12/05/2026
Sapevate che tutte le nostre conversazioni, messaggi, foto e video viaggiano fisicamente sul fondo dell’oceano, dentro cavi sottomarini spessi quanto un polso? No? Nemmeno noi…
Twist parte da questa realtà sorprendente per raccontare un giornalista irlandese in crisi creativa che si imbarca su una nave specializzata nella riparazione di questi cavi, diretta verso la costa africana. Quello che doveva essere un breve reportage diventa un viaggio lungo mesi, in mezzo all’oceano, con un equipaggio di persone segnate dalla vita — e un subacqueo, Conway, misterioso e affascinante come le profondità in cui si immerge.
McCann costruisce una storia che sembra parlare di tecnologia ma in realtà parla di noi: di quanto sia difficile creare connessioni autentiche anche quando siamo costantemente raggiungibili. Siamo collegati, certo. Ma ci sentiamo davvero vicini?
Cosa ci ha convinto: la scrittura poetica, il crescendo di tensione, il personaggio di Conway, i rimandi a Conrad e al colonialismo — stavolta digitale. E quella sensazione di non sapere mai fino in fondo chi stai leggendo davvero.
Cosa ci ha convinto meno: Fennell, il narratore. Invadente, ossessivo, un po’ morboso. Uno di quei personaggi che vorresti scuotere per le spalle ogni tre pagine. Detto questo… probabilmente era esattamente quello che l’autore voleva.
Voti altissimi per copertina e anche per stile e storia.