Libreria Modernissima

Libreria Modernissima Libri e cose, libreria emotiva

La Libreria Modernissima nasce nel 1940 nel cuore del centro storico di Ravenna, a pochi passi dalla tomba di Dante e dalla chiesa di San Francesco.

29/12/2022
18/06/2022

Orario estivo☀️

La fotografia di Luigi Ghirri mi trasporta sempre dentro l'album della mia infanzia, quando facevo i capricci per le tre...
02/06/2022

La fotografia di Luigi Ghirri mi trasporta sempre dentro l'album della mia infanzia, quando facevo i capricci per le trecce. A consolarmi, c'era sempre mia nonna Lucia, con la sua vestaglia grembiule a fiorellini, i capelli bianchi sfumati d'azzurro che erano
una magia della parrucchiera Renata, magia che ogni sera proteggeva come un tesoro con una retina annodata sulla nuca, prima di coricarsi. La felicità era tuffarmi nel letto accanto a lei e sciogliere quel nodo per farla arrabbiare. In realtà, volevo solo scacciare i suoi pensieri tristi.
Lei, per farmi contenta fingeva di esserlo, arrabbiata. Alla fine, scoppiava in una grande risata, facendomi il solletico dappertutto. Poi mi raccontava della guerra e io mi addormentavo con un'immagine negli occhi che pian piano sfumava.
Questa foto, Luigi, l'ha scattata a due passi da casa mia. In questa foto sento tutta la speranza nella Repubblica di mia nonna Lucia.
Buona Festa della Repubblica🌷
piccola postilla:
siccome io non me la sento, lo potreste spiegare voi a mia nonna Lucia come siamo messi?
La foto é di Luigi Ghirri, 1986

IL MONDO TI ASPETTA🦕👧🏼🧒🏽Caro cucciolo,non importa se avrai trecce bionde o la pelle d’ambra,se vestirai bambole o insegu...
01/06/2022

IL MONDO TI ASPETTA🦕👧🏼🧒🏽
Caro cucciolo,
non importa se avrai trecce bionde o la pelle d’ambra,
se vestirai bambole o inseguirai dinosauri,
se t’incepperai sulle parole o faticherai con le tabelline.
Nel mondo ci sarà qualcuno che si prenderà cura di te e imparerà a parlare la tua lingua, ti prenderà per mano e farà una corsa nel vento a caccia di aquiloni.
E lo farà anche controvento, con la pioggia o con il sole.
Perché il mondo é fatto così, di pioggia e di sole.
Il mondo ti aspetta❤️
Questa scatola l’abbiamo composta per te, é piena di tesori, abbiamo scelto i materiali con cura, e anche le parole.
Per TE 🌈
Le nostre scatole per la nascita, nessuna identica all’altra, le trovate da noi, in Modernissima
Trovate qualche esempio nelle nostre storie di oggi🫶

Se non hai talento sta' sul vago e fuma la p**a, sembrerai comunque un intellettuale.“E’ un Bianciardi in purezza quello...
29/05/2022

