06/07/2026
Nell’estate australe del 1980 mi trovavo in Argentina. Mi sarebbe molto piaciuto fotografare Borges, ma lo ritenevo un personaggio irraggiungibile. Ne parlai con gli amici che mi ospitavano.
Come se fosse la cosa più ovvia mi consigliarono di cercare sulla guida il suo numero di telefono e di chiamarlo spiegandogli cosa
desideravo. Borges rispose di persona e con grande naturalezza mi disse che mi aspettava a casa sua mezz’ora dopo. Non potevo credere alle mie orecchie.
Andai nel suo appartamento in Calle Maipu con un amico, anch’egli fotografo. Borges ci ricevette in modo affabile e cortese, ci fece visitare la sua casa, ci mostrò i quadri della sorella pittrice, alcuni oggetti che gli erano particolarmente cari e recitò per noi alcuni versi de “L’Orlando furioso”, poema che sosteneva di
conoscere per intero, a memoria, in italiano.
Era il primo pomeriggio e faceva molto caldo. La casa era immersa nella semioscurità, tutte le persiane erano abbassate e non era possibile fotografare con la luce ambiente. Ma poiché Borges era cieco non poteva rendersene conto né noi osammo dire alcunché al riguardo. Il gatto Beppo si aggirava inquieto
intorno al suo padrone. A un certo punto si mise a pancia all’aria ed io, con l’aiuto di un piccolo flash rivolto al soffitto, scattai questa immagine.
Tornai a fotografarlo in varie occasioni e una volta fu così amabile da concedermi un’intervista sul suo rapporto con la fotografia.
Tanto tempo dopo, a un giovane scrittore italiano, non molto noto ma piuttosto superbo, che al telefono rispose alla mia richiesta di fotografarlo: “Non le concederò più di quindici minuti” mi tolsi il gusto di rispondere: “Se Borges mi ha dedicato un pomeriggio, non perderò un quarto d’ora con Lei.
Paola Agosti
Itinerari. Il lungo viaggio di una fotografa (Postcart, 2023)
Professor Borges Lezioni di letteratura inglese (Adelphi, 2026)