30/05/2026
Eureka di Jim O'Rourke, un titolo che per chi lo incontra finisce spesso per collocarsi tra i “top album della vita”, per lo meno per me così è stato ed è tuttora, classico disco da portare nella fantomatica isola deserta
Dietro una copertina tra il disturbante e l’orrido che meriterebbe una categoria estetica a parte si nasconde uno dei punti più alti della scrittura musicale di Jim O’Rourke: una commistione rara tra pop, art rock, jazz, minimalismo e orchestrazione cameristica, tenuti insieme sempre da un equilibrio elegante e maestria produttiva che in fondo è uno dei marchi di fabbrica di Jim
Già dall’apertura, Prelude to 110 or 220, una mini-suite che si innesta nella cover-inno alla donna Women of the World, il disco mette in scena un’idea di stratificazione sonora in cui ricchi arrangiamenti di pianoforti, sintetizzatori, fiati, cori, eccetera, convivono in una forma quasi circolare, e insieme ipnotica. Poi arriva Ghost Ship in a Storm, brano stupendo con un arrangiamento fitto, splendido, tre minuti e mezzo di puro art rock che si conclude in una coda in cui lap steel, piano e shaker si passano il testimone come in un meccanismo continuo.
Il resto del disco prosegue su questa linea di lucido equilibrio tra jazz, minimalismo, musica leggera e scrittura cameristica che si intersecano armoniosamente in brani come Please Patronize Our Sponsors e la title track.
Eureka resta il punto più alto della carriera di Jim O'Rourke: una bellezza che nei dischi successivi, pur ottimi come Insignificance, verrà sempre sfiorata ma mai più raggiunta.
🎧 Se si cerca un album rappresentativo dell’art rock al suo massimo livello, questo è il disco da ascoltare. Un album fantastico, nonostante la copertina più orrenda e difficile da difendere della storia della musica.