Se non hai talento sta' sul vago e fuma la p**a, sembrerai comunque un intellettuale.
“E’ un Bianciardi in purezza quello che sgocciola dalle righe di questo manuale dedicato ai giovani, purché particolarmente privi di talento, che vogliano intraprendere la bella carriera dell’intellettuale. Suggerendo loro i vestiti e i gesti adeguati. Le strategie sulla conversazione in casa editrice o nei salotti, tra un whisky e l’altro. Meglio se con la p**a per fare fumo e nascondercisi dentro. Svelti nel dire e nel disdire. Capaci di stare sul vago in politica. Di non leggere libri, ne escono troppi, ma di farseli raccontare”.
Le parole sono di Pino Corrias che introduce questo sagace e ironico pamphlet di Luciano Bianciardi , scritto nel 1967 in sei puntate, pubblicate su ABC, settimanale di attualità di quei tempi.
Leggerlo stamattina é stato godimento puro.
A pagina 60 sono “morta”!
Se il giovane intellettuale si trovasse ad accogliere nella sua città un illustre scrittore, vada a prenderlo in stazione e mostri di conoscerne ogni piega.
Cito il seguito:
“Eviti assolutamente di chiedergli una copia
in regalo: è un errore che può squalificare per tutta la vita. Deve anzi dirgli così: «Ti dispiace se domattina passiamo in libreria? Vorrei una seconda copia del tuo romanzo, con la tua
firma. La voglio regalare a un'amica». Sono tutte cose che l'autore non dimentica, e anzi le racconta in giro: in provincia si legge con
estrema attenzione, si ha rispetto autentico per la letteratura, c'è persino un pubblico femminile che sta formandosi. Il libro con la
firma, naturalmente, verrà subito restituito al libraio: può benissimo esporlo in vetrina
aperto, che si veda la firma. Qualcuno lo comprerà”.
E mi raccomando, non leggete i libri, fateveli raccontare!

“E lì, in mezzo a quel nulla, sulla neve, mia madre cantava una canzone e piangeva”.É nevicato, quel giorno in Senegal e...
07/04/2022

“E lì, in mezzo a quel nulla, sulla neve, mia madre cantava una canzone e piangeva”.
É nevicato, quel giorno in Senegal e un bambino di 7 anni ricorda il canto di sua madre, il cadere lento dei fiocchi, la luce. Forse lei stava ricordando un altro tempo, un’altra neve.
Nel suo paese non nevica mai, non ha mai più ascoltato quella canzone.
Non ha mai più visto la neve, quella neve.
Ma quel canto lo ascolta, lo ascolta ancora. 🤍🌱
Torna, per Topipittori, Joanna Concejo con le sue illustrazioni che riescono sempre ad evocare quadri nella parete della memoria.
Con “L’anima smarrita” avevamo fatto un viaggio alla ricerca del nostro io interiore, ora affondiamo nell’infanzia e nel canto di una madre e ci riempie, di bellezza.
🌱 testi di Artur Scriabin
🌱 illustrazioni di
🌱 edizioni

Almeno due motivi per leggerlo. La scrittura di Yasmina Reza e questo punto di blu, così perfetto.Un blu straordinario c...
05/04/2022

Almeno due motivi per leggerlo.
La scrittura di Yasmina Reza e questo punto di blu, così perfetto.
Un blu straordinario che pennella vite dall’ insignificanza ordinaria, con quell’ironia che non distrugge ma che, al contrario, entra in empatia col gioco delle parti del gran teatro umano di cui Reza conosce così bene le pieghe. La sua eleganza stilistica registra ancora una volta le nostre nevrosi, lasciandoci sospesi sulle nuvole delle nostre domande.
Prende tre fratelli non più giovani, ne tratteggia i contorni e, a un mese dalla morte della loro madre, li spedisce tutti in gita ad Auschwitz.
Ed é qui, tra la camera a gas e il cimitero, in mezzo a orde di turisti “ in tenuta semibalneare, canottiere, sneakers colorate, pantaloncini, tutine, abitini a fiori", che implodono tutte le tensioni familiari.
Qui dove la sacralità della parola “memoria” viene ripulita dalla retorica e gli inciampi di una famiglia di origine ebrea assumono la loro forma più tragicomica.
Dialoghi tagliati come piccoli diamanti che raccontano la storia di una famiglia semplice e complessa, come tutte le famiglie che sopportiamo e che comunque continuiamo a tenere in vita, per restare in vita, in minuscoli camei della memoria. Come questo.
“Hanno piazzato la testiera del letto contro una parete laterale su cui era appeso Vladimir Putin in forma di calendario e intento ad accarezzare un ghepardo. Non vedeva più la finestra, il suo minuscolo e adorato fazzoletto di giardino, e guardava davanti a sé sfinita. Sembrava persa nella sua stessa camera. Il calendario era il regalo di una
badante russa. Mia madre aveva un debole per Putin, trovava che avesse gli occhi tristi”.

