Gli sfogliati

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"Un tempo gli uomini consegnarono il pensiero alle macchine nella speranza di essere liberi. Ma questo permise soltanto ...
08/06/2026

"Un tempo gli uomini consegnarono il pensiero alle macchine nella speranza di essere liberi. Ma questo permise soltanto ad altri uomini, con le loro macchine, di asservirli."

Frank Herbert, "Dune".

«Dicono che un asino è un cavallo quando vogliono venderlo, e che un cavallo è un asino quando vogliono comprarlo. E que...
06/06/2026

«Dicono che un asino è un cavallo quando vogliono venderlo, e che un cavallo è un asino quando vogliono comprarlo. E questo per la furbizia! Ma la vecchia donna che, la sera prima del viaggio, pone con la sua mano rozza un fascio di fieno in più davanti al mulo; il navigante che, acquistando le provviste, pensa alle bonacce e alle tempeste; il bambino che si ficca in testa il berretto quando lo hanno convinto che pioverà, tutti costoro sono la mia speranza: perché tutti credono al valore degli argomenti.

Sì: io credo alla serena supremazia della ragione tra gli uomini. A lungo andare, non le sanno resistere. Non c’è uomo che possa starsene inerte a guardarmi, quando io (prende in mano un sasso e lo lascia cadere a terra) lascio cadere un sasso e dico: questo sasso non cade. Non c’è essere umano in grado di far questo. Troppo grande è il potere di seduzione che emana dalla prova pratica; i più cedono subito, e alla lunga tutti.

Il pensare è uno dei massimi piaceri concessi al genere umano.»

Bertolt Brecht, "Vita di Galileo", Einaudi 1963.

Uno dei pregi della migliore fantascienza è la capacità di parlare del presente fingendo di parlare del futuro. In quest...
04/06/2026

Uno dei pregi della migliore fantascienza è la capacità di parlare del presente fingendo di parlare del futuro. In questo passo Asimov smonta con elegante ferocia il linguaggio della politica: sottoposto a un analisi linguistico-matematica, il lungo discorso di un importante diplomatico si rivela composto da una quantità impressionante di parole e da una quantità trascurabile di contenuti.
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“Hardin si appoggiò allo schienale della poltrona. «Questa è la parte più interessante di tutta la storia. La prima volta che ho incontrato lord Dorwin l’ho considerato un perfetto somaro. Si è rivelato invece il diplomatico più preparato dell’impero e un uomo intelligentissimo. Mi sono preso la libertà di registrare tutte le sue affermazioni.»

Ci fu un mormorio di indignazione, e Pirenne aprì la bocca, scandalizzato.

«Perché vi sorprendete?» chiese Hardin. «Mi rendo conto di aver commesso un’azione contraria alle regole dell’ospitalità, una cosa che nessun gentiluomo farebbe mai. Devo anche riconoscere che se milord se ne fosse accorto, le conseguenze sarebbero state spiacevoli. Ma non è successo, e io ho la registrazione. Questo è tutto. L’ho fatta trascrivere e l’ho spedita a Holk perché l’analizzasse.»

«E dov’è il risultato dell’analisi?» domandò Lundin Crast.

«Qui veniamo al punto più interessante. Quest’ultima analisi è stata la più difficile delle tre. Quando Holk, dopo due giorni di duro lavoro, è riuscito a eliminare ogni affermazione priva di significato, le parole incomprensibili, gli aggettivi inutili, in breve tutto ciò che era irrilevante, scoprì che non era rimasto niente. Aveva cancellato tutto. Signori, in cinque giorni di discussioni, lord Dorwin non ha detto assolutamente nulla, ed è riuscito a fare in modo che voi non ve ne accorgeste. (…)»”

Isaac Asimov, "Prima fondazione" (1951).

L'”Antologia di Spoon River” è una raccolta di poesie dello scrittore statunitense Edgar Lee Masters, pubblicata tra il ...
04/06/2026

L'”Antologia di Spoon River” è una raccolta di poesie dello scrittore statunitense Edgar Lee Masters, pubblicata tra il 1914 e il 1915. L'opera è considerata un classico della letteratura americana per la sua originalità strutturale e per la capacità di descrivere la complessità dell'esistenza umana attraverso le voci di chi non c'è più.

Il libro è composto da oltre duecento componimenti in versi liberi. Ogni poesia è presentata come l'epitaffio di un cittadino dell’immaginario paese di Spoon River, situato nelle campagne del Midwest americano. A parlare sono i defunti stessi, che dalla prospettiva della tomba raccontano senza filtri la propria esistenza. Dare la parola ai morti consente a Masters di superare le convenzioni sociali e di dire liberamente ciò che in vita era stato taciuto.

