Ellie M. Dixon

16/11/2019


“Quand’è l’ultima volta che ti sei sentita viva?”
Chi è? Sto cercando di meditare, non lo vedi? Grazie per aver rovinato tutto, vocina interiore, grazie per aver reso inutile l’acquisto di questa stupida app per dalai lama e finti illuminati.
“Quand’è l’ultima volta che ti sei sentita viva?”
Oh, be’, dato che insisti ci penserò su, ma lasciami in pace per i prossimi otto minuti, devo svuotare la mente, me l’ha ordinato l’app.
“Quand’è l’ultima volta che ti sei sentita viva?”
E va bene. Credo che sia successo due giorni fa, quando sono uscita per fare la spesa. Sai, la pioggia, la musica conficcata nelle orecchie, le ruote del carrellino che accarezzano le mattonelle, e poi il supermercato! Tutti quei colori, l’odore dei mandarini, accarezzare le verdure, scegliere accuratamente il pollo preconfezionato controllando con minuzia i grammi e la scadenza. Una goduria! Per non parlare delle offerte, quei diciassette centesimi in meno sulle olive sottolio che neanche mi piacciono! Guarda, non sto qui a dirti la meraviglia del reparto surgelati, lì dove si può comprare qualcosa di inestimabile: la sopravvivenza. Cioè, hai idea di quando pensi di essere spacciato perché nella dispensa non ti resta che una scatoletta di piselli e poi ti ricordi di quell’essere mitologico, il freezer, il posto magico dove è ammassata tutta quella roba che dimentichi di aver comprato, quella roba che rimembri dolcemente proprio analizzando con disprezzo quei piselli! Una pizza surgelata! E alla cassa…
“Quand’è l’ultima volta che ti sei sentita viva?”
Che insolente, non avevo finito! Cosa staresti insinuando? Ho risposto, o ci ho provato, alla tua noiosa domanda.
“Quand’è l’ultima volta che ti sei sentita viva?”
Okay, vediamo. Deduco che non sia la risposta che ti aspettavi. Però non è che fosse del tutto fuori luogo, cioè, penso davvero che il supermercato regali una vastità di emozioni positive. Tranne quando ci girano i bambini con il monopattino. O i vecchi. O i tredicenni. O i cani. O quelli che abbandonano la loro roba al centro della corsia. Ma chi credono di essere?
“Quand’è l’ultima volta che ti sei sentit…
Per l’amor del cielo, sai dire solo questo? D’accordo, ti aprirò il mio cuore, ti vomiterò addosso i miei ricordi, i miei rimpianti, le mie ossessioni. È questo ciò che vuoi? Bene, adesso mi ascolti.
Mi sono sentita viva quando ho perso qualcuno. Mi sono sentita viva e non volevo. Perché proprio allora? Perché non quando avevo la possibilità di mostrarglielo? Quando mi ha abbracciato l’ultima volta? Quando mi ha detto che era fiero di me? Quando mi ha salutato in lacrime mentre il treno partiva per portarmi lontano? Quando accendeva il camino? Quando mi insegnava a guidare? Quando mi regalava dieci pacchetti di figurine dei Calciatori Panini? Quando mi ha salvato la vita? Non volevo sentirmi viva al suo funerale, una persona tra tante, in prima fila ma distante dall’essere davvero vicina. Non volevo, ché era la vita che mi scorreva sotto la pelle a far riaffiorare tutti i miei sensi di colpa. E cosa potevo fare? Cosa posso fare adesso? Come posso mandar via la certezza di aver perso mille opportunità di sbattergli in faccia la mia vita? Posso solo scegliere di smettere di sentire tutto questo, di spegnere il dolore e convincermi che vada ancora tutto bene. Se realizzo che non c’è mi sento viva e se mi sento viva non posso sopportarlo.
“Non volevamo un crollo emotivo, ma è tutto okay, asciugati quelle lacrime”
Sai dire anche altro, allora.
“Quand’è l’ultima volta che ti sei sentita viva?”
Mi prendi in giro? Ti sembra il momento di scherzare?
“Non hai bisogno che ti consoli, sai benissimo come farti forza da sola, non esiste un abracadabra”
Oh, tante grazie, chissà perché non ci ho pensato prima. Allora cosa vuoi ancora? Ti ho mostrato la mia ferita più profonda e ci stai sputando sopra.
“Sto solo cercando di non lasciarti rimuginare su qualcosa a cui non c’è rimedio. È questa la realtà e, per quanto tu possa nasconderlo, è l’idea di aver potuto essere migliore a distruggerti. Soffri pure, ma non distruggere tutto quel che c’è di buono nella tua vita, non guardarlo attraverso gli occhi della paura, non allontanare la fiducia e l’ottimismo solo perché temi di non meritare la tua felicità. Adesso voglio solo sapere quand’è l’ultima volta che ti sei sentita viva. L’ultima volta che ti sei sentita viva e hai pensato che fosse esattamente così come volevi essere”
Era inverno. Faceva tanto freddo, eravamo ubriachi. Ed è stata l’unica volta che l’ho visto piangere, piangere a dirotto. Non so neanche se lo ricorda ancora, ma è stato il momento in cui ho capito di voler accarezzare tutte le sue lacrime, di volergli stare vicino a qualunque costo, di voler essere la fonte delle sue risate. Mi sono sentita viva perché avevo trovato qualcuno per cui valesse la pena esserlo, fragile quanto me, qualcuno da tenere per mano, qualcuno con cui non avere più paura. E la verità è che non ho più smesso di sentirmi così, ogni giorno in cui abbiamo mandato a puttane il domani, i giorni in cui ci siamo dati per scontato, i giorni in cui ci siamo dimenticati di dirci ti amo, i giorni in cui non ci siamo sopportati, i giorni in cui abbiamo preso aerei e maledetto i treni, quelle volte che la distanza ci ha fregato, quelle volte che l’essere nello stesso metro quadrato ha fatto lo stesso. Sempre. Non m’importa come andrà, in ognuno di quei giorni ci ho messo la mia vita, perché in ognuno di quei giorni qualcuno mi dava una ragione per volerlo fare, per voler amare anche quello che odiavo in lui. E questo per ora mi basta.
Ecco, l’ultima volta in cui mi sono sentita viva è oggi.
“Quando ti ha mandato la sua foto sul cesso?”
Perché devi sempre rovinare tutto?
“Stai parlando da sola, riesci a rendertene conto adesso?”
Umh, allora sono proprio una stronza.
“Ti sei accorta che i tuoi pensieri hanno vagato fin troppo e che la tua app zen è andata a farsi benedire?”
E ora sarebbe colpa mia, se non mi avessi distratto con…
“Sei alla registrazione del giorno trentasette”
E che problema c’è!
“Hai iniziato solo due giorni fa”
Da quanto tempo sono ferma qui a parlare con il mio insopportabile io?
“Non vuoi saperlo”
Perché mi fai questo?
“Faccio solo ciò che vuoi tu”
Bugiarda.
“Avevi bisogno di dire alcune cose a te stessa, una buona volta, per stare meglio”
So io di cos’ho bisogno.
“Pizza surgelata?”
Esatto!
“Le hai finite ieri”
Oh merda, cosa mi rimane?
“Le olive sottolio”
Vai al diavolo.