La nostalgia può essere cattiva.La nostalgia cattiva non è il passato in sé, ma é il nostro atteggiamento a fare la diff...
13/03/2022

La nostalgia può essere cattiva.
La nostalgia cattiva non è il passato in sé, ma é il nostro atteggiamento a fare la differenza, poiché ricrea un passato che non è reale. I bei ricordi vengono del tutto ripuliti dai loro aspetti negativi e diventiamo capaci di costruire ad arte un bel ricordo che ci affonda nel rimpianto.
Quando ci ostiniamo a non riconoscerci nel presente, il rimpianto si trasforma in idealizzazione del passato.
Così accadde in Bulgaria anche agli orsi danzanti dei rom, quando furono liberati dai loro addestratori e restituiti alla natura, ma liberi fino a un certo punto perché furono recintati nel parco di Belitsa.
Non sarebbero sopravvissuti alla libertà avendo vissuto tutta la vita in cattività e perso il naturale istinto di sopravvivenza, tanto da provare nostalgia per la mano ferma del loro padrone.
Orso danzante? Subito evoca un’immagine gioiosa, in realtà la parte più sensibile del corpo del cucciolo d’orso, il naso, veniva bucata per far passare l'holka, un anello di ferro cui attaccare la catena che avrebbe tenuto l’animale legato al padrone per tutta la vita. Nessuna gioia.
L’orso non ballava al ritmo della musica, ma al ritmo del dolore che gli procurava quell’anella.
Sulla metafora dell’orso, il reporter Witold Szablowski ha costruito questo libro-reportage che raccoglie storie di orsi, ma soprattutto testimonianze di uomini cui non é stato insegnato cosa farsene della libertà, tanto da provare nostalgia per i tempi in cui un “addestratore” prometteva loro di pensare a tutto. Una storia di orsi che racconta noi. E il presente.
“Stiamo nel nostro osservatorio, guardiamo come si comportano e cerchiamo di capire fino a che punto possiamo permettergli di essere aggressivi. Se hanno superato il limite o se possiamo dargli ancora un attimo perché si calmino.
Nel settore sentono la necessità di dividersi fra dominatori e dominati. Noi questo vorremmo evitarlo,
perché se un orso non si sente più maltrattato di un altro, agiterà un po' gli artigli, ruglierà un po', e la cosa finirà li”.
Ma se qualcuno si sentirà tiranneggiato, salterà addosso agli altri, perché gli orsi possono persino ammazzarsi.
Che libro🖤

Cartolina dal teatro: il monologo di Marco Antonio:”Amici, Romani, compatrioti, prestatemi orecchio; io vengo a seppelli...
06/03/2022