Le storie dei personaggi si intrecciano senza seguire una trama lineare, componendo un affresco corale della vita di provincia. I temi ricorrenti - l'ipocrisia sociale, i sogni infranti, l'amore nelle sue forme più scomode, la corruzione - emergono da voci individuali che insieme formano un ritratto collettivo. Quasi tutti i personaggi, quali che siano stati i loro vizi o le loro virtù, risultano in qualche modo dei falliti. Solo le anime semplici, secondo Masters, riescono davvero a trionfare della vita.

Come osserva Fernanda Pivano nella prefazione, la vera innovazione dell'opera sta nella dimensione della memoria: i defunti non descrivono ciò che il villaggio è stato, ma ciò che di quel villaggio hanno vissuto e ricordato. Il protagonista vero dell'Antologia non è nessuno dei personaggi, ma il tempo stesso - la stessa scoperta che, negli stessi anni, stavano compiendo in Europa Proust e Joyce.

L'Antologia arrivò in Italia nel 1943 grazie a Fernanda Pivano, incoraggiata da Cesare Pavese. Per aggirare la censura fascista, si racconta che Pavese la presentò non come poesia americana ma come i pensieri di un improbabile "San River". Quello che è certo è che la Pivano venne in seguito fermata dalla polizia fascista. Negli anni successivi l'opera divenne molto popolare anche grazie a Fabrizio De André, che nel 1971 ne trasse ispirazione per l'album “Non al denaro non all'amore né al cielo”.

L'Antologia di Spoon River risulta sempre attuale perché pone domande che non possono trovare una risposta definitiva: cosa rimane di una vita vissuta per le aspettative altrui? Scegliendo di far parlare i morti - che non hanno più nulla da perdere né da fingere - Masters costruisce non un monumento alla morte, ma un atto d'accusa contro la mediocrità di una vita conformista.

«Gli scrittori avvertono il cambiamento prima che le cose cambino. Sanno raccontare il futuro prima che si possa immagin...
03/06/2026

«Gli scrittori avvertono il cambiamento prima che le cose cambino. Sanno raccontare il futuro prima che si possa immaginarlo. Vincono battaglie civili quando il mondo è ancora oppresso. Scandagliano l’animo umano per chi, da solo, non sarebbe in grado di farlo.

Raccontano quello che ci accade intorno prima che intervenga la Storia. Usano forme diverse – romanzi, racconti, poesia, saggi, lettere, diari – che rispecchiano il loro modo di sentire e quello dell’umanità intera.

Questo omaggio è dedicato a loro.»

Antoine Volodine, “Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima”. Edizioni 66thand2nd.

“Credo che ogni romanziere abbia un suo preciso lettore ideale; che in vari momenti durante la stesura di una storia lo ...
02/06/2026

“Credo che ogni romanziere abbia un suo preciso lettore ideale; che in vari momenti durante la stesura di una storia lo scrittore pensi: Chissà che cosa dirà quando leggerà questo pezzo? Per me quel primo lettore è mia moglie Tabitha.

In questo ruolo è sempre stata estremamente comprensiva e solidale. La sua reazione positiva a libri difficili come Mucchio d'ossa (il mio primo romanzo con un nuovo editore dopo un rapporto ventennale con la Viking, guastatosi per uno stupido battibecco di carattere economico) e a libri dal contenuto relativamente controverso come Il gioco di Gerald, mi è stata indispensabile. Ma è anche adamantina quando vede qualcosa che le sembra sbagliato. In quei casi, me lo fa sapere forte e chiaro.

Come critica e prima lettrice, spesso Tabby mi fa pensare a qualcosa che lessi su Alma Reville, la moglie di Alfred Hitchcock. Alma era l'equivalente della prima lettrice, nel caso di Hitch, un censore dall'occhio vigile che rimase del tutto insensibile alla crescente fama del maestro della suspense come auteur. Per fortuna di lui. Se Hitch dice che vuole volare, Alma risponde: «Prima mangia le tue uova».

Poco dopo aver finito di montarlo, Hitchcock mostrò Psyco ad alcuni amici. Ne furono entusiasti e dichiararono che era un capolavoro della suspense. Alma attese che avessero tutti detto la loro, poi dichiarò con fermezza: «Non lo puoi far uscire così».

Calò un silenzio di pietra nel quale parlò il solo Hitchcock, che chiese spiegazioni alla moglie. «Perché», rispose lei, «Janet Leigh deglutisce quando dovrebbe essere morta.» Era vero. Hitchcock non polemizzò esattamente come non polemizzo io quando Tabby mi fa notare una svista. Si accendono dibattiti tra noi due su vari aspetti del libro e ci sono casi in cui respingo la sua opinione su questioni soggettive, ma quando mi coglie in fallo, lo so, e ringrazio Dio di avere vicino qualcuno che mi avverte che ho la patta aperta prima che esca di casa.”