Ellie M. Dixon's cover photo
16/11/2019

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Bel momento per ricominciare.
16/11/2019

Bel momento per ricominciare.

31/01/2019

non vado d’accordo con i ricordi

12/08/2016

La brezza solletica le margherite, rubando petali, speranze di un’innamorata triste. Coglierà quel fiore, “m’ama non m’ama”, e sarà una bugia, ché un petalo se l’è portato via il vento. Getterà quel fiore, dopo averlo innaffiato con le sue lacrime, non crescerà, morto come i battiti che s’affievoliscono.
“Non m’ama”, la menzogna dell’innocua margherita. Che farà l’innamorata? Calpesterà quel fiore, calpesterà il suo cuore? No. Entrambi saranno al sicuro nella sua anima, i semi di una promessa, il carburante della sua corsa verso una finestra bagnata di rosso dal sole dormiente.

Le margherite mentono. Il sangue che irrora un cuore traboccante d’amore no.

12/08/2016

pensai, arricciando tra le dita angoli di pagine ormai ingiallite, stanche persino di essere accarezzate. Le avevo strappate, ridotte in brandelli, ché Dostoevskij stava facendo a pezzi me. Volevo la mia vendetta. E adesso, cosa mi restava? Strisce di carta che ancora non smettevano di urlarmi contro, tutto era scritto indelebilmente dentro me, niente avrebbe lavato quell'inchiostro. Larry era accanto a me, pizzicava le corde di una vecchia chitarra, lo sguardo perso. Persi eran anche i miei occhi, ma lontani mille miglia dai suoi, mentre briciole di carta viaggiavano verso un campo di girasoli addormentati.

18/07/2016

Pagina uno, pagina uno, pagina uno. I suoi occhi lì fissi, il suo cuore in terre lontane.

Deserti, oceani, laghi, vaste distese di papaveri, pascoli e lagune, vette da scalare, profumo di leggerezza. La consapevolezza di essere, libero dalle catene di ciò che fu, un altro.

“Sai… quando si e’ molto tristi si amano i tramonti…”“Il giorno delle quarantatre’ volte eri tanto triste?”Ma il piccolo...
14/07/2015
Il Piccolo Principe, capitolo VI

“Sai… quando si e’ molto tristi si amano i tramonti…”
“Il giorno delle quarantatre’ volte eri tanto triste?”
Ma il piccolo principe non rispose.

Oh, piccolo principe, ho capito a poco a poco la tua piccola vita malinconica. Per molto tempo tu non avevi avuto per distrazione che la dolcezza dei tramonti. Ho appreso questo nuovo particolare i...

05/05/2015

IL CINQUE MAGGIO
Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli,
l'un contro l'altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fè silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell'ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo dè manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! Forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l'avviò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! Benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.
~ Alessandro Manzoni.

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Non amo gli spoiler.

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