Cartolina dal teatro: il monologo di Marco Antonio:
”Amici, Romani, compatrioti, prestatemi orecchio; io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa; e così sia di Cesare. Il nobile Bruto v’ha detto che Cesare era ambizioso: se così era, fu un ben grave difetto: e gravemente Cesare ne ha pagato il fio. Qui, col permesso di Bruto e degli altri – ché Bruto è uomo d’onore; così sono tutti, tutti uomini d’onore – io vengo a parlare al funerale di Cesare. Egli fu mio amico, fedele e giusto verso di me: ma Bruto dice che fu ambizioso; e Bruto è uomo d’onore. Molti prigionieri egli ha riportato a Roma, il prezzo del cui riscatto ha riempito il pubblico tesoro: sembrò questo atto ambizioso in Cesare? Quando i poveri hanno pianto, Cesare ha lacrimato: l’ambizione dovrebbe essere fatta di più rude stoffa; eppure Bruto dice ch’egli fu ambizioso; e Bruto è uomo d’onore. Tutti vedeste come al Lupercale tre volte gli presentai una corona di re ch’egli tre volte rifiutò: fu questo atto di ambizione? Eppure Bruto dice ch’egli fu ambizioso; e, invero, Bruto è uomo d’onore. Non parlo, no, per smentire ciò che Bruto disse, ma qui io sono per dire ciò che io so. Tutti lo amaste una volta, né senza ragione: qual ragione vi trattiene dunque dal piangerlo? O senno, tu sei fuggito tra gli animali bruti e gli uomini hanno perduto la ragione. Scusatemi; il mio cuore giace là nella bara con Cesare e debbo tacere sinché non ritorni a me. Pur ieri la parola di Cesare avrebbe potuto opporsi al mondo intero: ora egli giace là, e non v’è alcuno, per quanto basso, che gli renda onore. O signori, se io fossi disposto ad eccitarvi il cuore e la mente alla ribellione ed al furore, farei un torto a Bruto e un torto a Cassio, i quali, lo sapete tutti, sono uomini d’onore: e non voglio far loro torto: preferisco piuttosto far torto al defunto, far torto a me stesso e a voi, che far torto a sì onorata gente.
Arte oratoria in cui l’elogio del traditore mira abilmente a rovesciare il giudizio di chi ascolta.
Approfondire le strategie della retorica è un antidoto contro la manipolazione.
Shakespeare aiuta😉

“Sogno di una scrittura che non faccia più rumore di un raggio di sole che urta un bicchiere d’acqua fresca”.Con questa ...
28/02/2022

“Sogno di una scrittura che non faccia più rumore di un raggio di sole che urta un bicchiere d’acqua fresca”.
Con questa frase Christian Bobin apre il suo “Un cigolio d’altalena”, un piccolo libro pubblicato da Sanpino Edizioni nella collana Kairoí, preziosi istanti di rivelazione.
E Bobin, ancora una volta, mi conduce lungo il sentiero per auscultare il mondo.
“Cara Sconosciuta,
l’estate è intollerante. Il sole spacca i vetri. La casa è malmessa. I libri spuntano ovunque, anche nei corridoi, come mendicanti esperti nel trovare il posto migliore. Avrei molte cose da fare, ma scriverti mi sembra la cosa più urgente. Ignoro chi tu sia. So solo che ci sei sempre stata, dal momento in cui ho dato la mano alla scrittura. Tu sei la mia vita assente che viene a mangiare dalla mia mano destra.
In un monastero zen, ogni monaco, alla fine del pasto, lascia qualche chicco di riso nel piatto per gli uccelli. La scrittura è questo gesto.
Ryökan diceva che non gli piaceva la cucina dei cuochi, la calligrafia dei calligrafi e la poesia dei poeti. Non ho mai messo piede in Giappone, ma conosco molto bene questo paese. Lo conosco attraverso la goccia d'acqua di un silenzio che scintilla sulle piastrelle di una poesia di Ryökan.
Ryökan si è nutrito di Dogen che ha vissuto secoli prima di lui. Dogen diceva che i
fiumi e le montagne sono la via del cuore. Lo diceva a modo suo. I fiori gli confidavano cose incredibili. Sui bordi dello stagno di Saint-Serhin, ci sono dei fiori arancioni chiamati «dormienti». Noi siamo il loro sogno. Ci sono anche delle campanule che tengono discorsi con una dolcezza che impaurisce. Non credo a quel che mi viene detto. Credo al modo in cui mi viene detto”.
Credo al modo in cui mi viene detto.
In questo, con il sentire a pezzi, anche oggi credo. 🖤

“É sconvolgente come, alle volte, la portata simbolica di un evento del tutto casuale si applichi perfettamente alla tua...
21/02/2022