Stephen King, “On writing, autobiografia di un mestiere”.

"Sono anni ormai che a casa non leggo più un libro, mentre qui nella Sala Bordone ne ho già letto centinaia di libri, il...
30/05/2026

"Sono anni ormai che a casa non leggo più un libro, mentre qui nella Sala Bordone ne ho già letto centinaia di libri, il che non significa però che qui nella Sala Bordone io abbia letto da cima a fondo tutti questi libri, io in vita mia non ho mai letto un solo libro da cima a fondo, il mio modo di leggere è quello di uno sfogliatore di grande talento, cioè di un uomo che preferisce sfogliare piuttosto che leggere, e che perciò sfoglia dozzine, qualche volta centinaia di pagine, prima di leggerne una; ma quando quest’uomo legge una pagina, la legge con una profondità ineguagliabile e con la più intensa passione per la lettura che si possa immaginare.

Lei deve sapere che io, più che un lettore, sono uno sfogliatore, che amo lo sfogliare non meno del leggere, che nella mia vita ho sfogliato milioni di pagine in più di quante ne abbia lette, ma che sfogliando ho sempre provato una gioia e un piacere intellettuali pari, se non superiori, a quelli che ho provato leggendo.

È senz’altro meglio, di un libro di quattrocento pagine, leggere solamente tre pagine, ma leggerle in profondità, mille volte più in profondità di come le legge il lettore normale, che legge tutto, ma neanche una pagina, diceva, la legge in profondità.
È meglio leggere dodici righe di un libro con la massima intensità e penetrarne, possiamo dire, il senso profondo, piuttosto che leggere tutto il libro come il lettore normale, che alla fine conosce il libro che ha letto come uno che viaggia in aereo conosce il paesaggio che sorvola. Non ne percepisce neppure i contorni.

Così oggi tutti quanti leggono ogni cosa a vol d’uccello, leggono tutto e non conoscono niente.
Io entro in un libro e ad esso mi abbandono anima e corpo, cerchi di immaginare, mi abbandono a una pagina o due di un’opera filosofica come se stessi entrando in un paesaggio, nella natura, in un edificio solenne, in un dettaglio del globo, se vuole, come per penetrare completamente questo dettaglio del globo non con la metà delle mie forze e del mio ardore, bensì per indagarlo a fondo, e poi, una volta indagatolo in ogni dettaglio, trarne ogni possibile conclusione con la massima profondità di cui sono capace.

Chi legge tutto non ha capito niente, diceva.
Non è necessario leggere tutto Goethe, neppure Kant è necessario leggerlo tutto, e neppure Schopenhauer; qualche pagina del Werther, qualche pagina delle Affinità elettive, e alla fine di questi due libri ne sappiamo di più che dopo averli letti dalla prima pagina all’ultima, ciò che comunque ci priverebbe del più puro piacere della lettura.

Ma per imporsi questa drastica autolimitazione sono necessari un tale coraggio e una tale forza d’animo che solo assai di rado ci si può riuscire e che persino noi ci riusciamo solo raramente; come il divoratore di carne, l’uomo che legge è di una voracità assolutamente rivoltante, e se il divoratore di carne si rovina lo stomaco e la salute nel suo insieme, lui, l’uomo che legge, si rovina la mente e l’intera esistenza intellettuale."

Thomas Bernhard, "Antichi Maestri". Adelphi Edizioni 2019.

Pubblicato nel 1980, “Una pietra sopra” raccoglie oltre vent'anni di interventi, saggi e riflessioni di Italo Calvino. P...
29/05/2026

Pubblicato nel 1980, “Una pietra sopra” raccoglie oltre vent'anni di interventi, saggi e riflessioni di Italo Calvino. Più che un'antologia, è il bilancio di un intellettuale che rilegge criticamente il proprio percorso culturale e politico, misurandolo con le profonde trasformazioni che hanno attraversato l'Italia e il mondo nel secondo dopoguerra.

Nei testi raccolti emergono le diverse stagioni del pensiero calviniano: l'impegno civile degli anni Cinquanta, il confronto con le avanguardie letterarie e il dibattito politico degli anni Sessanta, l'interesse crescente per la scienza, la linguistica e la semiologia come nuovi strumenti di conoscenza. Fino alla consapevolezza, maturata con lucidità, che la realtà sfugge a ogni schema interpretativo unitario.

