconoscere tra un evento e l´altro del mondo reale. E´ così che la sua stessa esistenza si fonde con quella delle sue fate, la Nera e la Scèpa, pronte a guidarla e proteggerla nella grande avventura di vita che l´attende oltre la quotidianità familiare fatta di dura saggezza e tradizioni contadine che arricchiscono l´intera narrazione.
Il suo mondo è fatto di fate e principesse in un´epoca storica in cui il popolo italiano si era diviso tra antichi vincitori, ormai vinti, seppur a stento ancora disumani aguzzini, e i partigiani, uomini e donne pronti a riportare la madre patria alla quasi ormai dimenticata libertà di pensiero e azione. Non mancano neanche coloro che Dante Alighieri, nella Divina Commedia, avrebbe definito “Gli ignavi”, coloro che inseguono una bandiera senza stemma. Sono loro, gli sfollati, che appaiono tra la neve come macchie di fumo pronti a consolidarsi in corpi umani che a fatica si avvicinano alla dimora della famiglia di Evelina, pronta ad accoglierli, a determinare buona parte degli eventi che caratterizzeranno quasi l´intero racconto. Un racconto arricchito da un linguaggio stilistico letterario definibile né dialettale né come sottolingua. E´semplicemente e ricercatamente diverso, a volte quasi incomprensibile anche per coloro che conoscono molto bene la lingua italiana, ma che dona una nota armoniosa all´intero nucleo narrativo. Questo è un espediente letterario oserei dire raro, se non addirittura unico, nel suo genere. L´uso di frasi non italiane, ma neppure dialettali o straniere fa sì che oltre a sollecitare la curiosità del lettore nel proseguire la lettura, si realizzi una insolita scorrevolezza sintattica. Lo stile letterario di Simona Baldelli si rivela sinteticamente profondo nel suo evolversi narrativo e privo di inutili dettagli decorativi. L´autrice sa rendere ognuno dei suoi personaggi un elemento insostituibile per tutto il racconto.
Le fate, la Nera e la Scèpa, che guidano e proteggono Evelina e coloro che la amano, come anche la principessa ebrea, sono le luci di speranza e saggezza che, insieme alla figura del padre, donano una grande nota di umanità durante un´epoca in cui di umano era rimasto ben poco.
“Evelina e le fate” di Simona Baldelli è un romanzo che penetra nel sangue, attraverso le vene che pulsano nell´anima di coloro che si addentrano nell´apparente mondo immaginario ed innocente di Evelina.