“É sconvolgente come, alle volte, la portata simbolica di un evento del tutto casuale si applichi perfettamente alla tua vita.
Ecco cosa pensava Lorna Mott quando chiese a Monsieur Jasse di fermare il taxi per percorrere a piedi il tratto di strada che si
affacciava sul cimitero di Pont-les-Puits. Quella mattina in paese non si parlava d'altro: durante il violento acquazzone della notte precedente, il camposanto era stato spazzato via e trascinato, come da un predatore notturno invisibile, per cinquecento metri lungo il pendio della collina. Lì, al risveglio, gli abitanti di Pont-les-Puits avevano scoperto, attoniti, monticelli vischiosi di infida argilla, bare sventrate, pietre tombali frantumate, cadaveri e ossa. Solo le lapidi più antiche erano rimaste al loro posto, svettando, con imperturbabile decoro, su quel caos sacrilego.
Lorna avrebbe lasciato Pont-les-Puits portando con sé quell'immagine infausta, monito e promemoria del fatto che l'imprevisto è sempre dietro l'angolo. La sua partenza - o meglio la sua fuga, perché è così che la vedeva ora - era stata impulsiva e insieme premeditata. Quando fu al sicuro, sul treno per Lione, riuscì ad d ammettere che, pure se inconsciamente, pensava già un po’ a un futuro in California senza suo marito, Armand-Loup”.
La scena iniziale é perfetta.
Lorna ha deciso, lascerà quel donnaiolo di suo marito “tutto sesso, cassoulet e Bordeaux”, lascerà la Francia per tornare a San Francisco e dimostrare che é possibile ricominciare a qualsiasi età .
Il simbolismo dello sconquasso del cimitero non le é sfuggito.
É tempo di andare via da quel piccolo villaggio dove tutto é inamidato e tornare nel sogno americano, più congeniale al suo temperamento.
É tempo di raddrizzare la sua carriera di accademica e di riconnettersi con i tre figli nati dal suo primo matrimonio.
Ma l’America che l’aspetta non assomiglia più a quella che lei ricorda, la crisi finanziaria le ha stravolto i connotati.
Così, nel precario equilibrio fra commedia e tragedia, fra Stati Uniti e Francia, fra passato e futuro, Diane Jhonson dipinge con mano leggera, ma mai banale, il ritratto del mondo in cui ci dimeniamo.
“Se sei in un angolo, illuminalo”.

«Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre ...
16/02/2022

«Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie».
“Ero arrivato all’età in cui ci si domanda cosa si è fatto della propria vita, cose se ne sarebbe voluto fare. Avevo l’impressione di non aver vissuto la mia vita, di averla sempre osservata a distanza, di non aver sviluppato che un solo lato di me stesso e di essere povero in quanto persona. Tu eri ed eri sempre stata più ricca di me. Ti sei schiusa in tutte le tue dimensioni. Eri a tuo agio nella tua vita; mentre io avevo sempre avuto fretta di passare al compito seguente, come se la nostra vita non dovesse cominciare veramente che più tardi”
«Ciascuno di noi vorrebbe non sopravvivere alla morte dell’altro. Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme».
Insieme. Un auspicio e allo stesso tempo un presagio di quel che sarebbe stato l’epilogo di questa lunga storia d’amore che vibra, si contorce e si rinnova in una lunga lettera scritta da André Gorz alla moglie Dorine Keir.
Il 22 settembre 2007, appena un anno dopo, i corpi di André, 84 anni, e di sua moglie Dorine, 83 affetta da una malattia degenerativa, sono stati ritrovati distesi l' uno accanto all'altro nella loro casa. Si erano suicidati con un' iniezione letale. Avevano lasciato un biglietto sulla porta di casa: «Avvertite la gendarmeria».
Un’ode struggente, lucida e bellissima da leggere, un libro da recuperare quando sentiamo il bisogno di credere ancora nella potenza delle parole. Quelle dette e non trattenute.
LETTERA A D.
Storia di un amore

Indirizzo

Ravenna

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