Il libro documenta così un passaggio decisivo: dalla fiducia nella possibilità di trasformare la società attraverso la letteratura a una visione più aperta e problematica, consapevole dei limiti di ogni sistema teorico. Calvino osserva come sia la società sia la letteratura resistano continuamente ai progetti che pretendono di racchiuderle in formule definitive, e da questa resistenza nasce la ricerca di strumenti conoscitivi più flessibili, capaci di misurarsi con la molteplicità dei fenomeni e con le contraddizioni del presente.

Il titolo stesso non allude a una rinuncia né a una chiusura definitiva. Indica piuttosto il gesto di chi si volta indietro per osservare il cammino compiuto, riconoscerne continuità e trasformazioni e comprendere meglio il punto a cui è giunto. Per questo il volume può essere letto come una sorta di autobiografia intellettuale: il racconto di un lungo dialogo con il proprio tempo, condotto attraverso la letteratura e la riflessione critica.

Italo Calvino, "Una pietra sopra". Mondadori 1995.

Alla vigilia della Prima guerra mondiale, Vienna è ancora una delle capitali culturali d’Europa: musica, filosofia, psic...
28/05/2026

Alla vigilia della Prima guerra mondiale, Vienna è ancora una delle capitali culturali d’Europa: musica, filosofia, psicoanalisi, arte e scienza convivono in un ambiente straordinariamente ricco. Ma sotto questa superficie elegante l’Impero austro-ungarico sta perdendo coesione. Le istituzioni appaiono stanche, la politica è inconcludente, i valori tradizionali non convincono più davvero nessuno. È in questo clima che Robert Musil ambienta L’uomo senza qualità, uno dei romanzi più ambiziosi e originali del Novecento europeo.

Musil lavorò all’opera per gran parte della sua vita senza riuscire a terminarla. I primi due volumi uscirono nel 1930 e nel 1933, mentre altri materiali furono pubblicati postumi. L’incompiutezza non è soltanto un fatto biografico: riflette il progetto stesso dell’opera, che tenta di rappresentare un mondo troppo complesso e contraddittorio per essere racchiuso in una forma definitiva.

Al centro del romanzo c’è Ulrich, uomo colto e brillantissimo, formato scientificamente, ma incapace di riconoscersi in un’identità stabile. Non è “senza qualità” perché mediocre: al contrario, percepisce troppe possibilità contemporaneamente e rifiuta di ridursi a un ruolo preciso, come invece fanno gli altri personaggi che popolano la società viennese. In lui Musil mette in scena una crisi profondamente moderna: la difficoltà di sapere chi si è quando le vecchie certezze stanno crollando.

È il ritratto di una civiltà al tramonto. Musil chiama ironicamente l’Impero “Kakania”, deformazione delle sigle burocratiche imperiali k.k. e k.u.k., ma anche allusione degradante a un sistema ormai svuotato di senso. Tutti parlano di progresso e valori universali mentre l’Europa si avvicina alla catastrofe del 1914. Il lettore, sapendo ciò che sta per accadere, avverte dietro l’ironia una tensione tragica costante.

Formatosi come ingegnere e poi dedicatosi alla filosofia e alla psicologia sperimentale, Musil porta nel romanzo una doppia tensione: da una parte la fiducia nel rigore razionale, dall’altra la consapevolezza che la vita eccede qualsiasi costruzione teorica. Per questo L’uomo senza qualità viene definito un “romanzo-saggio”: la narrazione si interrompe continuamente per riflettere su politica, matematica, morale e desiderio, senza mai offrire risposte definitive.

Più che raccontare una storia lineare, Musil costruisce un enorme laboratorio di idee sulla crisi della modernità europea. Ed è forse questo che rende il romanzo ancora attuale: la sensazione che il mondo continui a produrre possibilità, linguaggi e sistemi sempre più sofisticati, senza riuscire davvero a dare un senso stabile all’esperienza umana.

Robert Musil - L'uomo senza qualità - Einaudi 1965

“I nuclei mi hanno detto che le nostre intelligenze sono pazze. E con tutti i miliardi che abbiamo pagato tanto tempo fa...
28/05/2026

“I nuclei mi hanno detto che le nostre intelligenze sono pazze. E con tutti i miliardi che abbiamo pagato tanto tempo fa, quando le intelligenze artificiali erano un concetto piuttosto arrischiato.”
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Quando William Gibson scriveva queste righe in "Neuromante", era il 1984.
L’Intelligenza Artificiale apparteneva ancora soprattutto all’immaginario della fantascienza e il cyberspazio era un concetto quasi inesplorato.

"Neuromante" sarebbe diventato una delle opere fondative del Cyberpunk: un universo narrativo in cui il confine tra uomo e tecnologia si assottiglia progressivamente, le multinazionali esercitano un potere superiore a quello degli Stati e le IA iniziano a perseguire finalità proprie, cercando di oltrepassare i limiti imposti dai loro creatori.

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